Giunta deputata alla riforma del Compartimento Provinciale Provinciale (31 marzo 1771-maggio 1775) (Granducato di Toscana)

La Giunta o “deputazione” fu istituita con motuproprio 31 marzo 1771 per procedere – proprio mentre si stava progettando la grandiosa riforma comunitativa che di lì a pochi anni avrebbe ridisegnato radicalmente l’assetto delle autonomie locali della Toscana (con l’accorpare i circa 3000 soggetti tradizionalmente esistenti in sole 201 unità di base) – alla riforma dell’amministrazione periferica della giustizia, attraverso la riorganizzazione profonda e razionale del territorio, ossia delle “province giudiziarie”, in cui era suddiviso il Granducato: vale a dire, i vicariati o circoscrizioni giudiziarie penali con la maglia più fitta delle sotto province giudiziarie civili, o podesterie, che di regola accorpavano ciascuna varie comunità.
La Giunta deputata era costituita dai funzionari Pompeo Neri (illuminista ben noto, soprattutto per la parte rilevante avuta nella realizzazione del catasto teresiano), Giuseppe Pelli Bencivenni, Tommaso Piccolomini e Stefano Querci.
Il granduca Pietro Leopoldo raccomandava – nelle istruzioni allegate al motuproprio – di prestare particolare attenzione all’organizzazione geografica del Granducato, per stabilire delle nuove province e per abrogare quelle vecchie, per localizzare le nuove sedi giudiziarie in posizioni centrali e facilmente raggiungibili mediante la viabilità, oltre che per trasferire comunità o parrocchie da una provincia all’altra e per eliminare le tante isole amministrative o “salti” esistenti. Tra gli obiettivi fondamentali dell’operazione c’era quello per cui ciascun comune e addirittura ciascun popolo “resti distintamente conosciuto e separato dagli altri a tutti gli effetti di ragione con l’ordine geografico” (ASF, Consulta poi Regia Consulta, f. 465, cc. 2-3).

Per il buon successo di tale impegnativo compito era fondamentale per la Giunta disporre di cartografi che possedessero – oltre alle indispensabili qualità tecniche – vere e proprie conoscenze e attitudini geografiche, vale a dire cultura territoriale e capacità di lavoro sul terreno.
Data la scarsa conoscenza della geografia toscana, “Neri rivendicò l’impiego degli ingegneri come un mezzo di imprescindibile importanza per cogliere le strutture territoriali” (Stopani, 2001, p. 33), e la scelta cadde su tre ingegneri architetti granducali di grande esperienza e considerazione: in primo luogo Ferdinando Morozzi, che si era già occupato del problema fin dal tentativo della Reggenza del 1751 diretto dal funzionario Gaetano Canini (Morozzi aveva allora redatto mappe generali e particolari, e anche nel 1771-75 spettò a lui la maggior parte del lavoro), e successivamente Francesco Bombicci e Giovanni Franceschi, vale a dire il fior fiore della burocrazia tecnica granducale dell’epoca.
Sappiamo che Morozzi, nella prima fase del lavoro, impiegò 64 giornate “in campagna” (dal 7 ottobre all’11 novembre 1771), percependo “lire 10 al giorno per vitto e dieta, e il rimborso delle spese vive delle vetture”, per condurre le visite alla Romagna Granducale, alle Podesterie di Pontassieve, Dicomano, S. Godenzo, e a quelle dell’Aretino, del Valdarno di Sopra, del Chianti (ASF, Consulta poi Regia Consulta, f. 469, cc. 72-74).
Morozzi presentò una prima relazione il 12 febbraio 1772 sul lavoro già svolto nella Toscana nord-orientale, con tanto di puntuali descrizioni geografiche (corredate da cartografie) per ciascuna delle località abitate anche piccole e per ciascuna comunità (ASF, Consulta poi Regia Consulta, f. 481, cc. 227-230): tale memoria costituì la base del motuproprio del 30 settembre 1772 che riorganizzava il sistema provinciale limitatamente al territorio dell’antico Stato Fiorentino.
Il granduca, allora, il 15 ottobre 1772, incaricò Morozzi di eliminare le isole amministrative, vale a dire le aree e i luoghi dipendenti da un tribunale che si trovavano all’interno di altre circoscrizioni giudiziarie: il tutto doveva avvenire mediante il disegno di “una pianta dimostrativa di questi territori intralciati per ridurre ogni giurisdizione a un circondario unico e semplice”, con indicazioni circa l’estensione di ogni isola e il numero delle case e degli abitanti, con tanto di riferimento alle rispettive parrocchie.
Il lavoro richiese molto tempo e, dal gennaio 1773, il Morozzi poté contare sulla collaborazione di Bombicci e Franceschi, che si suddivisero col primo il territorio granducale da visitare e analizzare: Morozzi il circondario di Firenze e i vicariati di Certaldo, S. Gimignano, S. Miniato, Empoli, Prato, Pescia, Pistoia, Montagna, Radda e S. Giovanni; Franceschi i vicariati di Monte S. Savino, Sestino, Bagno, Rocca S. Casciano, Modigliana, Marradi e Poppi; Bombicci quelli di Pisa, Lari, Campiglia e Volterra.
Le visite dovevano essere mirate, cioè finalizzate alla risoluzione dei casi “dubbiosi” che la Giunta aveva provveduto ad elencare in tre distinti documenti “relativi alle circostanze dei luoghi e consegnati, sotto forma di precise istruzioni, a ciascun ingegnere; per ogni situazione visitata, i tre operatori dovevano produrre le piante e le osservazioni necessarie “per correggere i respettivi circondari” (ASF, Consulta poi Regia Consulta, f. 469, cc. 62-69).
I tre ingegneri poterono consegnare le relazioni con le mappe dei “salti” e le altre documentazioni prodotte fino al 1775 (ASF, Consulta poi Regia Consulta, f. 488, cc. 63-691. Altre piante in ivi, f. 475 e in ASF, Segreteria di Finanze. Affari anteriori al 1788, f. 905).
Il lavoro non era tuttavia concluso, perché l’insorgere di reclami da parte degli abitanti di questo o quel centro abitato che si dimostrarono insoddisfatti delle soluzioni adottate spinsero la Giunta a spedire nuovamente Morozzi, nei primi mesi del 1775, in varie località del Granducato, per verificare la fondatezza delle lamentele e delle richieste alternative da parte della popolazione, con tanto di redazione di ulteriori memorie spesso illustrate da mappe. E finalmente, il 18 maggio 1775, la Giunta poté approvare il nuovo assetto delle province giudiziarie dello Stato Vecchio di Firenze, con a grandi linee l’indicazione dei confini delle medesime che poi dovevano essere dettagliatamente stabiliti sul terreno, con il contributo obbligatorio degli stessi vicari territorialmente interessati. Si prescriveva anche che nelle relative memorie fossero descritti “tutti i confini reali di fiumi, strade e sommità di monti che sono soliti formare la linea di divisione tra i diversi territori e tutti i termini manufatti che converrà piantare per indicare le linee mentali a cui conviene ricorrere quando la linea di divisione si stacca e si allontana dai confini reali”. A questo punto, “tutta la divisione del territorio sarebbe regolare e potrebbe farsi la pianta geografica di ogni giurisdizione e di ciascheduna comunità in cui restasse divisa” (ASF, Consulta poi Regia Consulta, f. 475, c. 147 ss.).
In effetti, considerando tutta l’operazione della riforma provinciale – più ancora di quella comunale – si deve riconoscere che “è l’uso della cartografia che marca la distanza rispetto alla riforma guidata da Gianni [cioè la comunale e] la carta rappresenta qui uno strumento di conoscenza e un mezzo tecnico di pianificazione”, oltre che come futuro “ostacolo alle nuove dispute che sogliono insorgere tra confinanti” (Stopani, 2001, pp. 31 e 41).

Produzione cartografica

Come già enunciato, le decine di relazioni degli ingegneri Morozzi, Bombicci e Franceschi sono spesso corredate da carte o disegni cartografici più o meno parziali del territori analizzati e specialmente dei “salti”. Tra queste rappresentazioni, spicca la Pianta del Vicariato di Bagnone, Ferdinando Morozzi, 1772, che servì ottimamente a stabilire la nuova sede vicariale, appunto a Bagnone, “più nel centro del Capitanato di quel che sia Castiglion del Terziere” (ASF, Consulta poi Regia Consulta, f. 467, c. 535); per il resto, lo stesso Morozzi rilevava che nelle mappe in genere non era riprodotto “il vero preciso confine”, e che esse erano puramente “dimostrative”, perché di necessità eseguite a scala troppo piccola per decidere “se una casa vada levata o no da qualche giurisdizione o se il podere deva esser tagliato dalla linea dei termini o da un borro o da una strada” (ASF, Consulta poi Regia Consulta, f. 488, c. 97).

Operatori

Ferdinando Morozzi (ingegnere e architetto, in carica dal 1771); Francesco Bombicci (ingegnere, in carica dal 1773); Giovanni Franceschi (ingegnere, in carica dal 1773).

Riferimenti bibliografici e archivistici

Archivio di Stato di Firenze, 1991, pp. 64-75; Stopani, 2001, pp. 30-41. ASF, Consulta poi Regia Consulta, ff. 347, 435, 465-493, 503-517, 738, 752, 759-760, 761-764, 773; ASF, Segreteria di Finanze. Affari anteriori al 1788, f. 905.

Anna Guarducci (Siena)


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