Imperiale e Reale Laboratorio di Cartografia (Granducato di Toscana)

Per approntare con rapidità (con utilizzazione delle mappe e dei quadri di unione catastali) una cartografia tecnica a scala topografica variabile, utilizzabile per qualsiasi bisogno dell’amministrazione statale, il granduca Leopoldo II fondò nel 1828 un piccolo gabinetto centralizzato di cartografia, posto alle dirette dipendenze di Alessandro Manetti e del Corpo degli Ingegneri di Acque e Strade.
A quel che è dato sapere, infatti, il Laboratorio operò sempre in stretto collegamento con il Corpo degli Ingegneri (e, anzi, per certi aspetti al suo interno). I tecnici ivi addetti provvidero subito a disegnare e spesso anche a pubblicare – con l’innovativo procedimento della litografa – innumerevoli rappresentazioni delle aree dove si progettavano importanti opere pubbliche, come strade (poi anche ferrovie), canalizzazioni fluviali e bonifiche (è il caso specialmente delle pianure maremmane di Cecina, Piombino, Follonica-Scarlino, Grosseto); oppure per rifornire di rappresentazioni di stati di fatto o di progetti territoriali gli altri dipartimenti governativi che, da allora, persero molta della loro tradizionale importanza come strutture di elaborazione cartografica originale a grande scala.
Il Laboratorio nell’autunno 1830 contava tra i suoi dirigenti l’ispettore Scarperia che il 7 ottobre chiese che Giovanni Inghirami consegnasse al sottoposto Chiari una delle copie di stampa della sua carta geometrica che “sarebbe utile per uso in questo I. e R. Laboratorio di Cartografia” (Rombai, 1989, p. 112).

Produzione cartografica

Alcuni dei prodotti del Laboratorio vennero utilizzati per illustrare l’opera celebrativa della bonifica maremmana pubblicata nel 1838 dal funzionario granducale (e allievo di Giovanni Inghirami) Ferdinando Tartini Salvatici: l’atlante di corredo intitolato Tavole e prospetti statistici comprende, infatti, 27 figure relative a meccanismi idraulici e strumenti utilizzati nelle operazioni di bonifica (cateratte, ponti-canali, graticciati, gabbioni, steccaie, macchine e attrezzi), la Carta geometrica di quella parte delle Maremme Toscane ch’è compresa tra la fine della Cecina ed i monti dell’Alberese, colla indicazione delle opere che vi furono eseguite dopo l’anno 1829 e dei resultamenti ottenuti sino al 1838 per la sua Bonificazione, redatta da Felice Francolini e Giuseppe Pianigiani, le tre Tavole comparative lo stato della Pianura Grossetana in varie epoche dall’anno 300 di Cristo al 1836, e finalmente ben 9 litografie intitolate Carte del Padule di Castiglione della Pescaia indicanti le varie fasi del bonificamento (redatte appunto dai tecnici del Laboratorio), la carta del Lavori eseguiti nell’alveo dell’Ombrone alla presa d’acqua del secondo Canale Diversivo, la Pianta della porzione di padule prossima a Castiglione della Pescaia col nuovo emissario, e la carta dei Bacini dell’Ombrone, dei suoi affluenti e dei fiumi tributari del padule di Castiglione (Gabellini, 1987, pp. 152-153).
Molte delle carte redatte dal Laboratorio tra il 1828 e il 1859 sono conservate nei fondi dell’ASF (specialmente Segreteria di Gabinetto Appendice, filze 191-192, 197 ss.), dell’AAADF (Archivio Manetti) e dell’IGM (in particolare Fondo Fossombroni).
Tra le carte spiccano quelle litografiche in scala 1.60.000: Paduli di Castiglioni ed adiacenze del 1829 (IGM, Fondo Fossombroni, n. d’ordine 33, e Coll. Pasqui, n. d’ordine 34), Padule di Scarlino e sue adiacenze del 1846 (IGM, Coll. Pasqui, n. d’ordine 50) e Padule di Piombino e sue adiacenze del 1846 (IGM, Coll. Pasqui, n. d’ordine 51).
In tutte queste rappresentazioni geometriche – così come nei documenti editi successivamente sulle stesse matrici via via aggiornate – vengono privilegiati i contenuti idrografici (zone umide, fiumi e canali, colmate), tanto da dover considerare le figure come carte tematiche, anche se le reti insediativa e stradale principali (con la rispettiva toponomastica) vengono riportate con assoluta precisione.

Operatori

Raramente le figure sono firmate, costituendo opera ormai compiutamente collettiva. Tra gli operatori spicca, comunque, il nome dell’ingegnere Baldassarre/Baldo Marchi, uno dei più attivi collaboratori del Manetti nel Corpo degli Ingegneri e nell’Ufficio di Bonificamento delle Maremme.

Riferimenti bibliografici e archivistici

Rombai, 1982, 1987, 1989, 1993 e 1995; Gabellini, 1987, pp. 152-153. ASF, Segreteria di Gabinetto Appendice; AAADF; IGM.

Leonardo Rombai (Siena)


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