Deputazioni sopra i corsi d’acqua (Stato di Lucca)

L’istituzione ha assunto nel corso del tempo le seguenti denominazioni:

Offizio sopra la Maona (1463-1576)

Offizio sopra la Foce (1576-1618)

Offizio sopra la Maona e la Foce di Viareggio (1618-1801)

Offizio sopra l’Ozzeri e Rogio (1545-1801)

Deputazione sopra il Nuovo Ozzeri (1768-1875)

Offizio sopra il Fiume di Camaiore (1453-1801)

Offizio sopra la Pescia di Collodi (1579-1801)

Offizio sopra la Maona/Offizio sopra la Foce/Offizio sopra la Maona e la Foce di Viareggio.La vasta pianura costiera che si apre, serrata ad oriente dalla catena delle Alpi Apuane, fra il fiume Magra e il Serchio, è sempre stata nei tempi antichi un territorio insalubre e caratterizzato da ampie zone umide che rendevano tutta la zona molto instabile e difficile da sfruttare a favore delle coltivazioni agricole. Fintanto che le condizioni amministrative e i diritti della città di Lucca sulle Marine di Viareggio e di Camaiore non si delinearono definitivamente, quest’area non fu mai interessata da un’opera completa di bonifica, e fino alla metà del XV secolo non si assistette a nessun risanamento se non di piccoli appezzamenti privati ad opera dei rispettivi proprietari.
Perso il possedimento del castello e porto di Motrone, però, la Repubblica di Lucca cominciò a pensare che fosse assolutamente necessaria una sistemazione di tutta la fascia costiera, avendo quest’idea un duplice valore: da un lato la bonificazione di quei luoghi avrebbe risolto non pochi problemi di assetto idrogeologico e sanitario, mentre da un altro si poteva predisporre la marina di Viareggio a sicuro ed efficiente scalo portuale ed unico sbocco al mare dello stato lucchese, in sostituzione di Motrone.
Fu così che, dopo dei tentativi mal riusciti eseguiti a partire del 1463, il Consiglio Generale decise di affidare l’opera ad una società detta Maona, formata da cittadini, “mettendo a disposizione di essa il terreno nel 1463 destinato alla bonificazione, eccettuandone i laghi e le fosse, a patto che dovesse eseguire a sue spese i lavori, e pagare il prezzo dei terreni de’ particolari. I lavori cominciati solamente nel 1506 […], furono terminati nel 1508, e nell’anno appresso se ne fece la spartizione fra i soci o maonisti, in 28 porzioni che si dissero Colonnelli, suddivisi ognuno in 12 particelle”.
I lavori eseguiti furono essenzialmente di canalizzazione e non di prosciugamento totale dei terreni, cosicché si rese il territorio atto alla coltivazione, ma ben presto la “mischianza delle acque salse colle dolci, favorita grandemente da que’ nuovi canali, guastò in tal modo l’aria de’ dintorni, già non buona, che i pochi abitanti ne menarono breve e malsana vita”. Con un progressivo spopolamento delle aree bonificate, anche le colture in breve tempo furono abbandonate e, neanche mezzo secolo dopo queste opere idrauliche, la zona tornò quasi nelle stesse condizioni idrografiche e insalubri iniziali.
Negli anni successivi furono elaborati nuovi studi e progetti di bonifica dell’area, il primo dei quali, nel 1565, affidato al tecnico Piero della Lena, comprendeva anche il riassetto della foce della Fossa di Viareggio che spesso si interrava e non permetteva un buono scolo delle acque. Il progetto prevedeva la costruzione di un canale che raccogliesse le acque che provenivano dal monte Quiesa e che, evitando con grossi argini che spagliassero nel padule, venissero convogliate nel Fosso di Viareggio, sì da aumentarne la portata ed evitare l’accumulo di detriti presso lo sbocco in mare. Ma anche questa soluzione non portò i risultati sperati, come del resto un secondo progetto, commissionato all’ingegnere olandese Guglielmo Raet, nel 1577, che propose di adottare delle tecniche già sperimentate nei Paesi Bassi, come l’arginatura delle zone di bonifica o l’utilizzo di pompe idrauliche per lo svuotamento della casse.
Tutte le operazioni che furono adottate fin dall’inizio, anche quelle commissionate e “appaltate” all’Offizio della Maona, erano comunque sempre state controllate da un consiglio di sei cittadini eletto dagli Anziani. In considerazione di ciò, possiamo a tutti gli effetti parlare di una vera magistratura che si prendeva cura della sistemazione della pianura costiera versiliese, come quella che nel luglio del 1576, fu ufficializzata riguardo al mantenimento e al consolidamento dello sbocco e scalo viareggino, ovvero l’Offizio sopra la Foce di Viareggio.
Successivamente, con decreto del 30 gennaio 1618, il Consiglio Generale riunì le due magistrature costiere in un’unica, che mantenne la doppia denominazione di Offizio sopra la Maona e la Foce di Viareggio, dapprima composta da tre membri cittadini, e poi aumentati a sei nel 1648.
“Può dirsi dunque che dal 1618 al 1801 facesse capo nell’Offizio della Foce la somma delle faccende riguardanti le terre, le acque, le strade e l’aria delle Marine lucchesi,” responsabilità che finalmente furono coronate da un progressivo successo dopo che fu ascoltato, nel 1735 e successivamente, il consiglio (già dato in passato da altri illustri ingegneri) del matematico veneziano Bernardino Zendrini che vedeva la risoluzione dei problemi nell’impedire l’ingresso delle acque salmastre all’interno dei canali di bonifica, ponendo delle cateratte basculanti alla foce del Canale della Burlamacca.
Come tutti gli Offizi della Repubblica lucchese, anche questo cessò le proprie attività nel 1801.

Offizio sopra l’Ozzeri e Rogio. L’Ozzeri e il Rogio sono due bracci del Serchio che, nella sua naturale conformazione, precedentemente cioè ai lavori che interessarono quel tratto che a nord di Lucca, si presentava fortemente anastomizzato: Ozzeri e Rogio si staccavano dal corso principale del fiume e per un certo tratto proseguivano nello stesso alveo, mentre in un secondo tempo facevano “gorgo presso la Pieve di S. Paolo, detta appunto in gurgite, per dividersi in due direzioni, una verso il Lago di Sesto, l’altra verso […] il Serchio”. Il braccio che scolava verso il Lago di Sesto veniva chiamato Rogio mentre quello che tornava ad immettersi nel Serchio era denominato Ozzeri.
Questo particolare assetto idro-morfologico fu la causa di molti allagamenti e danni alle colture.
Già dal XV secolo si trovano dei documenti che fanno riferimento alla formazione di speciali commissioni che avevano il compito di porre rimedio a tali avvenimenti. L’istituzione vera e propria dell’Offizio, però, che si prenderà cura della regimazione fluviale della pianura a sud e ad est di Lucca – che in seguito ai lavori eseguiti sul corso del Serchio aveva nel sistema Ozzeri-Rogio, non più collegato direttamente al fiume principale, comunque un canale di raccoglimento di tutti gli scoli del bacino che così scaricavano da una parte nel Serchio e dall’altra nel Padule – avviene in seguito alla legge del Consiglio Generale del 7 gennaio 1545.
Composta ordinariamente da tre membri eletti fra i cittadini di Lucca, la magistratura si occupò dell’assetto della rete idrica compresa fra il Padule di Sesto e il Serchio fino al 1801.

Deputazione sopra il Nuovo Ozzeri. I continui problemi idrologici che avvenivano nei territori circostanti il Padule di Sesto e quelli contermini all’Ozzeri e il Rogio – che erano sottoposti a due rispettivi Offizi – portarono, nella seconda metà del XVIII secolo, a più attento interessamento da parte dello Stato lucchese. Alla risoluzione di tale contingenza era interessato anche il Governo del Granducato di Toscana che, assieme a Lucca, cercava di promuovere delle valide alternative progettuali.
Nel confronto con lo stato vicino, il Consiglio Generale della Repubblica lucchese decise di affidare il compito ad una nuova deputazione che nasceva dalle competenze affiancate delle due magistrature già esistenti del Padule di Sesto e dell’Ozzeri e Rogio. Con decreto del 30 dicembre del 1768 quindi veniva istituito tale ente che, avvalendosi del personale già impiegato e di nuovi inserimenti opportuni a svolgere il lavoro richiesto, portò alla stesura di un’elaborata relazione in cui si delineava il progetto della costruzione del Nuovo Ozzeri, ovvero di un canale che avrebbe collegato il bacino del Lago di Sesto direttamente con la pianura costiera lucchese, passando sotto i monti di Balbano, per giungere a sfociare in mare presso Viareggio.
Questo studio venne sottoscritto dagli autori – i celebri matematici e idraulici Ximenes, Boscovich e Zanotti che proseguirono le idee già esposte da Giovanni Attilio Arnolfini – il 5 marzo del 1782, ma nonostante la validità del progetto e il consenso del Consiglio Generale a sostenere le spese, questa soluzione incontrò vari ostacoli. Fu così proposta una revisione del tracciato, nel 1784, ad opera del matematico Anton Maria Lorgna che confermava l’idea dello scolo diretto verso il mare, ma proponeva di by-passare i colli presso Filettole e non sotto Balbano.
Ma anche questi pareri non furono mai attuati perché maggiori interessi acquistarono le ipotesi promosse dal Granducato di Toscana. Infatti con la realizzazione della Botte sotto l’Arno, progettata dal matematico pisano Pio Fantoni e rivista da Alessandro Manetti, si arrivò nel 1859 alla realizzazione dell’emissario dalla parte della pianura pisana meridionale, e con le ultime relazioni del 1875, cessarono tutte le attività della deputazione lucchese.

Offizio sopra il Fiume di Camaiore e Offizio sopra la Pescia di Collodi. Queste due deputazioni si riferiscono a corsi d’acqua che, seppur di limitata grandezza, hanno sempre costituito un circoscritto ma costante pericolo per gli abitanti delle zone da loro percorse, a causa del loro carattere torrenziale e della scarsa presa di coscienza delle popolazioni sui reali pericoli che potevano recare.
La pianura versiliese, ad esempio, è stata per molto tempo attraversata in maniera del tutto libera dal fiume Camaiore, che spesso cambiava tracciato e vagava disalveato per tutto il territorio. Questo comportamento apportava, ovviamente, gravi disagi e ingenti danni alle terre coltivate e così il Consiglio Generale decretò, il 23 maggio 1453, che fosse istituita una commissione di cittadini che cercassero di risolvere queste problematiche. I lavori furono effettuati disegnando un corso ben preciso del fiume che lo convogliava verso la Fossa dell’Abate, per poi sfociare in mare, ma nel corso degli anni successivi tale sistemazione risultò essere molto precaria: a tal punto, che anche Alessandro de’ Medici si dovette lagnare ufficialmente con lo Stato lucchese per le soventi tracimazioni del Camaiore nel vicino territorio di Pietrasanta, appartenente a Firenze.
Il 15 luglio 1533 si provvide quindi all’istituzione di un nuovo offizio che ripristinasse l’assetto della zona. I lavori che scavarono un altro letto si svolsero in poco più di due anni, ma anche questa soluzione non portò i risultati aspettati.
La deputazione, composta da tre membri cittadini e eletta straordinariamente per risolvere queste problematiche contingenti, fu rinominata in vari anni successivi, tanto da divenire ben presto una magistratura ordinaria e perpetua, almeno fino al 1801, anno in cui fu soppressa.
Anche per quanto riguarda la Pescia di Collodi, la nascita e le vicende storiche dell’Offizio sono molto simili ai quelle dei precedenti enti, nonostante la deputazione si riferisca ad un fiume che, contrariamente a tutti gli altri fiumi non costieri che nascono dai monti lucchesi, non va a gravare sul bacino lacustre di Sesto, ma su quello della vicina Valdinievole. L’ente venne istituito per la prima volta nel 1579, dapprima straordinariamente al fine di risolvere dei problemi di disalveamento e tracimazione, e successivamente trasformato in Offizio stabile (con decreto del 12 settembre 1600) fino al 1801.

Produzione cartografica

Offizio sopra l’Ozzeri e Rogio. La cartografia prodotta da questo Offizio fu soprattutto di corredo agli studi e ai progetti che venivano eseguiti o proposti. A tal riguardo, sono conservate delle relazioni di vari ingegneri, quali Eustachio Manfredi (1730) e Bernardino Zendrini (1735), che proponevano di erigere delle cateratte allo sbocco dell’Ozzeri per impedire gli allagamenti dovuti ai rigurgiti del Serchio verso il Padule di Sesto (ASLu, Offizio sopra l’Ozzeri e Rogio, 29).

Cartografia della Deputazione sopra il Nuovo Ozzeri. La produzione è costituita essenzialmente da relazioni e perizie fatte per gli studi di una valida alternativa allo scolo delle acque del Padule di Sesto. Tra le altre, è da segnalare la Memoria sopra il Lago di Sesto o Bientina, raccolte per la Deputazione de’ Nove Spettabili Cittadini eletti per l’esame del Progetto del Nuovo Ozzeri da G. At. Arnolfini (ASLu, Deputazione sopra il Nuovo Ozzeri, 3): nella relazione sono presenti varie carte, fra cui della copie di mappe più antiche, quali Copia di un antico disegno rappresentante i laghi di Sesto, di Bientina e di Valdinievole dell’anno 1450 circa (ASLu, Deputazione sopra il Nuovo Ozzeri, 3, tav. IV); Copia di un altro disegno, il cui titolo è come appresso: copia di un disegno vecchio, in qualche parte difettivo, e non proporzionato e di più vi si trova nota ch’è di commissione dello Sp.le Off.e dell’Entrate. S’è copiato nell’infrascritta forma, nonostante che in qualche parte manchi di perfezione (ASLu, Deputazione sopra il Nuovo Ozzeri, 3, tav. V).

Operatori

Le maestranze che prestarono le loro competenze al servizio di uffici e deputazioni sono state numerose, e sono da segnalare personalità molto importanti quali: Eustachio Zanotti (1777-1781); Leonardo Ximenes (1777-1781); Ruggiero Boscovich (1781); Giorgio Martinelli ingegnere (1777-1778); Michele Saverio Flosi (ingegnere, 1777-1778); Rocco Francesconi (ingegnere, 1777-1778); Francesco Butori (ingegnere, 1777); Anton Maria Lorgna (1784).

Riferimenti bibliografici e archivistici

Azzari, 1993, pp. 161-193; Azzari, 2001, pp. 89-106; Barsanti, 1987; Barsanti e Rombai, 1986; Barsanti e Rombai, 1994; Bongi, 1872-1888; Boncompagni e Ulivieri, 2000; Caciagli, 1984; Gallo, 1993; Nepi, 2003; Nepi e Mazzei, 2001. Ricchi fondi specifici dell’ASLu, specialmente Offizio sopra l’Ozzeri e Rogio e Deputazione sopra il Nuovo Ozzeri.

G. Ta.


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