Amministrazione del Principato di Piombino (1399-1814) (Granducato di Toscana)

Nel 1399, gli Appiani strapparono alla Repubblica di Pisa la parte meridionale dell’antica Maremma Pisana (in pratica, le basse vallate di Cornia e Pecora con gli attuali Comuni di Piombino, Suvereto, Follonica e Scarlino, e con l’exclave separata di Buriano in Val di Bruna), insieme con l’Elba e le altre isole minori di Pianosa e Montecristo.
Durante i secoli XV e XVI, gli Appiano vi crearono un piccolo ma bene organizzato Stato moderno che traeva risorse basilari nell’estrazione e nella lavorazione dell’allume di Montioni e soprattutto dei minerali di ferro dell’Elba, e che – nel corso dei secoli – fino alla dominazione napoleonica venne trasmesso ereditariamente prima agli Aragona Appiani, e poi ai Ludovisi e ai Boncompagni Ludovisi, pressoché integralmente (con l’eccezione dei due lembi elbani con le nuove fortezze di Portoferraio e Longone oggi Porto Azzurro, che nel XVI passarono rispettivamente al Granducato e ai Presidios spagnoli di Orbetello). Nel 1805, però, Napoleone – che già dal 1801 aveva occupato il Principato di Piombino – decise di mantenere alla Francia il controllo diretto delle isole e di affidare la parte continentale, il Piombinese, alla sorella Elisa Bonaparte e al di lei consorte Felice Baciocchi, già investiti del governo dell’antico Stato di Lucca, con il titolo di Principi di Lucca e Piombino.
Nel 1814, con la caduta di Napoleone e con il Congresso di Vienna, tutto il territorio (continentale e insulare) dell’antico Principato fu annesso al restaurato Granducato di Toscana dei Lorena.
Nonostante l’organizzazione burocratica creata a Piombino fin dai tempi rinascimentali, non è documentata la presenza di operatori tecnici e di cartografi nell’amministrazione statale piombinese fino al XVIII secolo inoltrato.
Infatti, a quanto è dato sapere, la prima attestazione di un ingegnere piombinese riguarda Giustino Lombardo e il 1730, con il disegno di una mappa del fiume Bruna e del territorio circostante (con l’exclave piombinese di Buriano), insieme con il confine tra i due Stati (conservata in ASF, Magona. Appendice II, f. 48, mazzo n. 1: cfr. Quattrucci, 1994, p. 120).
Forse anche Giuseppe Baldesi, autore nel 1738 di una memoria sulle ferriere del Piombinese e sui lavori necessari per la loro messa in funzione (Archivio Segreto Vaticano, Boncompagni, n. 392, 11: cfr. Rombai e Tognarini, 1986, p. 61), fu un ingegnere.
Ma occorre attendere l’inizio degli anni ’70 perché compaia un tecnico stabilmente inquadrato a tempo pieno nell’amministrazione del Principato.
Almeno dal 1771 al 1804 tale operatore ha il nome del capitano ingegnere Giacomo Benassi (che si firma come “Ingegnere di Sua Eccellenza”), che sarà assai attivo soprattutto nell’ambito dei lavori della Deputazione toscano-piombinese che, nel 1779-85, fu incaricata di misurazioni e visite ai confini controversi fra Granducato e Principato, e coordinata dai matematici Leonardo Ximenes e Teodoro Bonaiuti, con vari ingegneri toscani e piombinesi al seguito (per il primo Stato Filippo Grobert e Alessandro Nini, per il secondo, oltre a Benassi, Stefano Pasi): gli ingegneri redassero materialmente, in modo collegiale, le numerose e impegnative piante per le varie aree interessate, e precisamente quelle della Val di Cornia, della Val di Pecora, della valle dell’Alma e di Gualdo, della sezione nord-occidentale della pianura di Grosseto tra la Bruna e il lago di Castiglione (ASF, Miscellanea di Piante, 9, 37, 58, 297/b-c, 408, 501, 503, 506-507, 513-536, 543-545, 764; e Soprintendenza alla Conservazione del Catasto poi Direzione Generale delle Acque e Strade, n. 1576/1) (cfr. Barsanti e Rombai, 1987, p. 190; e Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987, p. 387).
Al di là di tale importante impegno, sappiamo che Benassi nel 1771-78 aveva disegnato una mappa geometrica, con tanto di perizia, di una piccola area interessata allo scavo della Pecora nello Scarlinese, e un altro disegno progettuale per la costruzione di un capannone a Scarlino destinato a “fabbrica della polvere”; altri scritti tecnici interessarono la steccaia sul fiume Cornia, gli edifici delle torri di Torremozza e Baratti, la chiesa di Marina di Campo, l’affitto di boschi statali a Suvereto e Scarlino (ASF, Magona. Appendice II, f. 57, mazzo n. 10: cfr. Quattrucci, 1994, p. 122).
Ancora, nel 1772 Benassi disegnò la Pianta della miniera del ferro nell’isola dell’Elba (ASV, Boncompagni, XIII, 392-16); e nel 1772-73 Benassi redasse varie perizie sui beni forestali di Valle, sui più diversi problemi (anche di confinazione col Granducato) dei territori di Suvereto, Vignale, Scarlino e Buriano con la torre del Barbiere a Gualdo oggi Puntala e la steccaia della Ronna che alimentava l’industria di Follonica (ASF, Magona. Appendice II, f. 53, mazzo n. 11: cfr. Quattrucci, 1994, p. 121).
Nel 1788 scrisse un dettagliato inventario degli stabili, con relative masserizie, esistenti nello stabilimento siderurgico di Follonica, mentre nel 1800 stilò – insieme all’altro ingegnere Giuseppe Antonio Pellegrini – perizie per restaurare alcuni degli stabili di Follonica con la gora di alimentazione e la steccaia di derivazione delle acque, con tanto di presenza in sede di esecuzione dei lavori (Rombai e Tognarini, 1986, pp. 49-50).
Da notare che il Pellegrini fu autore nel 1794 di una perizia con disegno planimetrico dello stabilimento di Follonica (ASF, Piombino, 632, c. 87: cfr. Rombai e Tognarini, 1986, p. 118).
Dunque, almeno nel 1794, al suo tramonto, l’antico Stato Piombinese aveva al suo servizio due ingegneri: Benassi e Pellegrini.
Ma è negli anni seguenti, sotto la dominazione francese che la vicenda della cartografia del Principato di Piombino appare ancora più significativa.
Già nel 1804 Benassi poté costruire la Carte de la Principauté de Piombino, una rappresentazione generale non geometrica, ma con dettaglio tale da comprendere tutti gli edifici (anche isolati) allora esistenti.
Nel 1808, pure l’altro ingegnere del Principato Giuseppe Antonio Pellegrini fece una nuova figura limitata al territorio costiero, Principato di Piombino. Pianta dei Paduli di Piombino, Torre Mozza e Scarlino contenente numerosi valori di distanze e coordinate geografiche. Nel 1810 vennero intensificati i lavori di rilevamento geometrico-topografico, correlati alle operazioni catastali, utilizzati anche per la compilazione di una nuova carta del Principato, Principato di Piombino, che fu portata a compimento dal Pellegrini nel 1813, con risultati decisamente migliori, se non ancora compiutamente geometrici, rispetto ai prodotti precedenti (Guarducci, 2001, pp. 542-560; Quaini, Rombai e Rossi, 1995; e Tognarini, 1995, pp. 57-66).
Il nuovo governo dei Baciocchi provvide realmente a prendere in considerazione i problemi territoriali, come dimostrano gli interventi concreti alla via costiera della Principessa, con la costruzione del tratto Piombino-Torrenuova, per il cui progetto (con disegni e profili) del 1810 fu incaricato l’esperto ingegnere dell’amministrazione napoleonica e del Principato di Lucca Giacinto Garella (in ASP, Piante dell’Ufficio Fiumi e Fossi, n. 30), oltre che a varie strade dello Scarlinese per Massa Marittima e il Puntone, allo stabilimento siderurgico follonichese e all’allumiera e insediamento principesco con bagno termale di Montioni, e come dimostra soprattutto il problema della bonifica delle paludi costiere per finalità di risanamento igienico-ambientale e di sviluppo dell’agricoltura e del popolamento. Infatti, gli acquitrini del piombinese non erano stati interessati – come invece era avvenuto in vari settori della Maremma granducale a nord e a sud del Principato – da interventi di bonifica nel corso del XVIII secolo, finalizzati al recupero delle zone umide per la coltivazione; tale inazione si spiega soprattutto con il fatto che queste aree erano funzionali agli ordinamenti cerealicolo-pastorali estensivi che incardinavano i latifondi dei Desideri, Franceschi e altri grandi proprietari locali (Rombai, 1995, pp. 47-56; e Tognarini, 1995, p. 62).
Emblematico dell’attenzione nuova per il problema del paludismo è il decreto sul riassetto amministrativo del 15 maggio 1807 che prevedeva pure la bonifica, nel breve arco di un biennio, dei diversi acquitrini del Piombinese, da finanziare con una “fondiaria imposizione su tutti i proprietari”, oltre alla costruzione di una strada litoranea tra Piombino e Follonica con tanto di ponte sul fiume Cornia. Scrive Ivan Tognarini che “già dal gennaio di quello stesso anno” era stato approntato un piano di prosciugamento – evidenziato anche in due dettagliate, precise e innovative cartografie dei comprensori interessati, redatte però non dai due ingegneri piombinesi ma da operatori del corpo del genio militare imperiale nel 1806-07 (Plan du Grand Marais de la Principauté de Piombino e Project de desséchment du grand marais de Piombino, che quindi ne costituiscono l’imprescindibile base progettuale – imperniato sul metodo della colmata e dell’essiccazione mediante canali, con inondazione graduale e sistematica dei terreni palustri e con l’arginazione di fossi e fiumi (Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987, pp. 206-207.).
A questa serie appartengono pure altre figure coeve funzionali agli incanalamenti fluviali e alla costruzione delle arginature per le colmate che inquadrano un territorio più esteso rispetto a quello ricoperto dagli acquitrini, come la Carta del corso del fiume Cornia nella pianura di Campiglia, e nell’inferior territorio del Principato di Piombino del 1806, e la Pianta approssimativa delle Paludi di Piombino, redatta dal non altrimenti noto capitano Bechi e senza data.
Tutte queste carte e soprattutto quelle riferite ai comprensori al centro dell’interesse visualizzano le critiche condizioni idrauliche della bassa Val di Cornia tra Poggio alle Forche e Torre Mozza, con i suoi ambienti maremmani ricoperti in grandissima parte da acquitrini, boscaglie e incolti a pastura, con piccole isole a coltura cerealicola punteggiate da rade sedi rurali (Frangiana, Paduletto, Carlappiana, Vinarcha, Poggio S. Mommè), con il progetto di bonifica e di canalizzazione al mare del fiume Cornia, sulla cui foce si doveva costruire un ponte a tre archi in corrispondenza dell’antica via dei Cavalleggeri tra Piombino e Follonica (Rombai, 1995, pp. 51-52).
Questo progetto di radicale trasformazione territoriale non rimase sulla carta. Nel 1808, infatti, con un decreto specifico, venne presa la decisione di concedere le tre zone umide di Piombino, Torre Mozza e Scarlino ad un impresario, il Vidal, che avrebbe dovuto operare la colmata delle zone umide a tutte spese dello Stato, che avrebbe poi richiesto ai proprietari un contributo sulla base dell’incremento del valore dei terreni prodotto dalla bonifica.
Ma il tentativo di Vidal non arrivò a produrre risultati rilevanti, anche se nel 1809 uno dei nuovi ingegneri del Principato, Flaminio Chiesi (che probabilmente aveva sostituito il vecchio Benassi), elaborò il progetto della pescaia sul fiume Cornia, e nel 1811 i lavori, tra l’opposizione della grande proprietà fondiaria con alla testa i Franceschi, poterono iniziare e svolgersi fino alla caduta di Napoleone, sotto la direzione di Chiesi e Pellegrini. Di sicuro, fu effettuata l’escavazione da parte del Genio Imperiale del fosso della Sdriscia, che avrebbe dovuto deviare le acque torbide fluviali nel paduletto di Campo all’Olmo, venne parzialmente arginato il fiume Cornia e vennero costruiti ponti in legno alle foci del Cornia e del Pecora (Tognarini, 1995, pp. 60-61).
Ai Baciocchi deve essere riferito anche il progetto di porto canale alla foce dello Stagno e Padule di Scarlino in località Puntone che è evidenziato mediante una nitida planimetria disegnata dall’architetto francese Louis Guizot nel 1805-1807 (ASF, Piombino Appendice II, 11, ins. 2: cfr. Rombai e Tognarini, 1986, p. 81), per costruire uno scalo sicuro, con due lunghi moli da erigere pressoché esclusivamente all’interno della zona umida e nel poco profondo tombolo, in funzione soprattutto delle esigenze commerciali dello stabilimento siderurgico statale di Follonica. Il progetto venne fatto esaminare dal ben noto Matematico Regio fiorentino Pietro Ferroni che il 12 luglio 1807, secondo il suo metodo sistematico di procedere, ne scrisse un’articolata memoria col titolo di Voto imparziale, e sottotitolo di Osservazioni sopra il Progetto di riduzione a porto del Punton di Scarlino, nella quale egli giudica poco conveniente la costruzione del porto canale “a maggior comodo, e vantaggio del Forno, Ferriera e magazzini adiacenti della Follonica”, perché la sua accessibilità da parte dei bastimenti sarebbe stata continuamente messa a rischio dall’insabbiamento prodotto “dai flutti marini”, come ben dimostrava l’esperienza del “vicin porto canale di Castiglione della Pescaia” (Rombai, 1995, pp. 52-53; e Pellegrini, 1984).
A partire dal 1809 e fino al 1814, le innumerevoli perizie a fabbriche, strade e corsi d’acqua (con ponti e steccaie del Principato) portano regolarmente la firma dell’ingegner Chiesi – anche se dal 1805 compare pure un nuovo aiuto, Angelo Benassi, forse figlio di Giacomo – a partire dal progetto con quattro piante e alzati della Steccaia sul Fiume Pecora del 1809 (ASF, Piombino Appendice II, 11, ins. 2: cfr. Rombai e Tognarini, 1986, pp. 76-81).

Produzione cartografica

Mappa del fiume Bruna e del territorio circostante (con l’exclave piombinese di Buriano) al confine tra i due Stati, ingegnere Giustino Lombardo, 1730 (ASF, Magona. Appendice II, f. 48 mazzo n. 1);
Pianta della miniera del ferro nell’isola dell’Elba, ingegnere Giacomo Benassi, 1772 (ASV, Boncompagni, XIII, 392-16);
Carte de la Principauté de Piombino, ingegnere Giacomo Benassi, 1804 (SHAT, Cartes et Plans, M.13.C, carta n. 27);
Pianta topografica generale del corso nuovo e vecchio del fiume Ampio e sue adiacenze, e della nuova e vecchia confinazione tra lo Stato di Toscana e il Principato di Piombino, fine del sec. XVIII (ASF, Miscellanea di Piante, n. 9);
Pianta dalla confluenza della Milia nella Cornia fino all’estremo termine giurisdizionale fra la Sassetta e Suvereto, Alessandro Nini e Giacomo Benassi, 28 maggio 1783 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 37);
Pianta della confinazione del Marchesato di Castiglioni col Principato di Piombino, seconda metà del XVIII secolo (ASF, Miscellanea di Piante, n. 58);
Pianta topografica di una parte del corso del Torrente Alma, e del Fosso della Zinghera, e dei Fossetti che mettono in essi, con i Poggi dai quali derivano, e loro adiacenze, formata dagl’Ingegneri Toscani e Piombinesi per la questione presente di Confinazione fra il Granducato di Toscana et il Principato di Piombino nel mese di Marzo del 1781 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 297/b);
Pianta topografica di una parte del corso del Torrente Alma, del Fosso della Zinghera, e dei Fossetti che mettono in essi, con i Poggi dai quali derivano, e loro adiacenze, formata dagl’Ingegneri Toscani e Piombinesi per la questione presente di Confinazione fra il Granducato di Toscana et il Principato di Piombino nel mese di Marzo del 1781 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 297/c);
Sbozzo di carta confinaria tra gli Stati di Piombino e di Toscana nella valle dell’Alma in Maremma, 9-13 marzo 1781 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 408);
Cartone della Tenuta di Pian d’Alma, e luoghi adiacenti per la confinazione di detta Tenuta col territorio del Sig. Principe di Piombino. Anno MDCCLXXVII (ASF, Miscellanea di Piante, n. 190)
Pianta di una parte del corso del Fiume Alma con le sue sorgenti e fossi che mettono in esso, poggi, e loro adiacenze formata per intelligenza della questione di confinazione per quella parte fra il Granducato di Toscana e il Principato di Piombino l’anno 1781 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 501);
Confine giurisdizionale tra Granducato di Toscana e Principato di Piombino in Valdibruna presso Buriano, Alessandro Nini e Giacomo Benassi ingegneri, 13 maggio 1783 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 503);
Pianta dimostrante il confine tra le tenute di Buriano e Montepescali secondo il Lodo del 1696 ed il Fermato nell’accesso nel 24 Decem. 1725 in occasione della recognizione confinaria nella pianura degli Acquisti tra Granducato e Principato di Piombino, Alessandro Nini Ingegnere, 17 aprile 1783 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 506);
Pianta del confine giurisdizionale tra il Granducato di Toscana e il Principato di Piombino in Val di Pecora nei territori di Massa Marittima e Scarlino, Alessandro Nini e Giacomo Benassi, 21 maggio 1782 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 507);
Pianta del confine giurisdizionale tra Granducato di Toscana e Principato di Piombino tra Pian d’Alma e Gualdo, 1785 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 513);
Pianta del confine giurisdizionale tra Granducato di Toscana e Principato di Piombino tra Pian d’Alma e Gualdo, Alessandro Nini e Giacomo Benassi ingegneri, 17 aprile 1782 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 514);
Pianta del confine giurisdizionale tra Granducato di Toscana e Principato di Piombino nel Piano della Badia al Fango, Alessandro Nini e Giacomo Benassi ingegneri, 19 marzo 1783 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 515);
Pianta del confine giurisdizionale tra il Granducato di Toscana e il Principato di Piombino dalle steccaie di Pecora e Ronna a Follonica, Alessandro Nini e Giacomo Benassi, 21 maggio 1783 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 516);
Pianta del confine giurisdizionale tra Granducato di Toscana e Principato di Piombino tra Campiglia e Suvereto, Alessandro Nini e Giacomo Benassi, 17 maggio 1783 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 517);
Pianta del confine giurisdizionale tra Granducato di Toscana e Principato di Piombino tra Pian d’Alma e Tirli, Alessandro Nini e Giacomo Benassi ingegneri, 30 aprile 1782 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 518);
Pianta del confine giurisdizionale tra Granducato di Toscana e Principato di Piombino da Tirli al Mulino dell’Ampio, Alessandro Nini e Giacomo Benassi ingegneri, 30 aprile 1782 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 519);
Pianta del confine giurisdizionale tra Granducato di Toscana e Principato di Piombino nel territorio di Gualdo, Alessandro Nini e Giacomo Benassi ingegneri, 1782 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 520);
Pianta del confine giurisdizionale tra Granducato di Toscana e Principato di Piombino nella Tenuta di Gualdo, 1782 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 521);
Pianta del confine giurisdizionale tra Granducato di Toscana e Principato di Piombino nel territorio di Gualdo, [1780] (ASF, Miscellanea di Piante, n. 522);
Pianta del confine giurisdizionale tra Granducato di Toscana e Principato di Piombino nel Piano della Badia al Fango, Alessandro Nini, 10 maggio 1782 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 523);
Pianta dell’andamento del corso presente dei torrenti Ampio e Cortigliano dal Lago di Castiglioni o dell’Abbadiola fino alle radici dei Monti dai quali scendono e parte delle adiacenze di detti torrenti nell’anno 1781, Alessandro Nini, 1781 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 524);
Pianta del confine giurisdizionale tra Granducato di Toscana e Principato di Piombino nel territorio di Buriano e Montepescali, Alessandro Nini, 5 giugno 1783 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 525);
Pianta del confine giurisdizionale tra il Granducato di Toscana e il Principato di Piombino nel territorio di Buriano e Montepescali, Alessandro Nini e Giacomo Benassi ingegneri, 8 aprile 1783 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 526);
Pianta del confine giurisdizionale tra il Granducato di Toscana e il Principato di Piombino nel territorio dell’Abbadiola e Acquagiusta, Alessandro Nini, 2 giugno 1783 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 527);
Pianta del confine giurisdizionale tra Granducato di Toscana e Principato di Piombino nel territorio dell’Abbadiola e Acquagiusta, Alessandro Nini e Giacomo Benassi ingegneri, 8 aprile 1783 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 528);
Pianta del confine giurisdizionale tra il Granducato di Toscana e il Principato di Piombino dal mulino sull’Ampio a Piano e penisola dell’Abbadiola, Alessandro Nini e Giacomo Benassi ingegneri, 7 aprile 1783 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 529);
Pianta del confine giurisdizionale tra Granducato di Toscana e Principato di Piombino in Valdalma, Ferdinando Morozzi e Pietro Paolo Calini (o Casini), seconda metà del XVIII secolo (ASF, Miscellanea di Piante, n. 530);
Pianta topografica di una parte del corso del fiume Alma o Rio di S. Lucia, del fosso della Zinghera e dei fossetti che mettono in esso, con i poggi dai quali derivano formata dagl’ingegneri toscani e piombinesi per la questione presente di confinazione tra il Granducato di Toscana e il Principato di Piombino, Alessandro Nini e Giacomo Benassi ingegneri, marzo 1781 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 531);
Pianta dimostrativa i due Mulini della Zinghera e sue adiacenze, seconda metà del XVIII secolo (ASF, Miscellanea di Piante, n. 532);
Pianta topografica di una parte del Piano d’Alma e di Gualdo, Filippo Grobert e Stefano Pasi, 1779 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 533);
Pianta della tenuta di Gualdo dal Padule di Pian d’Alma fino alla Troia e poggi che circondano detta tenuta parte della quale appartiene a S.A.R. i Granduca di Toscana e parte a S.E. i principe di Piombino, seconda metà del XVIII secolo (ASF, Miscellanea di Piante, n. 534);
Pianta topografica di una parte del piano d’ Alma dal ponte di pietra del fiume di detto nome fino alla sommità del Poggio Spada e del Monte d’Alma, formata di concerto da Alessandro Nini e Giacomo Benassi ingegneri di Toscana e di Piombino, 24 maggio 1779 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 535);
Confine giurisdizionale tra il Granducato di Toscana e il Principato di Piombino da Montecalvi fino alla bassa Valdicornia. III., Alessandro Nini e Giacomo Benassi ingegneri, 1780 ca. (ASF, Miscellanea di Piante, n. 536);
Carta topografica dimostrante la Torre della Troia, stabilimento di S.A.R. il ser.mo Granduca di Toscana, e la Torre del Barbiere del Principato di Piombino con i scali e seni, adiacenti a dette torri, comprese dentro la passata del cannone, Innocenzio Fazzi ingegnere, seconda metà del XVIII secolo (ASF, Miscellanea di Piante, n. 543);
Pianta topografica della tenuta del Gualdo e di parte del Pian d’Alma fatta nell’anno 1779 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 544);
Territorio del Gualdo, oggi Punta Ala, in due piante a confronto del 1616 e del 1769, 1780 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 545);
Disegno schematico del confine tra lo Stato di Siena con il Territorio di Massa e il Principato di Piombino con il Territorio di Scarlino alla steccaia del Fiume Pecora, Alessandro Nini e Giacomo Benassi, 23 aprile 1782 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 764);
Pianta di tutta la linea di confine [tra il Granducato e il Principato di Piombino] dal termine del Dosso d’Arcione allo Scoglietto di Capezzuolo, Alessandro Nini, 1782 (ASF, Soprintendenza alla Conservazione del Catasto poi Direzione Generale delle Acque e Strade, n. 1576/1);
Disegno planimetrico dello stabilimento di Follonica, Giuseppe Antonio Pellegrini, 1794 (ASF, Piombino, 632, c. 87);
Principato di Piombino. Pianta dei Paduli di Piombino, Torre Mozza e Scarlino, ingegnere Giuseppe Antonio Pellegrini, 1808 (ASF , Miscellanea di Piante, n. 293 bis/c);
Principato di Piombino, ingegnere Giuseppe Antonio Pellegrini, 1810-13 (Archivio di Stato di Lucca);
Plan du Grand Marais de la Principauté de Piombino, Genio militare imperiale, 1806-07 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 278/a);
Project de desséchment du grand marais de Piombino, Genio militare imperiale, 1806-07 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 278/b);
Carta del corso del fiume Cornia nella pianura di Campiglia, e nell’inferior territorio del Principato di Piombino, 1806 (ISCAG, E.2047);
Pianta approssimativa delle Paludi di Piombino, capitano Bechi, 1806-07 (ISCAG, E.2044);
Pianta del fiume Cornia con sulla cui foce un progetto di ponte in corrispondenza della via dei Cavalleggeri (ASF, Miscellanea di Piante, n. 278/c);
Pianta con progetto di porto canale alla foce del Puntone dello Stagno-padule di Scarlino, architetto Louis Guizot, 1805-1807 (ASF, Piombino Appendice II, n. 11, ins. 2);
Steccaia sul Fiume Pecora, quattro mappe e alzati, ingegnere Flaminio Chiesi, 1809 (ASF, Piombino Appendice II, 11, ins. 2);
Progetto (con disegni e profili) della via della Principessa da Piombino a Torrenuova, Giacinto Garella, 1810 (in ASP, Piante dell’Ufficio Fiumi e Fossi, n. 30).

Operatori

Giustino Lombardo ingegnere (1730), Giacomo Benassi ingegnere (1771-1804), Stefano Pasi ingegnere (1779-85), Giuseppe Antonio Pellegrini ingegnere (1794-1813), Bechi capitano del Genio militare (1806-07), Louis Guizot (1805-07), Giacinto Garella (1810), Flaminio Chiesi ingegnere (1809-14), Angelo Benassi (1805-14).

Riferimenti bibliografici e archivistici

Guarducci, 2000; Rossi, 2000; Guarducci, 2001; Orefice, 2002; Pellegrini, 1984; Quaini, Rombai e Rossi, 1995; Quattrucci, 1994; Rombai, 1995; Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987; Rombai e Tognarini, 1986; Rombai e Vivoli, 1996, pp. 156-157; Tognarini, 1987; Tognarini, 1995. Molti documenti sono in ASF, Piombino; ASF, Piombino Appendice II; ASF, Magona; ASF, Miscellanea di Piante; ASV, Boncompagni; ASL, Piombino; ISCAG; SHAT.

Anna Guarducci, Leonardo Rombai (Siena)


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /home/mhd-01/www.disci.eu/htdocs/wp-includes/functions.php on line 345

Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /home/mhd-01/www.disci.eu/htdocs/wp-includes/functions.php on line 345