Deputazioni per la Valdichiana (Granducato di Toscana)

L’istituzione ha assunto nel corso del tempo le seguenti denominazioni:

Deputazione (o Commissione) per la Val di Chiana (1783-1792)

Regia Soprintendenza delle Acque della Val di Chiana (1794-1808)

Dipartimento dell’Acque della Provincia di Val di Chiana e Amministrazione dei Beni della Corona di Val di Chiana (1808-1814)

Amministrazione Economico-Idraulica della Val di Chiana e Amministrazione dei Beni della Corona in Val di Chiana (1816-1861)

Una prima Soprintendenza sulla Valdichiana pare sia stata istituita nel 1702. Infatti, con mp del 5 agosto di quell’anno, il soprassindaco dei Nove, Andrea Poltri, venne “eletto e delegato Soprintendente Generale e Giudice privativo di ogni e qualunque operazione per l’affare delle Chiane”, con l’assistenza tecnica degli ingegneri Pier Antonio Tosi per conto dello Scrittoio delle Regie Possessioni e Giovanni Franchi, poi sostituito da Luigi Orlandi (ASF, Capitani di Parte. Numeri Neri, f. 1599, c. 1, e f. 1605). Non è dato sapere però se questa Soprintendenza abbia continuato a lavorare e per quale tempo.
Occorre attendere il 1783, perché il granduca Pietro Leopoldo nominasse una moderna Deputazione (o Commissione) per la Val di Chiana, formata da sei notabili locali eletti nella zona e presieduta da Angelo Tavanti, che aveva il compito di coordinare i lavori della bonifica.
Dal 1788 la direzione del lavori di bonifica venne affidata a Vittorio Fossombroni, nominato Soprintendente alla bonifica (carica che manterrà fino al 1827); il mp del 2 settembre recitava: “considerando […] che l’importante articolo delle colmate esige di essere regolato e diretto con vedute uniformi tendenti unicamente al comune vantaggio della provincia e dei rispettivi proprietari che hanno i loro beni in colmata, comandò che la generale soprintendenza di tutte le colmate fosse affidata al Visitatore dei beni di campagna dell’Ordine di S. Stefano”.
L’anno successivo, il Fossombroni pubblicò le Memorie idraulico-storiche sopra la Valdichiana (Montepulciano, Tip. Fumi, 1835), corredate di un apparato cartografico inciso da G. Canocchi, precisamente: la Pianta d’insieme della Valle di Chiana con i corsi dell’Arno, Tevere e Chiana, la Mappa del corso della Chiana (secondo il modello del Corsini), la più particolare Mappa del territorio di Arezzo (inquadrato tra la collina di S. Fiora e la confluenza della Chiana in Arno) e il Profilo della livellazione del Canal Maestro della Chiana (eseguito da Giuseppe Salvetti nel 1769), con l’utilizzazione e la rielaborazione grafica della pianta prospettica quattrocentesca che si conserva nella Cattedrale di Arezzo (Guarducci, 2005).
Uno degli incarichi del soprintendente era quello di visitare annualmente la valle al fine di valutare le opere di bonifica in corso, e quindi l’operato dei deputati che, a quanto si evince, appariva al Fossombroni non sempre apprezzabile; ogni visita era documentata in una dettagliata relazione che veniva puntalmente inviata al granduca. In quella del 30 luglio 1790, si diceva ad esempio che i deputati, anziché procedere alla manutenzione del Canale Maestro, promuovevano “lavori grandiosi” che eccedevano “le loro facoltà decisionali” e che gli ordini da lui impartiti nella visita precedente non erano stati eseguiti, anzi, il Canale era “sempre più sfigurato e malconcio” e vi erano stati eseguite opere assolutamente condannabili, che egli non mancava di elencare.
Nello stesso anno 1790, un’altra visita ai lavori in Valdichiana era stata ordinata dal Granduca al canonico matematico e idraulico Pio Fantoni che, nel mese di giugno, vi si recò insieme all’ingegnere Giovanni Franceschi; la relazione, pubblicata a Firenze nel 1791, era corredata di una serie di tavole (Di Pietro, 2005, pp. 134-139; il documento è in ASF, Scrittoio delle Regie Possessioni, f. 5269).
Nel 1792 la deputazione fu soppressa per le forti dispute interne originate dai troppi particolarismi, e le sue competenze trasferite al soprassindaco della Camera delle Comunità, come era nel periodo precedente alle riforme leopoldine.
Nell’agosto dello stesso anno, in luogo della Deputazione abolita, l’aretino Niccolò Gamurrini venne nominato Deputato a sovrintendere ai lavori del Canale Maestro e, dal 1798, venne chiamato a dirigere la parte amministrativa delle fattorie della Religione di S. Stefano, in qualità di Direttore dell’Amministrazione dell’Ordine di S. Stefano in Valdichiana, al posto dell’Auditore Neri, morto nel febbraio di quell’anno.
Sempre nel 1792, il Fossombroni si dimise dall’incarico di Visitatore dei beni di campagna della Religione per potersi dedicare completamente, e soprattutto in piena autonomia rispetto ai proprietari della zona, all’incarico di Soprintendente alla bonifica (Di Pietro, 2005, pp. 141-145).
In funzione di un maggiore accentramento delle pratiche della bonifica e di una gestione unitaria della riorganizzazione territoriale, con mp del 6 dicembre 1794, venne istituita la Regia Soprintendenza delle Acque della Val di Chiana che “completava il processo di attribuzione ad un organismo autonomo dai particolari possessori delle funzioni e competenze generali legate alla bonifica”, avviato nel 1792 con l’abolizione della Deputazione precedente (Guarducci, 2001, passim).
L’obiettivo primario era infatti quello di organizzare e gestire a livello globale tutti gli interventi di bonifica in modo da pianificare una situazione che, nei periodi precedenti, era stata condotta senza un preciso disegno unitario e, talvolta, in modo troppo contingente e particolaristico.
L’incarico di Soprintendente Generale al Dipartimento delle Acque della Valdichiana venne confermato a Vittorio Fossombroni che lo mantenne, ininterrottamente, fino al 1827 (Guarducci, 2001, passim).
Al Soprintendente, che aveva l’incarico di effettuare le consuete visite annuali, spettava la direzione tanto del Canale Maestro, tanto quella dei Canali e delle Chiarine di Chiusi, del Passo alla Querce, nonché di tutte le colmate che sarebbero state intraprese sia per gli interessi delle Reali Possessioni che dell’Ordine di S. Stefano o di altri proprietari privati.
Nel 1801, Andrea Nuti (dal 1800 aggiunto al Fossombroni) redasse il “Regolamento Idraulico della Valdichiana” (emanato il 14 gennaio), in base al quale il comprensorio venne suddiviso in 14 circondari idraulici che (divenuti 21 nel 1843) dovevano restare in vigore fino al 1865 col Governo Italiano, allorché – con normative del 1865 e 1868 – il territorio italiano venne organizzato in consorzi idraulici formati e gestiti anche economicamente dai comuni interessati.
Sempre nel 1801, con sovrano rescritto del 22 luglio, venne stabilito il Catasto d’Imposizione del Circondario del fiume Salarco, per opera degli ingegneri Iacopo Gugliantini e Luigi Mazzoni.
Nel 1806 venne realizzata la nuova colmata dell’Esse, già progettata dal Nuti nel 1800 (Borchi, 1988; Di Pietro, 2005, pp. 141-143).
Dal 1808, con l‘annessione della Toscana all’Impero francese e la sua successiva suddivisione nei tre Dipartimenti del Mediterraneo, dell’Ombrone e dell’Arno, la Valdichiana entrò a far parte di quest’ultimo.
Con la nomina del Sovrintendente Fossombroni a senatore e conte dell’Impero, i lavori in Valdichiana vennero seguiti dall’ingegner Nuti, aggiunto al Dipartimento delle Acque.
Dell’organico facevano parte diversi impiegati (tecnici e periti) residenti in loco ai quali, in qualità di Deputati, vennero assegnati i diversi settori della valle con l’incarico di seguire le operazioni di bonifica. Tra questi ricordiamo: Giuseppe Billi (Deputato ai lavori delle colmate, scoli e torrenti); Leopoldo Guidi (aiuto al Deputato di Chiusi); Pietro Zampi (Camarlingo dell’Imposizione per i lavori suddetti); Vincenzo Bottari (sostituto al Camarlingo in Chiusi); Niccolò Gamurrini (Deputato ai lavori al Canale Maestro); Luigi Mazzoni (altro Deputato per i Canali delle Chiarine e del Passo alla Querce, direzione del Callone di Valiano); Giuseppe Ghizzi (Camarlingo dell’Imposizione del Canale Maestro); Domenico Colombi (Camarlingo dell’Imposizione dei Canali delle Chiarine e del Passo alla Querce); Giovanni Lischi (custode della Fabbrica del Callone) (Di Pietro, 2005, pp. 143-146; ASF, Scrittoio delle Regie Possessioni, f. 5269).
Dal 12 maggio 1808 il Dipartimento delle Acque della Valdichiana non fu più a carico dello Stato ma dei particolari interessati alle opere di bonifica, comprese le due amministrazioni delle Imperiali Possessioni e dell’Ordine di S. Stefano.
Con decreto imperiale del 9 aprile 1809 venne soppresso l’Ordine di S. Stefano e le sue fattorie passarono al demanio e poste sotto la direzione dell’Amministrazione dei Beni della Corona di Val di Chiana, già creata da Pietro Leopoldo e mantenuta, anche da un punto di vista amministrativo, dai Francesi; il ruolo di Amministratore venne confermato al Gamurrini che però, nello stesso anno 1809, venne destituito dall’incarico per presunte irregolarità contabili e sostituito con Francesco De Cambray Digny (Di Pietro, 2005, pp. 143-146).
Con la Restaurazione, l’ente preposto alla bonifica della Valdichiana cambiò nuovamente denominazione, con l’istituzione della Amministrazione Economico-Idraulica della Val di Chiana (con rescritto del 26 maggio 1816). Tale organismo nasceva da una proposta del Gamurrini, sostenuta dal Fossombroni.
Compito principale della nuova magistratura, oltre al proseguimento dei lavori di bonifica, era la gestione delle 12 fattorie demaniali, incorporando pertanto anche le funzioni della già rammentata Amministrazione dei Beni della Corona in Val di Chiana.
Il 12 giugno 1816, in base a precise istruzioni firmate dal Fossombroni e dal Sergardi, si stabilì la “consegna delle dodici Fattorie della Valdichiana alla nuova Amm.ne Economico-Idraulica stabilita nella Città d’Arezzo” (nel “Palazzo della Corona”, già sede dei Ministri dell’Ordine”), coerentemente al mp del 27 maggio 1816 (Guarducci, 2001; ASF, Segreteria di Gabinetto, f. 164, ins. 5).
Una volta liquidate tutte le questioni sospese, si stabiliva che sarebbero passati alla nuova amministrazione, dotata di un proprio archivio, “fondi e capitali”, oltre a tutti i documenti relativi; in occasione del passaggio, vennero stilati inventari di beni, attrezzi, ecc.
Anche l’Amministrazione Economico-Idraulica fu una istituzione che nacque per volontà statale, con competenze sia amministrative che idrauliche, con il compito precipuo di amministrare i possedimenti dell’Ordine stefaniano (non ritenuto abbastanza affidabile per tale compito) in Valdichiana (Guarducci, 2001, passim).
Soprintendente generale fu nominato ancora Fossombroni (che già nel 1814, al rientro dei Lorena in Toscana, era stato nominato da Ferdinando III Segretario di Stato e confermato anche nell’incarico in Valdichiana ove rimase fino al 1828); Federigo Capei, aiuto Soprintendente (dal 1826 responsabile diretto dell’Amministrazione Economico-Idraulica al posto dell’oramai vecchio Fossombroni e, fra il 1827 e il 1833, anche Direttore dell’Amministrazione dei Beni della Corona dell’Aretino); Tommaso Albergotti, primo commesso archivista.
L’Amministrazione ebbe, fin dalla sua nascita, come ingegneri dipendenti, Jacopo Gugliantini (dal 1816 al 1824, come si può dedurre dalla firma dei progetti, dopo di che si evince che sia stato in qualche modo estromesso dai ruoli, o per licenziamento o per pensionamento) e Alessandro Manetti (dal 1816 al 1825 e poi dal 1838 al 1861, ingegnere idraulico, figlio dell’ingegnere e architetto Giuseppe, conosciuto e apprezzato dal Fossombroni nel suo soggiorno parigino in qualità di senatore), i quali ricoprirono contemporaneamente due cariche nell’amministrazione statale, operando anche presso il “Dipartimento delle Acque”.
Presso quest’ultimo ramo dell’Amministrazione, operavano anche alcuni periti di campagna, in particolare emergono i nomi di: “Mazzoni Luigi, Deputato del Dipartimento delle Acque e Perito Agrario” (in altri documenti definito anche “Perito della Corona”), attivo sicuramente dal 1817 al 1826; Francesco Cerretelli e Gastone Laparelli nei primi anni ’30 (ASF, Scrittoio delle Regie Possessioni, f. 817, inss. 34 e 36).
Nel “Progetto di Nuovo Ruolo per l’Amministrazione Economico-Idraulica dell’I. e R. Corona in Val di Chiana” del 1819, il Capei propone al Fossombroni la nomina, nel ruolo di aiuto ingegnere, del giovane Lorenzo Corsi di Firenze (figlio del defunto segretario Corsi), che già da alcuni anni collaborava con Manetti in Valdichiana e veniva, in qualche modo, già ricompensato dall’Amministrazione. La nomina del Corsi venne decisa anche per sostituire – come avverrà, sia pur gradualmente – la figura del Gugliantini, che non godeva di buona considerazione da parte del Capei, e per sopperire anche alle numerose assenze del Manetti, “d’altri più importanti e difficili lavori contemporaneamente incaricato”.
Dal documento si evince inoltre che il Gugliantini e il Manetti godevano di una provvisione annua di 360 scudi, mentre l’aiuto Corsi di 180; costoro erano tenuti a servire indistintamente anche il Dipartimento delle Acque. Gli ingegneri percepivano inoltre una diaria di lire sette per la cavalcatura quando si recavano “in gita di servizio nella Provincia”, oltre al rimborso delle spese vive occorrenti per le operazioni in campagna. Venivano poi loro pagate “le copie delle Piante, Progetti e Relazioni a ragione di lire cinque al giorno per il numero delle giornate che possono occorrere per far ciascuna copia, restando compreso in detta somma la spesa della carta, colori e tutt’altro” (ASF, Segreteria di Gabinetto, f. 164, ins. 3).
In allegato, troviamo precise e dettagliate istruzioni scritte (“Progetto d’Istruzioni per l’Ingegneri dell’Amministrazione Economico-Idraulica della Val di Chiana”), in 16 articoli (ASF, Segreteria di Gabinetto, f. 164. Miscellanee XIX, Ins. 4, Allegato G), che recitano:
1. I lavori vengono approvati prima dal Direttore, e dagli ingegneri dipendono gli altri dipendenti sia dell’Amministrazione che del Dipartimento delle Acque.
2. In caso di emergenza l’ingegnere può ordinare lavori rendendo conto sollecitamente alla Direzione.
3. Gli ingegneri devono fare relazioni, perizie di stima e tutto quanto viene loro richiesto dal Direttore, oltre a disegni, piante, livellazioni e misurazioni necessari.
4. I progetti non possono essere modificati dagli ingegneri senza l’assenso della Direzione.
5. Tutti i lavori fatti devono essere depositati nell’archivio dell’Amministrazione.
6. Gli ingegneri devono effettuare tutte le visite che vengono loro ordinate e chiedere il permesso per effettuare quelle che ritengono opportune, accompagnare il direttore nelle sue visite e fornirgli tutte le informazioni dal medesimo richieste sui lavori.
7. Quando gli ingegneri sono fuori devono tenere corrispondenza regolare con la direzione per render conto di tutto e chiedere le necessarie approvazioni.
8. In caso di malattia si suppliscono a vicenda.
9. Le strade tenute in accollo dall’Amministrazione e quelle vicinali, i lavori di fabbriche, colmate, argini, fossi e scoli, ponti, e tutti i lavori di mantenimento, sia di nuova costruzione, che si eseguiscano a spese dell’Amministrazione o del Dipartimento Dell’Acque, saranno sotto la special sorveglianza degli Ingegneri. Essi devono visitarli tutte le volte che è necessario e impartire ai lavoranti, sia per scritto che a voce, “le istruzioni e regole opportune perché i lavori di ogni genere sieno eseguiti colla maggiore regolarità, solidità e perfezione possibile, e venga di essi praticato quel diligente custodimento capace di produrre nel tempo stesso economia e sicurezza”.
10. Oltre a quanto detto, devono fare una visita trimestrale nelle fattorie e nella provincia per poter render conto alla Direzione sia dei lavori in corso che dello stato di strade, ponti, ecc., oltre che per controllare i lavoranti e “qualora ritrovassero delle frodi o trascuranza nell’esecuzione dei fatti lavori, ricuseranno il certificato di pagamento alli accollatari e cottimanti e il bene stare alle note delli agenti, e proporranno le convenienti deduzioni, defalchi, ecc.”.
11. Nelle visite ai corsi d’acqua devono particolarmente prender cognizione della situazione.
12. Entro la fine dell’anno devono presentare un prospetto con i lavori previsti per l’annata successiva “tanto per mantenimento che per nuova costruzione di fabbriche, colmate” ecc., completo della previsione delle spese urgenti o da differire o sospendere.
13. Per quanto riguarda la costruzione o rifacimento o adattamento di case coloniche e annessi di fattoria, gli ingegneri “si concerteranno con l’ispettore per fare in ciascuno di detti casi alla Direzione quel progetto che sarà creduto il migliore tanto per la salute e comodo dei contadini e per la conservazione dei bestiami e grasce, che in veduta dell’opportuna economia”.
14. Alla fine di ogni mese devono riscontrare e dare il loro benestare a tutti quei documenti, note, conti e carte varie riguardanti i lavori e apporre le dovute correzioni, “seppure non lo avranno già fatto in occasione di gite nelle respettive fattorie”, come si raccomanda loro di fare sempre, soprattutto per i “conti dei manifattori, con i quali possono entrare in maggiori chiarimenti sulla faccia dei luoghi, avendo sott’occhio i lavori eseguiti da ciascuno di essi”.
15. Per ogni lavoro occorre un certificato che attesti la spesa fatta assieme al dettaglio dei lavori, da sottoporre al visto della Direzione.
16. “In generale gl’Ingegneri saranno tenuti di prestarsi a tutte le occorrenze del servizio, in qualunque tempo e caso esser possa necessaria e ricercata dal Direttore l’opera loro in vantaggio dell’Amministrazione e del Dipartimento dell’Acque della Provincia, e specialmente in tempo di forti piogge ed alluvioni” (Guarducci, 2001, passim).

Con la nuova amministrazione, sotto il restaurato governo lorenese, le operazioni di bonifica, in un clima generale di grandi lavori pubblici, dedicati in gran parte anche al sistema stradale, ricevettero un nuovo e significativo impulso.
A questo proposito, si segnala che anche una parte del sistema stradale risultava sotto la direzione dell’ente. Nel “Regolamento per il servizio degli stradini incaricati per la mano d’opera necessaria” alle strade in accollo all’Amministrazione Economico-Idraulica di Valdichiana, del 6 ottobre 1817, firmato dal Capei, troviamo che questi lavoratori “dipendono esclusivamente dagli ordini degli Ingegneri” incaricati di dirigere i lavori, ai quali “devono rendere esatto conto […] della quantità del materiale che impiegano”; essi non possiedono un orario di lavoro preciso con l’unica eccezione dell’obbligo “di passare al lavoro l’intera giornata del mercoledì di ogni settimana, e di essere reperibili sulla strada dal levare al tramontare del sole, per ricevere gli ordini e istruzioni che gli verranno date dall’Ingegnere, il quale sceglierà preferibilmente quel giorno per visitare i lavori”. In caso di esigenze contingenti l’Ingegnere può dislocare gli stradini nelle varie “stazioni” come ritiene opportuno e, se riscontra negligenze, può adottare certe misure affinché i lavori procedano nel migliore dei modi, con la facoltà di arrivare anche al licenziamento. I pagamenti degli stradini avvengono “alle respettive fattorie sui buoni dell’Ingegnere…” (ASF, Scrittoio delle Regie Possessioni, f. 3842).
Relativamente alle operazioni idrauliche, nel 1818 “il Fossombroni invita il Manetti a realizzare una completa livellazione della Val di Chiana, riconoscendone la specifica competenza in materia idraulica, competenza che per la prima volta viene applicata nelle vicende della bonifica, fino allora programmata e gestita da matematici e ingegneri, anche di grande prestigio ma non competenti in materia” (Di Pietro, 2005, p. 147 e ss.).
Nel 1819 il Manetti realizza (disegnata con Jacopo Frilli e stampata a Firenze da Leonardo Ciardetti) la Carte de la Vallèe de la Chiana (ASF, Segreteria di Gabinetto. Appendice, 251, ins. IV, c. 4; e ASF, Piante Topografiche delle Regie Possessioni, c. 100).
Si segnala poi l’opera dal titolo: Operazioni idrauliche eseguite in Val di Chiana dall’Ingegnere Alessandro Manetti a tutto l’anno 1821 (ASF, Piante della Direzione Generale dell’Ufficio delle Acque e Strade, c. 1806), in 5 volumi rilegati, ove Manetti inserisce le Livellazioni del Canale Maestro della Chiana fatte dagli Ingegneri Salvetti e Manetti la 1° nell’anno 1769 la 2° nell’anno 1820, con sovrapposizione delle due livellazioni perché siano facilmente confrontabili. Anche nelle annotazioni alla Mappa idraulica della Pianura di Val di Chiana esprimente i lavori di bonificazione che sono in attività nell’anno 1822, lo stesso Manetti mette a confronto la livellazione generale fatta in occasione del concordato del 1780 (che entrò in vigore nel 1782) con quella del 1820 per dimostrare, con dati precisi, il rialzamento dei recinti di colmata (soprattutto i sei recinti delle Bozze di Chiusi e il Lago di Montepulciano) (Guarducci, 2005, pp. 77-78).
Vale la pena ribadire che è grazie all’attività infaticabile di Alessandro Manetti e alle sue memorie a stampa, che una parte di questa cartografia delle acque finisce con l’acquistare “nella prima metà dell’800 un’impronta decisamente divulgativa” per “la volontà politica, prima ancora che scientifica, di celebrare i successi dell’opera di bonifica avviata da Pietro Leopoldo” (Breschi, 1981, p. 24): tale obiettivo venne infatti perseguito con le memorie del 1823, del 1840 e del 1849, redatte e pubblicate anche e soprattutto “per far conoscere primieramente gli acquisti di terreno fatti […] i quali sembran inverosimili e quasi favolosi” alla “comune generale intelligenza” (come il nostro tecnico scrive).
La prima memoria è intitolata Carte idrauliche dello stato antico e moderno della Valle di Chiana […] (Manetti, 1823), con tre tavole: lo Stato antico della Valle di Chiana […]; la Livellazione generale delle Chiane […]; e la Mappa idraulica della pianura della Val di Chiana […].
Quest’ultima (contenente, in un riquadro, la tradizionale e parziale Carta che dimostra il corso della Chiana fra il Tevere e l’Arno) (ASF, Piante della Direzione Generale dell’Ufficio delle Acque e Strade, c. 1806), rispetto al prototipo manettiano del 1819, raffigura per la prima volta con modulo ormai geometrico, e in dettaglio topografico, “la valle in tutta la sua lunghezza (ma solo il tratto centrale intorno al Canale Maestro) dall’argine e callone pontificio alla chiusa dei Monaci, con la ‘fotografia’ dello stato della bonifica (canali, colmate, residue aree palustri), e con il tracciato dell’antica via Cassia, interrotto in più punti” (Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987, p. 93).
La seconda memoria (Manetti, 1840) ripropone la Carta che dimostra il corso della Chiana fra il Tevere e l’Arno, ma con qualche contenuto in più riguardo agli affluenti di sinistra della Chiana rispetto a quella riportata nella finestra della Mappa idraulica del 1823.
La terza memoria Sulla sistemazione delle acque della Valdichiana e sul bonificamento delle Maremme (Manetti, 1849) contiene sei tavole, tra cui (oltre alla ricostruzione tematico-storica dei Grafici delle livellazioni della Chiana previste dal Torricelli sec. XVII, Fossombroni sec. XVIII, Progetto del 1838, Progetto del Paleocapa 1845) la Carta della Valle di Chiana nell’anno 1849 che finalmente rappresenta il tipo cartografico moderno dimensionato sull’intera valle, con il progetto dei nuovi allaccianti di sinistra e di destra (Guarducci, 2005, pp. 78-79).
Nel 1825, il Manetti, nominato sotto-ispettore del nuovo Corpo degli Ingegneri di Acque e Strade, lasciò il servizio in Valdichiana, proseguendo la sua attività di ingegnere idraulico anche in altri comprensori.
Nel 1838 Manetti riprese tale servizio con la nomina a Direttore dei lavori di Valdichiana. Nell’elenco degli Impiegati del 1838, compare ancora Lorenzo Corsi con un trattamento annuo di lire 2520, “con più la diaria di £ 7 al giorno per le gite in campagna con l’obbligo di mantenere la cavalcatura, di servire anche il Dipartimento dell’Acque, e l’emolumento di £ 5 al giorno per le copie delle piante, progetti e relazioni” (ASF, Scrittorio delle Regie Possessioni, f. 3595).
A quanto si deduce dal documento intitolato: “Stati di servizio degli impiegati della soppressa Regia Amministrazione Economico-Idraulica di Val di Chiana e delle Regie Fattorie”, datato 1838 (ASF, Scrittorio delle Regie Possessioni, f. 3595), l’ente cambiò nuovamente denominazione, divenendo dal 1839 Regia Amministrazione di Arezzo e Val di Chiana, sempre con il compito di gestire e amminstrare, oltre ai lavori idraulici, anche le fattorie granducali.
Dal “Ruolo degli Impiegati” al 1° gennaio 1851 (così come in quello del 31 ottobre 1852), si evince che la direzione spettava a Tommaso Albergotti (“ministro principale” dal 1839); nel ruolo di ingegnere, al posto del Corsi, troviamo adesso Ferdinando Chini (1° assistente ai lavori, con una provvigione annua di 1680 lire, oltre a una diaria di “lire 7 al giorno nelle gite in Provincia, e vitto e alloggio alle Fattorie) e Giobatta Bianchini (2° assistente, con 1200 lire e il godimento della “patente d’Arme”), in servizio in Valdichiana il primo dal 20 luglio 1838 e il secondo dal 5 giugno 1829 (ASF, Scrittorio delle Regie Possessioni, f. 2608).
Si segnala il fecondo periodo 1838-59 per la messa a punto, sotto l’attenta direzione dell’ingegnere idraulico di numerosissime opere funzionali alla bonifica della valle, sia nel settore delle colmate che nella sistemazione della fitta rete dei corsi d’acqua e dei canali.
Il Manetti restò in carica fino al 1861.

Produzione cartografica

La documentazione cartografica, manoscritta e a stampa, prodotta dai suddetti enti preposti alla bonifica della Valdichiana, tra il 1783 e il 1861 consiste in centinaia e centinaia di rappresentazioni: carte generali della valle o di parti di essa, prodotti specifici strettamente correlati a interventi idraulici, con le tante figure su assetti territoriali dati che non sempre è facile distinguere da quelle che esprimono progetti, e quindi opere di modifica degli stati di fatto; figure su particolari operazioni e oggetti sempre di natura idraulica (colmate, arginature, profili e livellazioni, chiuse, ecc.); ma anche numerosissime raccolte di mappe di fattorie e poderi (cabrei), cartografie generali o parziali che inquadrano, spesso con minuzia ed eccezionale perizia scritta e grafica, i terreni e i fabbricati rurali; infine cartografia legata alla progettazione di un nuovo assetto stradale. Nell’impossibilità, in questa sede, di stilare un elenco di tali carte, si rimanda ai numerosi studi e alle tante conservatorie (archivi comunali della valle, archivi e biblioteche della Toscana, e non solo di essa) elencati (v. Riferimenti bibliografici e archivistici).

Operatori

Deputazione (o Commissione) per la Val di Chiana (1783-1792): Angelo Tavanti, presidente, dal 1783; Vittorio Fossombroni, Soprintendente alla bonifica, dal 1788; Giuseppe Salvetti (ingegnere granducale, 1789); Stefano Diletti (ingegnere granducale, 1785-87); Salvatore Piccioli (ingegnere granducale, 1788); Antonio Capretti (ingegnere granducale, 1780/1788); Giuseppe Baldassarre Puliti (architetto granducale, 1780/1788); Niccolò Montomoli (1791).

Regia Soprintendenza delle Acque della Val di Chiana (1794-1808): Vittorio Fossombroni (Soprintendente, 1794-1827); Jacopo Gugliantini (ingegnere in organico, dal 1798); Andrea Nuti (aggiunto al Fossombroni, dal 1800); Luigi Mazzoni (ingegnere in organico, 1801); Alessandro Del Vita (geometra e perito, 1801); Giovanni Franceschi (ingegnere granducale, 1797); Giovanni Caluri (ingegnere granducale, 1799); Stefano Diletti (ingegnere granducale, 1808).

Dipartimento dell’Acque della Provincia di Val di Chiana e Amministrazione dei Beni della Corona di Val di Chiana (1808-1814): Vittorio Fossombroni (Sovrintendente); Andrea Nuti (aggiunto al Sovrintendente); Federigo Capei (aiuto); Eduardo Ghio (copista); Giuseppe Billi, Leopoldo Guidi, Niccolò Gamurrini, Luigi Mazzoni (deputati ai diversi settori della bonifica, in organico); Pietro Zampi, Vincenzo Bottari, Giuseppe Ghizzi, Domenico Colombi (camarlinghi dell’Imposizione, in organico); Giovanni Lischi (custode della Fabbrica del Callone).

Amministrazione Economico-Idraulica della Val di Chiana e Amministrazione dei Beni della Corona in Val di Chiana (1816-1861): Vittorio Fossombroni (Soprintendente generale, 1816-1828); Federigo Capei (aiuto Soprintendente 1816-1826 e dal 1826 responsabile diretto dell’Amministrazione Economico-Idraulica); Tommaso Albergotti (primo commesso archivista, dal 1816); Jacopo Gugliantini (ingegnere in organico, 1816-1824); Alessandro Manetti (ingegnere idraulico in organico, 1816-1825 e 1838-1861); Lorenzo Corsi (aiuto ingenere in organico dal 1819; ingegnere dal 1825); Jacopo Frilli (1819); Francesco Fantechi (1824 ca.); Lorenzo Materassi (1828 ca.); Luigi Mazzoni, Francesco Cerretelli e Gastone Laparelli (periti di campagna, anni ’20- primi anni ’30 dell’800); Luigi Kindt (ingegnere granducale, 1832); Luigi Turchini (1837); Baldassarre Marchi (ingegnere granducale, 1838/1847); Francesco Renard (ingegnere granducale, 1844-49/1847); Alessandro Del Vita (geometra e perito in organico, 1845/1849/1856); Angiolo Falorni (ingegnere granducale, 1849); Luigi Galluzzi (ingegnere granducale, metà sec. XIX).

Riferimenti bibliografici e archivistici

Barsanti e Rombai, 1987; Breschi et Al., 1981; Di Pietro, 2005; Fossombroni, 1789/1835; Fossombroni, 1824; Guarducci, 2001; Guarducci, 2003; Guarducci, 2005; Istituto Geografico Militare, 1934; Manetti, 1823; Manetti, 1840; Manetti, 1849; Rombai, a cura di, 1993; Rombai, 1994; Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987. ASF, Scrittoio delle Regie Possessioni, Piante dello Scrittoio delle Regie Possessioni. Carte sciolte e Tomi, Piante Topografiche delle Regie Possessioni, Piante della Direzione Generale dell’Ufficio delle Acque e Strade, Miscellanea di Piante, Segreteria di Gabinetto; ASS, Quattro Conservatori, Quattro Conservatori. Mappe; ASA, Genio Civile. Direzione delle opere idrauliche di Valdichiana, Archivi di Acque e Strade. Direzione delle opere idrauliche di Val di Chiana, Archivio Fossombroni; ASP, Ordine di S. Stefano; BMF, Ms Cambray Digny; IGM, Collezione Fossombroni; SUAP Rat; SHAT, M. R.

Anna Guarducci (Siena)


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