Catasto (Stato di Lucca)

L’istituzione ha assunto nel corso del tempo le seguenti denominazioni:

Estimo (1284-1801)
Catasto vecchio e nuovo (1802-1869)

Estimo. Nella storia dello Stato lucchese non è possibile indicare una data certa, né tanto meno un provvedimento ufficiale, che sancisca l’istituzione di una magistratura riguardante le operazioni di imposizione fiscale. Tuttavia, già dal XIII secolo esistevano delle procedure e una forma di “apprezzamento fiscale nel quale cumulavasi il possesso stabile e mobile, e la persona, e che questo apprezzamento, che si diceva estimo, era poi fondamento delle contribuzioni dirette che si raccoglievano, non solo dal Comune di Lucca sovrano, ma dai singoli Comuni sottoposti, e dalle Vicarie cui l’uomo apparteneva”. Gli “apprezzamenti” si basavano e valutavano “il possesso immobile e mobile e le bocche o teste, de’ beni stabili affittati o allivellati, tenendo conto però solamente del frutto che toccava al colono”. Tali rendicontazioni dovevano essere eseguite in maniera descrittiva con una cadenza regolare di circa 25 anni, ma questa periodicità non venne mai rispettata e in molti casi, già dalla fine del XIII secolo, i documenti analitici avevano di corredo anche delle misure degli appezzamenti stimati.
A partire poi dal 1300 tale strumento di imposizione tributaria si andò a modificare, interessando quasi esclusivamente le zone extramoenia e andando a gravare solamente sulle spalle dei contadini. Il primo effetto di questo nuovo impianto fiscale fu la crescita del malcontento delle popolazioni rurali le quali cercarono di architettare contromisure tese a falsare le effettive rendite, e di conseguenza la nascita di una generale difformità fra la reale condizione dei beni privati e il censimento e le misure che venivano eseguite. Tale panorama restò inalterato per molti secoli in avanti e anche i provvedimenti di revisione o di aggiornamento dell’accatastazione furono spesso disattesi e realizzati a pelle di leopardo.
Riguardo alla cronologia, i primi documenti dell’Estimo sono risalenti al 1284, mentre gli ultimi al 1801, poco prima dell’entrata in vigore del Vecchio Catasto, la cui nascita viene decretata il 15 gennaio 1802. I lavori di accatastamento si protrassero per molti anni in avanti, e dal 1826 fino al 1850 si sovrapposero a quelli del nuovo Catasto. Il 17 gennaio 1850 fu sancita la soppressione definitiva della Conservatoria del Catasto.

Catasto vecchio e nuovo. Ancora all’inizio del XIX secolo l’imposizione territoriale si basava ancora su documenti e stime fatte in maniera molto approssimativa, e gravava sempre solamente sulla cittadinanza rurale.
Per istituire un nuovo metodo fiscale che sostenesse le casse dello Stato e applicasse i valori di “uguaglianza” che in questo periodo si stavano espandendo in tutta Europa, il governo della Repubblica Democratica decise con decreto del 15 gennaio 1802 di realizzare un moderno catasto e che “l’imposta dovesse pagarsi da tutti, egualmente, senza privilegi, in proporzione dell’avere”. L’operazione che era diretta da una Commissione formata da cinque membri, prevedeva che doveva “commettersi a tre o più Periti Agrari per ogni Comune, […] ed i Periti si volle che eseguissero il lavoro, senza levare alcuna misura, ma solamente col descrivere i possessi per proprietario, frutto annuale, vocabolo e confini. Nei Comuni dove fossero Pubblici Stimatori, che erano in sostanza contadini pratici, fu conceduto alla Commissione di valersi anche di quelli; e solamente le fu permesso di ricorrere agli Agrimensori geometri dell’elezione de’ Periti”.
Le nuove stime furono consegnate, come previsto dal decreto, in pochissimi mesi e dal 1803 entrò in vigore il Catasto Generale della Repubblica di Lucca. Ma i tempi strettissimi che erano stati concessi e la simultaneità delle rilevazioni che non permise un confronto e un’omogeneizzazione dello stimare, portarono al compimento di un lavoro estremamente difettoso e tumultuoso.
Negli anni successivi furono quindi adottati nuovi provvedimenti tutti volti all’individuazione di uno strumento efficace e più equo possibile per l’imposizione fiscale terriera. Sia nel 1810 che nel 1817 vennero adottate delle disposizioni che miravano alla creazione di un catasto, che risultava una novità, non solo da un punto di vista di aggiornamento, ma anche nella metodologia e nelle tecniche di realizzazione utilizzate. Ma nonostante i buoni propositi che spingevano in tale direzione, il Catasto geometrico trovò sulla propria strada sempre degli impedimenti, ora dipendenti da problemi politici, ora da difficoltà tecniche.
L’operazione più importante fu quella della creazione della rete di triangolazione che fu affidata il 17 agosto del 1830 al padre Michele Bertini che, sfruttando i lavori già eseguiti da Carlo Brioschi e dalle basi trigonometriche del vicino Granducato di Toscana elaborate dall’Inghirami, portò a compimento le misure di primo grado nel 1835, mentre quelle di secondo grado furono ultimate nel 1845.
Il risultato dell’esperienza catastale effettuata da parte del governo lucchese si ha nel 1846 con la realizzazione della cartografazione dei comuni di Montignoso e di Capannori, mentre il restante territorio fu rilevato in seguito, tra il 1860 e il 1869, quando si era già avuta la riunificazione del Ducato con il Granducato di Toscana.

Poduzione cartografica

Estimo. a produzione riferibile a questa prima parte dei lavori, che riguardarono, in generale, la valutazione dei terreni e degli immobili ai fini fiscali e della misurazione in senso prettamente geometrico della superficie terrestre del territorio lucchese, è contenuta all’interno del ricco fondo archivistico denominato Estimo ed è possibile consultare ben 231 filze contenenti materiale di vario genere (descrizioni, inventari dei beni, relazione, controversie fra parti, ecc.), fra cui si possono trovare anche piccole mappe o misure catastali di appezzamenti (ASLu, Estimo, 1-231).

Catasto vecchio e nuovo. Molto vasta è la produzione della deputazione sopra il Catasto che è possibile reperire nei fondi Catasto Vecchio e Catasto Nuovo dell’Archivio di Stato di Lucca.
Fra questo ampio panorama documentario, alcuni pezzi sono sicuramente da segnalare per il loro grande valore e l’importante contributo che hanno dato allo studio della cartografia storica e precisamente: i lavori del Bertini sulla costruzione della rete trigonometrica del Ducato di Lucca (ASLu, Catasto Nuovo, 59-61), costituiti da tre volumi nel primo dei quali vi è riportata la rete maggiore e le posizioni dei punti di appoggio principali della stessa, nel secondo le reti minori, e nel terzo le coordinate e l’altitudine dei punti più importanti; la prima pianta corografica dello stato lucchese su base geometrica, con la scala di 1:20.000, realizzata da Celeste Mirandoli nel 1836 (ASLu, Catasto Nuovo, 76); le mappe catastali riferite alle singole Comunità, in scala di 1:2000, che coprono tutto il territorio lucchese (ASLu, Catasto Nuovo, 68-75).

Operatori

Soprattutto le testimonianze più antiche – molte delle quali sono andate perdute – non riportano gli esecutori, ma sicuramente personalità importanti sono state commissionate dal Consiglio Generale per realizzare i lavori di ammodernamento delle visure eseguiti nel 1546 e rimasti in vigore per molto tempo. Fra questi: Giuseppe Civitali (1547-1549); Giovan Battista Boccella (1548-1550); Piero della Lena (1547-1550); Olivo Domenichini (pubblico agrimensore, 1549-1550); Iacopo Luporini (pubblico agrimensore, 1547-1550); Agostino Pergola (1546-1561); Benedetto Casoli (pubblico agrimensore, 1550); Domenico Santucci (pubblico agrimensore, 1546-1547); Prete Meo da Carignano (pubblico agrimensore, 1550); Andrea de’ Santi da Pontetetto (pubblico agrimensore, 1547); Filippo Lippi di Diecimo (pubblico agrimensore, sec. XVI); Agnello di Maestro Tomeo (pubblico agrimensore, 1561); Giovanni Ghivizzani (pubblico agrimensore, 1561); Giovanni Parpaglioni (pubblico agrimensore, 1561); Iacopo Del Zoppo (pubblico agrimensore, 1515); Giuseppe Cagnoli (pubblico agrimensore, 1515-1520); Michelangelo da Ville (canonico, 1546); Michelangelo Landucci (pubblico agrimensore, 1520); Giovanni Dalle Monache (pubblico agrimensore, 1547); Antonio delle Torri (notaio e pubblico agrimensore, 1547); Michele Bertini (1830-1842); Paolo Sinibaldi (1830-1842); Celeste Mirandoli (topografo del Genio modenese, 1836-1850).

Rferimenti bibliografici e archivistici

Archivio di Stato di Lucca, 1987; Azzari, 1993, pp. 161-193; Barsanti e Rombai, 1986; Rombai, 1989; Bongi, 1872-1888; Boncompagni e Ulivieri, 2000; Ginori Lisci, 1978, pp. 229-237; Romiti, 1975; Tori, 1983. ASLu, Estimo e Catasto Nuovo.

Giulio Tarchi (Siena)


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