Bonificamento della Maremma (Granducato di Toscana)

L’istituzione ha assunto nel corso del tempo le seguenti denominazioni:

Commissione di Bonificamento (25/11/1828-1833)
Ufficio e Direzione Idraulica di Bonificamento delle Maremme (1833-59)
Direzione Idraulica per il Bonificamento della Maremma (1859-63)
Circolo Tecnico delle Bonifiche (1863-70)

L’Ufficio del Bonificamento venne istituito con il mp del 28 novembre 1828 (con l’iniziale denominazione di Commissione) con cui si dava inizio alla grandiosa impresa della bonifica maremmana nel territorio compreso tra San Vincenzo e l’Alberese, al fine di creare una sorta di ministero decentrato a Grosseto diretto da Alessandro Manetti, sul modello della Soprintendenza chianina, perché (come scrive Emanuele Repetti) il granduca “non giudicò conciliabile di commettere la cura e le operazioni della bonificazione grossetana agli ordinari mezzi amministrativi e di arte” (Cresti e Zangheri, 1978, pp. XXI-XXII).
Con la caduta della dinastia lorenese (27 aprile 1859) e nella breve fase del Governo Provvisorio Toscano, l’Ufficio cambiò la denominazione in Direzione Idraulica per il Bonificamento della Maremma e al Manetti, destituito da ogni incarico, subentrò il suo vecchio collaboratore ingegnere Francesco Renard che di fatto fu alle dipendenze dei due scienziati Gaetano Giorgini e Antonio Salvagnoli Marchetti che ebbero il compito di sovrintendere alle bonifiche maremmane: operazioni che da allora si estesero alla Maremma Orbetellana e puntarono più sulle tecniche della canalizzazione e della separazione delle acque salse e dolci, anziché sulle colmate.
Con l’unità d’Italia, tra il 1860, la Direzione Idraulica mutò il nome in Circolo Tecnico delle Bonifiche posto sempre sotto la direzione del Renard: i lavori tesero a ristagnare e il disimpegno del nuovo Stato fu sancito nel 1870, allorché il Circolo Tecnico venne soppresso e sue le competenze assegnate al Genio Civile di Grosseto, ad eloquente dimostrazione che era da considerarsi conclusa la fase dell’esperienza di forte impegno dirigistico del potere statale.

Con il mp del 1828 venivano decisi la colmata generale del lago di Castiglione della Pescaia e l’avvio della grande bonifica della Maremma a nord dell’Alberese: un’operazione ciclopica che doveva mettere alla prova l’organizzazione statale lorenese.
E’ stato scritto che “la creazione di un unico ente preposto alla bonifica maremmana è la prova della volontà del granduca di inaugurare una politica di interventi globali” (Giuntini, 1989, p. 404). Leopoldo II – come scrisse all’epoca Emanuele Repetti – “non giudicò conciliabile di commettere la cura e le operazioni della bonificazione grossetana agli ordinari mezzi amministrativi e di arte”, e per tale ragione provvide a creare – sul modello della Soprintendenza decentrata ad Arezzo voluta nel 1789 per la realizzazione della colmata della Valdichiana dal Fossombroni che fu il vero ispiratore anche dell’impresa grossetana – una sorta di ministero decentrato con sede a Grosseto, l’Ufficio appunto, diretto sul piano amministrativo fa Ferdinando Capei, su quello economico da Giacomo Grandoni e sul piano tecnico dall’architetto idraulico Alessandro Manetti, con specifica competenza sul territorio della provincia grossetana; le modalità d’intervento di questo organo decentrato dello Stato erano quelle di requisire temporaneamente con la formula dell’affitto i terreni da bonificare, effettuarvi a spese statali le operazioni necessarie e restituire i beni risanati ai legittimi proprietari in cambio del pagamento all’erario di compensi da stabilirsi con opportune stime in proporzione all’avvenuto miglioramento fondiario.
La storiografia ha messo in luce i rilevanti errori di prospettiva progettuale alla base della bonifica grossetana (Fossombroni aveva stimato occorrenti circa otto anni di tempo e un milione di lire di investimento, in realtà non bastarono trenta anni e quasi venti milioni di lire!), ma anche la determinazione e validità del lavoro effettuato dal Manetti e dai suoi collaboratori in parte distaccati dal Corpo degli Ingegneri di Acque e Strade.
Nel 1838 – come leggesi nella monografia Memorie sul bonificamento delle Maremme Toscane di Ferdinando Tartini, edita nel 1838 – nei quattro circondari in cui fu divisa la subregione di attivarono stabilmente gli ingegneri Filippo Passerini di Grosseto, Giovanni Gherardi aretino, Astolfo Soldateschi, Costante Maestrelli, Isidoro Barghini, Gaetano Rosellini, Orazio Bosi, Ferdinando Chini, Lorenzo Frosini e Odoardo Raffanini, con la collaborazione di altri aiuti del Manetti come Francesco Renard, Felice Francolini, Giuseppe Pianigiani e Baldassarre/Baldo Marchi.
Tra costoro, singolare appare la vicenda del giovane poi divenuto professore Giuseppe Pianigiani che – come si legge in una nota di Jacopo Graberg da Hemso del “Giornale Agrario Toscano”, vol. XIII (1839), p. 73 – “desideroso egli di assistere a qualche pratica applicazione degli studii da lui fatti, accorse volontario in Maremma, ove gli venne dato l’incarico di varie ricerche nella potenza, e portata dei fiumi, e canali influenti nel padule di Castiglione, e continuando fino al 1832 poté avere molta parte all’assistenza di alcuni lavori preordinati al bonificamento di quella Maremma: segnò inoltre sul terreno una porzione della via Emilia, e coltivando l’arte del disegno, compose la vignetta, da cui va ornata la carta topografica unita al volume”.
Inizialmente i lavori diretti dall’Ufficio si concentrarono nella pianura grossetana ove tra il 1829 e il 1830 furono scavati i due imponenti canali diversivi che portavano nel padule (parzialmente frazionato in cinque casse di colmata accuratamente arginate) parte delle acque con le rispettive torbide dell’Ombrone. Vennero poi costruiti innumerevoli altri canali secondari (detti colatori e fugatori) e i tre canali principali di Bilogio, San Leopoldo e San Rocco – tutti dotati di ponti cateratte – per il rapido deflusso in mare delle acque chiarificate. Le operazioni si allargarono dalla grande zona umida castiglionese agli acquitrini minori della stessa pianura, come quelli degli Acquisti (con messa in colmata dei corsi d’acqua Bruna e Sovata), Bernardo e Lagacciolo (prosciugati mediante apertura di canali) e dell’Alberese (ove si eseguirono il nuovo canale essiccatore e i potenti argini per rendere la zona umida al sicuro dalle esondazioni dell’Ombrone). Ovunque, venne tracciata o almeno in parte realizzata l’attuale rete rete idrografica con l’inalveazione dei principali corsi d’acqua e l’apertura di nuovi fossi di scolo.
Nelle altre vallate, tra gli anni ’30 e ‘50 i lavori dell’Ufficio interessarono la Val di Pecora nel Massetano, con escavazione di canali per il prosciugamento del padule di Ghirlanda (in parte bonificato da Ximenes) e con la nuova canalizzazione e messa in colmata (con utilizzazione del fiume Pecora) del padule di Scarlino; e la Val di Cornia nel Piombinese e Campigliese, con la messa in colmata (mediante le acque del fiume Cornia) del padule di Piombino e con il prosciugamento parziale del lago di Campiglia-Rimigliano. E’ interessante rilevare il fatto che – per poter procedere alacremente e con utilizzazione delle competenze dell’Ufficio alla bonifica del settore piombinese-campigliese della Maremma, fino a quel momento tradizionalmente dipendente dagli uffici pisani – nel 1835 quelle comunità (di Piombino, Campiglia e Suvereto) furono accorpate alla Provincia Inferiore Senese vale a dire di Grosseto, campo di azione del medesimo Ufficio.
Da allora, dunque, il campo d’intervento dell’Ufficio si estese in tutta l’area costiera compresa fra San Vincenzo a nord e Capalbio-confine pontificio a sud.
Il passaggio della Toscana nel 1859 dalla dominazione lorenese al Governo Provvisorio diretto dal barone Bettino Ricasoli e poi al Regno d’Italia doveva costituire il graduale esaurimento, se non immediatamente la fine, dell’Ufficio variamente ridenominato e, con esso, in pratica della stessa grande bonifica maremmana effettuata con tanta determinazione dallo Stato dell’ultimo granduca.
Con regio decreto del settembre 1860 fu infatti abolita l’intera legislazione granducale, Ufficio compreso che aveva assunto il nome di Direzione Idraulica per il Bonificamento della Maremma sotto la direzione di Francesco Renard già collaboratore del Manetti; il suo personale tecnico e amministrativo venne temporaneamente a costituire il Circolo Tecnico delle Bonifiche sempre sotto la direzione del Renard, finché nel 1870 il Circolo non fu soppresso e le sue competenze trasferite all’ufficio provinciale grossetano del Genio Civile.
Nonostante i lavori fossero pressoché ovunque non ultimati e nell’Orbetellano addirittura appena iniziati, e non di rado ben lontani dal loro completamento, tuttavia i risultati complessivi sono stati considerati di enorme rilievo.
Piuttosto che nel Piombinese, dove le bonifiche dei comprensori palustri di Rimigliano e Piombino incontrarono grosse difficoltà e procedettero a rilento, invece nei circondari di Grosseto e Scarlino oltre la metà dei terreni palustri vennero risanati con le colmate o le canalizzazioni; che dappertutto fu istituito un regolare servizio medico e farmaceutico con sperimentazione di moderne terapie antimalariche; che miglioramenti igienico-sanitari vennero introdotti (specialmente con nuovi acquedotti e fognature) nei centri abitati dopo tanti secoli ora in graduale sviluppo urbanistico e demografico; che tante nuove strade resero più facilmente percorribile la Maremma anche interna e tante nuove piantagioni di pini resero più salubri e paesisticamente fruibili le sue costiere

Produzione cartografica

Molte delle figure cartografiche e di livellazione eseguite nei grandi comprensori di bonifica anche extramaremmani sotto la direzione del Manetti sono in AADF, Fondo Manetti, Cat. C-D-E. Molti dei disegni sono firmati dai suoi principali collaboratori Francesco Renard e Baldassarre Marchi: ad esempio, la livellazione della Chiana, dell’Arno e della Sieve di Francesco Renard del 1848, in D.10; la livellazione dei laghi di Bientina e Massaciuccoli fino al mare e al lago di Fucecchio di Baldassarre Marchi del 1841, in E.6) (Bencivenni, 1990, p. 445).
L’archivio dell’ente è in ASGr, Ufficio del Bonificamento della Maremma, e in ASF, Ufficio di Bonificamento delle Maremma: nei ricchi fondi non si conserva più alcun materiale cartografico, che in larga misura è invece oggi presente in ASF, Segreteria di Gabinetto Appendice e in parte minore in ASGr, Ufficio Fiumi e Fossi.

Operatori

Francesco Renard (che fu, tra l’altro, l’ultimo direttore e nel 1867 redasse il progetto definitivo del nuovo acquedotto di Grosseto alimentato dalle sorgenti di Monteleone); Filippo Passerini, Giovanni Gherardi, Astolfo Soldateschi, Costante Maestrelli, Isidoro Barghini, Gaetano Rosellini, Orazio Bosi, Ferdinando Chini, Lorenzo Frosini e Odoardo Raffanini, Felice Francolini, Giuseppe Pianigiani e Baldassarre/Baldo Marchi, Niccoli, Rossi, Cantagalli, Martelli.

Riferimenti bibliografici e archivistici

Tartini, 1838; Bencivenni, 1990; Pertempi, a cura di, 1990, pp. 47-52; Giuntini, 1989, p. 404; Cresti e Zangheri, 1978, pp. XXI-XXII; Barsanti et Al., 1982; Barsanti, Bonelli Conenna e Rombai, 2001; ASF, Ufficio di Bonificamento delle Maremma, Segreteria di Gabinetto Appendice; AADF, Fondo Manetti; ASGr, Ufficio del Bonificamento della Maremma; ASGr, Ufficio Fiumi e Fossi.

Leonardo Rombai (Siena)


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