Fortezze e Fabbriche (Granducato di Toscana)

L’istituzione ha assunto nel corso del tempo le seguenti denominazioni:

Amministrazione delle Regie Fortezze e Fabbriche (1548-1553 circa)

Scrittoio delle Fortezze e Fabbriche (1553 circa-1739)

Scrittoio delle Reali (Regie) Fabbriche (1739-1849)

Creata nel 1548 da Cosimo I, l’Amministrazione delle Regie Fortezze e Fabbriche può essere considerata il primo nucleo dal quale si forma negli anni immediatamente successivi lo Scrittoio delle Fortezze e Fabbriche, a cui è demandato il compito di provvedere alle necessità di tutte le fortificazioni toscane, governandole e fornendole di approvvigionamenti e guarnigioni. Lo Scrittoio, che risulta in attività gia nel 1553, ha inoltre l’incombenza di sovrintendere a tutte le fabbriche ”particolari” di proprietà granducale, assegnando gli stanziamenti necessari e controllando l’esecuzione dei lavori necessari e le maestranze impiegate.
Con la riorganizzazione in forma stabile di questo ufficio, negli ultimi anni del Cinquecento, vengono definite le due cariche direttive di Soprintendente e Provveditore Generale delle Fortezze, a cui fanno riferimento soprintendenti e provveditori regionali, incaricati di controllare l’efficienza delle strutture e dei rifornimenti militari (ASF, Miscellanea Medicea, f. 413, c. 437: “Niccolò Arrighi, Teatro di Grazia e Giustizia”, 1695).
Nella prima metà del XVII secolo, la carica di Soprintendente Generale è tenuta per un lungo periodo da Giovanni de’ Medici, Marchese di S. Angelo, figlio naturale di Cosimo I, mentre fra i provveditori spiccano i nomi di Andrea Arrighetti, matematico e fisico, e dell’ingegnere Pietro Guerrini, protagonista di un lungo viaggio intrapreso per ordine di Cosimo III attraverso l’Europa.
Dopo l’estinzione della dinastia medicea e il passaggio della Toscana ai Lorena, con mp del 26 aprile 1739 viene soppresso lo Scrittoio e le sue incombenze ripartite in quattro diversi dipartimenti: il Comandamento di guerra, lo Scrittoio di direzione generale delle fortificazioni, artiglierie, arsenali, lo Scrittoio di fabbriche civili, fontane, getti d’acque e infine lo Scrittoio dei giardini. Le fabbriche militari sono affidate alla gestione della Direzione generale dell’artiglieria e fortificazioni, diretta dal colonnello Odoardo Warren, a cui fa capo, a partire dal 1759, data della sua istituzione, anche il l’ufficio del Genio militare; a sovrintendere alle fabbriche civili è nominato l’architetto lorenese Jean-Nicolas Jadot, mentre Luis Ferdinand Gervais diviene Direttore e Disegnatore dei giardini.
Dato che nel tempo, lo Scrittoio vede ampliare le proprie incombenze dalle sole fortificazioni ai palazzi granducali e agli allestimenti di feste e cerimonie, dopo aver attinto per il personale da altre magistrature, a partire dalla metà del secolo può contare su un organico tecnico costituito da un certo numero di maestranze fisse, un ingegnere delle fortezze e un aiuto dell’ingegnere. La gestione delle fabbriche civili e la manutenzione delle fortezze e degli edifici della Direzione generale d’artiglieria e fortificazioni è affidata a società di privati, con contratti di appalto generale.
L’attività di architetti e ingegneri alle dipendenze dello Scrittoio è regolata da apposite istruzioni, in funzione del controllo che il tecnico è tenuto a esercitare sugli appalti. Le istruzioni del 1741, che definiscono i compiti degli architetti tenuti a «levar le piante, alzate e profili di tutti i Palazzi, Ville e altre fabbriche e Condotti e fontane di S.A.R.», vengono variate il 17 agosto 1789.
Dopo che nel 1763 è abolito il sistema degli appalti, riportando tutti gli edifici sotto il diretto controllo dello Scrittoio, il 26 giugno 1765, una revisione delle funzioni dei dipartimenti porta alla soppressione dell’ufficio destinato alla gestione dei giardini, riassorbito nello Scrittoio delle Fortezze e fabbriche. Nella complessiva revisione delle magistrature, voluta dal granduca Pietro Leopoldo, nel 1777 il Corpo degli Ingegneri Militari passa dalla Direzione d’Artiglieria, a cui era stata demandata sino a quel momento l’amministrazione delle fabbriche militari, allo Scrittoio medesimo. Da questo momento ricadono sotto il controllo dello Scrittoio delle Reali Fabbriche, oltre ai palazzi e le ville reali, la gestione delle fortezze e di tutti i beni militari, le fabbriche sanitarie, le fabbriche doganali, le darsene e i porti marittimi. Nel 1794 la sua competenza viene estesa alle fabbriche dipendenti dall’Amministrazione generale delle regie rendite e dall’Ufficio generale delle poste del Granducato, di cui acquisisce anche gli archivi. Compito dello Scrittoio è inoltre quello di predisporre progetti e relazioni, anche su richiesta della Segreteria di Stato, della Segreteria di Finanze, della Segreteria di Guerra e dell’Ufficio della Guardaroba, che non dispongono di uno staff tecnico proprio.
Sottoposto al Conservatore dei reali palazzi e ville, dal 1802 al 1808, anno in cui viene soppresso dal governo francese che ne demanda i compiti ai Dipartimenti o Prefetture, lo Scrittoio delle Fortezze e Fabbriche riprende la propria attività nel 1814, all’indomani del ritorno dei Lorena dopo la restaurazione, continuandola sino al 9 dicembre 1849, quando le sue incombenze sono definitivamente assegnate alla Direzione dei lavori di acque e strade.

Produzione cartografica

Il fondo documentario conservato presso l’ASF, che copre il periodo 1602-1849, composto da 335 pezzi, è inventariato secondo due diverse sezioni Fabbriche Medicee e Fabbriche Lorenesi. L’ampio spettro di incombenze che, nel tempo, furono affidate allo Scrittoio giustifica il gran numero di documenti cartografici, disegni e piante, che ci sono pervenuti allegati alle pratiche conservate nel fondo, recentemente (2000) catalogati in un inventario analitico fornito di indice alfabetico per località e per autori.
Si tratta di una documentazione di notevole interesse che illustra una gran parte dei lavori di costruzione, trasformazione e restauro effettuati nel corso di circa due secoli e mezzo sugli immobili di proprietà dello stato, sia civili (ville, residenze granducali, edifici pubblici) che militari (fortezze, torri costiere, opere di difesa).
Fra i disegni più antichi conservati nel fondo vi sono il progetto relativo alla ristrutturazione della Rocca di Pietrasanta, redatto da Raffaello del Bianco agli inizi del Seicento (ASF, Scrittoio delle Fortezze e fabbriche Fabbriche lorenesi,1930/258) o quelli di Annibale Cecchi per la costruzione di nuovi baluardi alle mura di Firenze del 1654 (Id., 1933) o per il consolidamento del Baluardo del Maggiore a Portoferraio del 1657 (Id., 1933/694).
Nel corso del Settecento, il passaggio dai Medici ai Lorena comporta uno sforzo di aggiornamento della cartografia per quanto riguarda le strutture di proprietà pubblica e, in particolare, di quelle militari, che proseguirà nell’Ottocento.
Per dare un’idea della vastità tematica della cartografia prodotta dall’ente, basti ricordare che essa riguarda oltre alle difese, vedi la Pianta del Forte San Pietro situato a Livorno (Id., 2001/135) e la Pianta dimostrativa una porzione di Portoferraio (Id., 2002/4), entrambe della fine del XVIII secolo, o per il periodo successivo la Pianta del Forte Focardo e dei terreni adiacenti, del 1830, che illustra una delle realizzazioni secentesche spagnole all’Isola d’Elba (Id., 2124/27), anche i problemi idraulici, relativi fra gli altri alla costruzione di un nuovo canale a Pisa nel 1749 (Id., 1943/195), alla regimentazione dei fiumi, il Serchio nel 1761 (Id., 1951/744), l’Arno nel 1774 (Id., 1953/889), il Montone a Terra del Sole, di Annibale Cecchi nel 1657-1668 (Id., 1928/64) e 1768 (1956/121), la Magra a Pontremoli nel 1775 (Id., 1961/625). Numerose inoltre le rappresentazioni cartografiche di insediamenti e porzioni di territorio, come le piante di Terra del Sole del 1722 (Id., 1940/1646), della Darsena e della Linguella del 1749 (Id., 1943/170), e delle saline delle Joie di Portoferraio del 1751 (Id., 1945/258), del tratto di mare fra Talamone e Porto S. Stefano, di Alessandro Nini del 1804 (Id., 2038/23), di Livorno di Antonio Piemontesi detto Baleggio di Vienna del 1804 circa (Id., 2039/15), di Pitigliano di Alessandro Doveri del 1820 (Id., 2082/11), del litorale di Forte dei Marmi di Francesco Riccetti del 1822 (Id., 2082/19), di Rio Marina all’isola d’Elba del 1844 (Id., 2190/182).
Tra Sette e Ottocento l’attenzione si appunta sulla rete stradale, vedi la pianta delle Strade Regie che collegano Firenze con Viterbo e Perugina del 1824 (Id., 2092/7), o verso i processi di ammodernamento delle città e in particolare della capitale, con la costruzione del nuovo cimitero di Trespiano del 1784 (Id., 1997/606), e l’apertura di nuovi quartieri, come quello di Barbano presso la Fortezza da Basso del 1849 (Id., 2216A/219).
Una parte significativa dell’apparato grafico di ausilio alle pratiche evase dallo Scrittoio è inoltre conservato, come carte sciolte, in ASF, Piante dello Scrittoio delle Fortezze e Fabbriche,di cui esiste un inventario sommario. Il fondo è composto di 666 pezzi, fra piante e registri per un totale di circa 1.500 disegni, che coprono un arco di tempo che va dal 1548 al 1851, anche se la maggior parte è riferibile al periodo lorenese. Si rimanda alla Description de la Citadelle de S Jean Baptiste de Florence del 1737 (Id., 549) o al Progetto per il rafforzamento delle difese dell’area grossetana con la costruzione di nuove fortezze lungo il fiume Ombrone e alla Pianta dei lavori nuovi fatti fuori e dentro della porta nuova di Grosseto del 1755 (Id., n. 550). Notevole il corpus delle carte che documentano la situazione di fatto del maggiore porto toscano, vedi la Carte de la rade de Livourne Leveé en 1795 par le Cap. Sean Kint (Id., cart. V 1 A3), e le trasformazioni ottocentesche subite dalla città, relative alla costruzione della nuova cinta muraria, la realizzazione delle porte, le lottizzazioni dei terreni dopo le demolizioni dell’antica cinta, i nuovi ponti, i fossi, la darsena, i nuovi sobborghi. Si devono all’ingegnere Luigi Bettarini sia una pianta della città con indicazione delle mura da smantellarsi del 1850 (Id., cart. V 1 A3) che il Progetto di demolizione delle fortificazioni sulla darsena e sul fosso reale di Livorno all’oggetto di riunire la nuova alla vecchia città (Id., cart. VII 8 H4).

Operatori

Nel fondo documentario conservato presso l’ASF, nelle due diverse sezioni Fabbriche Medicee e Fabbriche Lorenesi, compaiono ben 123 autori di disegni fra ingegneri, architetti, agrimensori e periti che, a vario titolo, prestarono la loro opera nell’ambito dello Scrittoio.
Si è già avuto modo di ricordare i nomi di Raffaello del Bianco, Annibale Cecchi, Alessandro Nini, Antonio Piemontesi detto Baleggio, Alessandro Doveri, Francesco Riccetti, il capitano Sean Kint, e Luigi Bettarini.
Un’analisi sistematica dei fondi archivistici dimostra che, ad esempio, nella prima metà dell’Ottocento furono alle dirette dipendenze dell’ente gli architetti Luigi Bettarini, Antonino Benini, Luigi Bosi, Giuseppe Cacialli, Lodovico Chantreau, Mariano Falcini, Domenico Giraldi, Luigi Grassi, Giuseppe Martelli, Filippo Nini, Fabio Nuti, Giovanni Pacini, Pasquale Poccianti, Vincenzo Ricci, per lo più impiegati a Firenze, Alessandro Doveri a Siena, Francesco Riccetti a Pisa, Luigi Bettarini a Portoferraio, Giuseppe Ciulli e Angiolo Caprilli a Orbetello, Francesco Leoni a Piombino, Giuseppe Franchini e Alessandro Manetti a Volterra, Giovanni Pacini a Livorno.

Riferimenti bibliografici e archivistici

Cresti e Zangheri, 1978; Guida generale degli Archivi di Stato Italiani, 1983, vol. II; Martelli, 2005; Martelli, 2005; Orefice, 2002; Orefice, 2005; Peroni, 1936; Pietro Leopoldo d’Asburgo Lorena, 1969, I; Toccafondi e Vivoli, 1987; Zangheri, 1978; ASF, Miscellanea Medicea; ASF, Scrittoio delle Fortezze e fabbriche Fabbriche lorenesi; ASF, Piante dello Scrittoio delle Fortezze e Fabbriche.

Gabriella Orefice (Siena)


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