Congregazione di Strade e Ponti (1677-1769) (Granducato di Toscana)

Obiettivo principale della Congregazione era quello di garantire la buona conservazione delle strade del Granducato di Toscana.
Il controllo periodico della viabilità era assicurato (o, meglio, avrebbe dovuto essere assicurato) da due agenti o commissari “sopra la cura delle strade e ponti fuori della città”, scelti tra i capomastri della magistratura dei Capitani di Parte Guelfa, ai quali spettava il compito di controllare e valutare eventuali necessità del sistema stradale e quindi di provvedere a commissionare gli eventuali interventi di manutenzione e riparazione alle amministrazioni locali (rettori, sindaci, ecc.).
Tra le consuetudini della Congregazione (come del resto di molte altre magistrature non solo granducali) troviamo “l’istituto della sopravvivenza”, cioè la possibilità per gli impiegati di poter nominare un proprio successore: pertanto era assai frequente il subentro di figli o altri parenti (Toccafondi e Vivoli, 1993, pp. 216-217).
Fu istituita in Toscana all’interno della Magistratura dei Capitani di Parte Guelfa, sotto il governo mediceo, nel 1677, peraltro sulla base di una non meglio nota precedente soprintendenza sull’attività degli agenti di strade (è comunque ricordata fin dal 1606 e affidata al soprassindaco dei Nove Conservatori e al provveditore dei Capitani di Parte Guelfa).
Nel 1718 (per ordine del nuovo provveditore della magistratura dei Capitani di Parte Guelfa Giovan Battista Nelli) – dopo vari provvedimenti presi nel corso del XVII secolo per migliorare il livello qualitativo degli operatori, provvedimenti poi rivelatisi poco efficaci, e a causa anche della scarsa efficienza dimostrata dall’ente (la viabilità del Granducato continuava ad essere arcaica, inefficiente e trascurata) – si perfezionarono le competenze degli agenti di strade al servizio della Congregazione: si richiedeva, pertanto da allora, una perizia tecnica maggiore “di quella di semplice muratore o lastricatore” e si stabiliva che tale professione fosse esercitata “con titolo di ingegnere” o di aiuto ingegnere, oppure da “altre persone di simili capacità” comandate dal granduca.
In questa fase di riordino della Congregazione e di specializzazione delle professionalità tecniche, sempre nel 1718 si licenziarono alcuni operatori ritenuti non all’altezza, fra cui Jacopo Pazzi e Mariotto Casali, si revocò ogni grazia concessa a Giovangualberto Casali di poter subentrare al padre Mariotto, e si assunsero invece nuovi e più preparati agenti di strade, come Giovan Battista Bettini e Vittorio Anastasi/Anastagi.
Nello stesso anno, probabilmente su iniziativa dello stesso Nelli, vennero pubblicate le nuove e dettagliate “Istrutioni et obblighi degli ingegneri di strade e ponti” che, sia pur rifacendosi a norme precedenti, dovevano restare in vigore fino alle riforme del periodo pietroleopoldino e regolare minuziosamente l’attività degli ingegneri di strade e ponti. Erano previste visite annuali degli ingegneri alle strade e ai ponti, alla presenza del deputato alle strade e del cancelliere delle rispettive comunità, durante le quali si doveva prender nota (in un apposito “Libro di ordinazioni di lavori di strade e ponti”) di tutti gli interventi necessari, delle spese occorrenti e di chi le doveva sostenere; il “Libro” doveva essere vistato dalla cancelleria dei Capitani di Parte e, una volta completato, consegnato ad essa. Tutte le visite, sia ordinarie che straordinarie, erano rigidamente regolate e si proibiva agli ingegneri di “andare a mangiare o dormire nelle case dei muratori o di altre maestranze […] e in compagnia di loro andare all’osteria a mangiare”; si dovevano compiere visite periodiche ai luoghi dei cantieri; erano fissate regole rigide per i collaudi e per i pagamenti, previsti entro quaranta giorni dalla fine dei lavori; erano inoltre vietate le approvazioni di lavori “per quelle strade che servono per puro comodo de’ villeggianti”.
Alla metà del XVIII secolo, nonostante tali provvedimenti, i progressi nel campo della specializzazione erano ancora piuttosto scarsi sia per quanto riguarda la professionalità che le capacità operative degli addetti (Toccafondi e Vivoli, 1993, pp. 216-217).
La formazione avveniva in modo vario, senza istituti particolari deputati allo scopo, spesso attraverso attività di assistenza e tirocinio svolte presso tecnici granducali o privati.
Il reclutamento degli operatori avveniva quasi esclusivamente nei centri principali del Granducato: Firenze ma anche Siena e Pisa, dove avevano sede uffici particolari della Congregazione. In genere, gli agenti provenivano dalla cerchia dei protetti di cortigiani o di personaggi già introdotti nella pubblica amministrazione. Non esistendo infatti collegi, corporazioni o altri canali di accesso ai ruoli, si seguivano criteri clientelari, come la presentazione e la parentela, e non erano previsti seri accertamenti sulle competenze dei candidati; per tamponare le necessità, gli uffici, attraverso il sistema delle “imborsazioni” e delle estrazioni “al bisogno”, disponevano di un’area di reclutamento che consentiva collaborazioni saltuarie di pubblici periti senza ampliamento degli organici.
Per tutto il XVII secolo e fino alle nuove norme del 1718 (che stabilirono stipendi invariati per gli ingegneri), i livelli di remunerazione per gli ingegneri e gli aiuti non subirono grandi sviluppi e l’assenza di organismi di categoria, come arti o corporazioni, poneva gli ingegneri e gli architetti in una situazione di subordinazione nei confronti della committenza (Toccafondi e Vivoli, 1993, pp. 216-217).
Con l’istituzione della Camera delle Comunità, Luoghi Pii, Fiumi, Ponti e Strade, motuproprio del 22 giugno 1769, la Congregazione (insieme alla collegata istituzione dei Capitani di Parte Guelfa) venne soppressa e le competenze passarono a questo nuovo organismo nel cui ambito venne creata una specifica burocrazia tecnica alle dipendenze dell’ingegnere (poi capo-ingegnere) Giuseppe Salvetti.
Il fondo Ponti e Strade conservato nell’Archivio di Stato di Firenze fa riferimento sostanzialmente all’attività di una sezione della Camera delle Comunità, Luoghi Pii, Fiumi, Ponti e Strade istituita nel 1769 (Toccafondi e Vivoli, 1993, p. 196).
Il corpo di tecnici che andò ad operare nella nuova Camera fu appositamente formato dal matematico Pietro Ferroni con la costituzione di una vera e propria scuola per ingegneri all’interno della stessa Camera.
Con i regolamenti comunitativi istituiti da Pietro Leopoldo di Lorena nel 1773 la maggior parte delle competenze in materia di strade e ponti (con allargamento a corsi d’acqua e fabbricati) passò alle comunità; queste, con il nuovo organo del Magistrato Comunitativo (che, tra l’altro, provvedeva a nominare ogni due anni un perito tecnico esterno all’amministrazione locale, con qualifica di provveditore di strade, corsi d’acqua e fabbriche), d’ora in avanti, e fino alla istituzione del Corpo degli Ingegneri di Acque e Strade del 1825 (con la breve parentesi del periodo francese, allorché anche in Toscana, nel 1808-14, operò il Service Impérial des Ponts et Chaussèes con nelle vesti di soprintendente generale lo scienziato Giovanni Fabbroni) (Toccafondi e Vivoli, 1993, p. 242; e Toccafondi, 1996, p. 165), godranno di un’ampia autonomia decisionale nella gestione tecnico-amministrativa e finanziaria dei loro beni.

Produzione cartografica

In ASF, Inventario 156: Piante di Ponti e Strade sono conservate numerose piante per un complesso di 117 segnature, per lo più di strade e corsi d’acqua (stati di fatto e progetti d’intervento), con rappresentazioni topografiche e anche figure di complessi edilizi, redatte nell’arco cronologico dalla seconda metà del XVII all’inizio del XIX secolo.

Operatori

Jacopo Pazzi (fino al 1718); Mariotto Casali (fino al 1718); Giovan Battista Bettini (dal 1718); Vittorio Anastasi/Anastagi (dal 1718); Anastasio Anastasi/Anastagi (metà XVIII sec.; dal 1769 passerà nell’organico della Camera delle Comunità, Luoghi Pii, Fiumi, Ponti e Strade); Giovanni Spadini (metà XVIII sec., in sostituzione del Bettini; dal 1769 passerà nell’organico della Camera delle Comunità, Luoghi Pii, Fiumi, Ponti e Strade).

Riferimenti bibliografici e archivistici

Toccafondi e Vivoli, 1993; Toccafondi, 1996, pp. 153-154; ASF, Piante di Ponti e Strade; e Camera delle Comunità e Luoghi Pii.

Anna Guarducci (Siena)


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