De Vito Piscicelli, Francesco

Francesco De Vito Piscicelli
N. Reggio Calabria 13 settembre 1766
M. Castellammare di Stabia 9 marzo 1833

Relazioni di parentela:

Ente/istituzione di appartenenza:
Qualifica: Colonnello Direttore Generale Ponti e Strade

Biografia:
Nato a Reggio Calabria da nobile famiglia marchesale il 13 settembre 1766, muore a Castellammare di Stabia il 9 marzo 1833 nel Quartiere S. Ferdinando (ASN, Fondo privato, Archivio De Vito Piscicelli Taeggi, b. n. IV), dopo essere andato in pensione alla fine del 1824.

Produzione scientifica:
Nel 1814 è membro di una Commissione che, su incarico del Murat, esamina il progetto del Carpi su un lazzaretto a Miseno e uno a Nisida. Nel 1816 scrive un Rapporto / Sul progetto della Batteria di Costa / di Agropoli / Del colonnello Piscicelli Ispett[ore] Ge[nera]le / del Genio / Signor Presidente, riportato per la prima volta dal Caffaro (1989, pp. 8-16), nel quale dimostra di conoscere il territorio e saperne valutare l’importanza ai fini strategico-militari, prospettando «la stretta relazione esistente tra insediamenti difensivi e conformazione del territorio» (CAFFARO, 1989, p. 18). «Difficilmente [continua lo studioso] considerando le concezioni generali della strategia del tempo, l’autore del Rapporto avrebbe potuto sviluppare il passaggio dal concetto di una difesa attiva – incentrata sulla fortezza e perciò ancora globalmente statica – al concetto innovatore di “difesa elastica”» (CAFFARO, 1989, p. 18). In occasione del ripristino della Scuola di Applicazione (1818), ne compila il nuovo Statuto. Nello stesso anno, inserendosi nella problematica dei cimiteri, nella quale Luigi Oberty svolse, sul piano architettonico, il ruolo che il Pindemonte ebbe su quello letterario, su disposizione di Ferdinando I, redige un progetto di un camposanto-tipo per comuni di 8000 abitanti, che è poi l’unico rimasto di 17 schemi simili, tutti completi di stato estimativo, per comuni di diverso numero di abitanti (BUCCARO, 1992, p. 150 e 152 e fig. 126).
In grazia anche delle competenze acquisite frequentando, nel 1798, il già citato corso di perfezionamento in Francia presso l’Ècole des Ponts et Chaussées (GILLISPIE, 1983, p. 587), così come era accaduto a Francesco Costanzo in precedenza, nel 1817 viene nominato direttore del Corpo di Ponti e Strade, che poi – sotto i colpi delle critiche sul fallimentare andamento dei lavori pubblici (in verità non imputabile alla persona, ma alla struttura, come onestamente riconoscerà lo stesso Afan de Rivera) – fu da lui abolito e modificato in Direzione Generale (sugli ampi e delicati compiti del direttore, cfr. DI BIASIO, 1993, p. 232). Nella nuova veste, la scuola avrà un corso biennale anziché triennale e sarà «più uno strumento informativo che formativo» (DI BIASIO, 1993, p. 232). «Indipendentemente dall’impegno profuso nella realizzazione delle opere pubbliche [scrive ancora, forse troppo calcando i toni detrattivi, il DI BIASIO, 1993, p. 232], però, con Piscicelli si impone un generale ripensamento sulla funzione e sulla struttura del Corpo […] che si traduce in un chiaro processo di involuzione». E a p. 52: «Da una parte l’involuzione riguarda gli aspetti più propriamente tecnici, relativi alla progettazione, alla realizzazione ed alla gestione delle opere pubbliche, e dall’altra comporta una drastica riduzione dell’organico degli ingegneri ed un sensibile rimaneggiamento delle loro funzioni». Continuando: «Non a caso alla soppressione del Corpo come istituzione collegiale organizzata gerarchicamente, alla forte riduzione dei suoi ingegneri ed alla conseguente scomparsa del Consiglio d’arte e delle Ispezioni rispondono la nascita delle Deputazioni alle opere pubbliche provinciali e quella della non ancora ben definita figura dell’ingegnere provinciale». Nel 1819 firma il progetto della strada regia da Bari a Modugno. In funzione di incaricato del governo lo troviamo, ai primi del 1819, insieme all’Intendente di Avellino e due deputati alle opere provinciali, in una commissione deputata a trovare l’edificio o il sedime adatti ad accogliere il Real Collegio di Avellino, voluto da Giuseppe Bonaparte (legge 30 marzo 1807) «per la educazione ed istruzione della gioventù nella scienza e nelle arti» (MASSARO online, 2002, pp. 70-71). Lo troviamo ancora impegnato ad approvare il modello di carcere panoptico presentato in progetto nel 1821, da lui definito «utile alla morale e alla minorazione de’ delitti del Regno», sì da farlo ratificare da Ferdinando I nel 1822 per il carcere di Avellino (BUCCARO, 1992, p. 112). In difficoltà per gli scarsi finanziamenti erogati alle opere relative agli scali dell’Adriatico, cui sovrintende (BUCCARO, 1992, p. 84, nota 147), nella qualità di direttore si oppone, nel 1821, al progetto dell’ingegner de Fazio sul molo isolato di Barletta, dove quegli intendeva aprire dei trafori, con l’appoggio dell’intendente di Bari (BUCCARO, 1992, p. 85, nota 148). Quindi, coi fatti, dimostra equanimità nel sostenere la preminenza del fatto tecnico su quello politico, pur essendo un sostenitore del decentramento. Tale atteggiamento lo tenne fuori dalle epurazioni seguite ai moti costituzionali del 1820-21 (De NEGRI, 2003).
È colui che ha preceduto Afan de Rivera nella carica di Direttore della Scuola di Applicazione (TORRACA e altri, 1924, p. 625). Condivise i valori e i fini della istituzione di cui fu direttore: «senza emulazione e speranza di ascenso [scriverà in una lettera del 1823 al Ministro delle Finanze] non è presumibile che si possa sostenere ne’ corpi scientifici l’amore del travaglio e il desiderio di distinguersi» (FOSCARI, 1995, p. 93). Ne conseguiva il principio che nessun dipendente fosse inamovibile, anzi vigeva la regola dei trasferimenti, specie di coloro che ricoprivano qualifiche direttive: molto rigore in questo dimostrò il Piscicelli (FOSCARI, 1995, pp. 102-103). Niente di diverso, dunque, nemmeno da quanto sosterrà il suo più illustre successore, Carlo Afan de Rivera. Come Afan era un versatile sperimentatore, con qualità di pianificatore, capace di illustrare le sue ricerche in dotte e lucide relazioni. Occupandosi, ad esempio, del problema del reperimento di legname adatto ai navigli borbonici, a seguito di esperimenti condotti tra il 1793 e il 1794 (DE VITO PISCICELLI, 1819), appurò che «il legno stagionato nell’acqua minerale di Castellammare per sei od otto mesi, esposto all’aria per altri due mesi in magazzini coperti, aveva acquistato un rilevante grado di asciuttezza, senza che si avessero gli spacchi e le fenditure profonde reperibili quando si fosse lavorato appena giunto dal bosco» (NATELLA, 1977, p. 580, nota 1).
Di tutti i tecnici incontrati in questo excursus è quello che a maggior ragione può esser definito anche un cartografo di professione, entro il vasto raggio di competenze che dimostra peraltro di possedere, nel settore civile e militare (strade, monumenti, cimiteri, carceri, piazzeforti, porti, bonifiche). Valga solo qualche esempio. Quando nel 1813, ossia durante il Decennio napoleonico, «venne deciso di eseguire un ulteriore lavoro di ricognizione sulle comunicazioni esistenti o progettate e sulle batterie stabilite lungo la costa per la loro difesa; la Carte Militaire che ne sortì venne realizzata dall’ispezione del Genio, diretta appunto dal tenente colonnello Francesco De Vito Piscicelli. La carta rimase manoscritta, in quanto strumento interno di lavoro, ma tale circostanza non impedì comunque agli autori, ingegneri del Genio, di curare con particolare attenzione la parte grafica dell’elaborato: cartigli, scala, legenda, orografia e scritture sono tutte realizzate con grande cura e chiarezza» (VALERIO, 1993, p. 215. Ibidem, in nota 30, ulteriori elementi di lettura tecnico-contenutistica sulla carta militare, conservata in BNN, Palatino LXII; alla p. 214 buona riproduzione di particolari della stessa carta).


- DE VITO PISCICELLI F., “Memoria sulla conservazione del legname di quercia per Francesco De Vito Piscicelli Colonnello del Real Corpo del Genio”, in Atti della Reale Accademia della Scienze di Napoli, Napoli, 1819, pp. 127-141.


Produzione di cartografia manoscritta:
- Pianta del tratto della strada di Melfi da Parolise a Malopasso all’imboccatura del Piano di Volturara (1818).
ASAV, Fondo Intendenza Principato Ultra, b. 139.

- Pianta Topografica del tratto della Strada di Amalfi che unisce Majuri ed Atrani presso il sito di Castiglione (13 marzo, 1819).
ASN, Fondo Intendenza (Carte in corso di riordinamento).

- Piante Geometriche de’ tre Tempii famosi dell’antica Città rinomata di Pesto; Pianta dell’Anfiteatro Campano, e del Recinto che si progetta onde conservare i Ruderi esistenti, (1819-20).
ASN, Fondo Ministero Pubblica Istruzione, Real Museo Borbonico e Sovrintendenza degli scavi, b. 326, Fasc. 1.

- Stato dei lavori della strada delle Calabrie (31 ottobre 1823).
ASN, Archivio Borbone, 308/240.

- Progetto di Camposanto-tipo (figura 126 in Buccaro, 1992).

- Progetto di strada regia da Bari a Modugno, 1819 (ivi).

- Progetto di Carcere Panoptico, 1821 (ivi).

- Stato dei lavori della strada delle Calabrie (31 ottobre 1823) (figura 111 in ALVINO, 2003).
ASN, Archivio Borbone, 308/240 (figura 111 in Buccaro, 2003).

Produzione di cartografia a stampa:

Fonti d’archivio:

Bibliografia:
- Scrutinio di Francesco de Vito Piscicelli, direttore generale di Ponti e strade, a seguito dei moti costituzionali del 1820-1821 (18 maggio 1821)
ASN, Giunta di scrutinio, 10/1223

- Certificato di liquidazione di pensione in favore di Francesco De Vita Piscicelli
Si certifica che al foglio 27 del Registro n. 144 degli Assienti della Tesoreria Generale di Napoli risulta quanto segue:
D.r F. de Vito Piscicelli Direttore Generale dei Ponti e Strade col mensuale soldo di ducati 268 e grana 34 giusta i Regi Decreti 25-1-1817, 8 ott. 1818 e 18 novembre 1822.
Il suddetto con Regio Rescritto 18 ottobre 1824 ha ottenuto il ritiro della carica
suddetta dovendosi ritirare la pensione ai termini della legge 3 mag¬gio 1816.
ASN, Sezione Amministrativa, Napoli 30 settembre 1940- XVIII

Testi citati
n. 1; n. 8; n. 14; n. 16; n. 29; n. 30; n. 33; n. 41; n. 48; n.60; n. 69; n. 78; n. 87; n. 93; n. 97.

Rimandi ad altre schede: Luigi Oberty

Autore della scheda: Vincenzo Aversano


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