Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano (1561-1808) (Granducato di Toscana)

L’Ordine venne creato dal granduca Cosimo I dei Medici nel 1561, con sede a Pisa.
Ai Cavalieri venne subito affidata la flotta da guerra del Granducato di Toscana, che andò ad utilizzare la vicina nuova città portuale di Livorno, in corso di edificazione fino all’inizio del XVII secolo. La flotta medicea doveva svolgere (ed effettivamente svolse, un po’ in tutto il Mediterraneo, fino agli anni ‘70 del XVIII secolo, quando le navi furono disarmate) ambiziosi obiettivi geostrategici, anche e soprattutto a tutela degli interessi commerciali e a difesa delle frontiere marittime del Granducato.
Per consentire all’Ordine – che è da considerare una sorta di Ministero della Marina – di mantenere la sua notevole struttura amministrativa, la flotta e il personale militare e civile, il governo granducale provvide direttamente all’assegnazione di un notevole patrimonio fondiario o ne favorì comunque l’acquisizione da parte dell’ente, tanto che questo, circa un secolo dopo la sua fondazione, disponeva di sette grandi fattorie (quattro in Valdichiana, due nel Pisano e una tra Valdelsa e Val di Pesa).
Per le più svariate esigenze della gestione di questo vasto patrimonio agricolo distribuito in tre diverse e distanti aree della Toscana, almeno dall’inizio del XVII secolo l’Ordine fu costretto a ricorrere ad ingegneri stipendiati o anche all’opera occasionale di pubblici periti, ai quali devesi la ragguardevole produzione tecnica e specialmente cartografica conservata principalmente negli Archivi di Stato di Firenze e di Pisa.
Le due fattorie pisane di Badia San Savino e Lavaiana furono acquisite dall’Ordine tra il 1563 e il 1569.
I beni dell’antica Badia camaldolese di S. Savino a Montione, soppressa nel 1561, furono donati da papa Pio IV all’Ordine nel 1563. Si trattava di una proprietà estremamente dispersa, con terreni ubicati in varie comunità del territorio pisano (Riglione, Montione, Cascina, Castell’Anselmo, Titignano, Oratorio e altre): vi fu organizzata una fattoria, detta appunto della Badia di San Savino, che comprendeva le tenute di Mortaiolo, delle Sedici e del Faldo, aveva il suo centro amministrativo in località Montione di Cascina, a circa 5 chilometri da Pisa, nell’antica sede del monastero. Secondo il cabreo del 1743, contava 12 poderi (mancano i terreni del Faldo): Riglione, S. Sisto, Casa d’Arno, Pozzo, Musigliano, Casabianca, Montione, Fornace, Venerosa, Colombaia, Case, Strada. Dal cabreo del 1774-76 – redatto in funzione dell’alienazione (1775-77) – si può constatare che i poderi erano aumentati a 15, comparendo ora le nuove unità di Pino, Piagge e Nuovo di Fattoria. Questi 15 poderi compaiono pure nel cabreo del 1791 (Pult Quaglia, 1980). Lavaiana era una grande tenuta (circa 900 ettari) ubicata nelle vicinanze di Ponsacco, in Valdera, acquistata nel 1569 da Morello Malaspina per 14.700 scudi. Era composta da 10 poderi di notevoli dimensioni (Casone I, II, III, Lavaiana I e II, Colombaia, Bosco, Grotte/Girotta, Casanova e Casetta), estesi sia in territorio pianeggiante (con zone di padule), che nell’area collinare, e lavorati a coltivazione promiscua, con presenza del bosco. Nei decenni successivi all’acquisto si assiste ad un’intensa opera di miglioramento fondiario, con la realizzazione di 347 campi lavorativi in luogo del bosco e del padule. Ovviamente, anche a Lavaiana, ciascun podere, condotto a mezzadria, era dotato di “casa con sue appartenenze, fonti, stalle, capanne murate, forni e pozzi et alcune di esse le colombaie” (Barsanti, Previti e Sbrilli, 1989, p. 24). Dal cabreo del 1774-75 – redatto in funzione dell’alienazione (1775-77) – risulta che i poderi erano saliti a 17 – comparendo quelli di nuovo conio, o almeno di nuova denominazione, di S. Lucia, Perignano, Prata, Corbinello, S. Lorenzo a Pagnatico, Palazzo, Ponticelli, Castello, Marciana, Cascina, Cevoli, Scopicci, Casa Vecchia, oltre a Casone, Casanova, Girotta/Grotte, Lavaiana – con evidenti cambiamenti rispetto al secolo precedente. Lavaiana fu alienata nel 1775-77, insieme alla Badia di San Savino e a Il Pino.
Tra Valdelsa e Valdipesa, sempre nella seconda metà del XVI secolo, venne organizzata la fattoria Il Pino, con il nucleo originario (71 ettari nelle potesterie di Barberino Valdelsa e Montespertoli) sequestrato alla famiglia Cavalcanti e affidato al fattore Matteo Chiodini.
L’azienda era composta da 13 poderi (Pino a Solatìo, Pino a Bacìo, Rose, Casarsa, Mosciano, Fossato, Rio, Citerna, Longagnana con frantoio, Borghetto, Urbana, Stimoli e Vigliano) e possedeva anche, oltre al palazzo, l’Oratorio di S. Antonio, un mulino sull’Elsa presso Certaldo e 5 case nel castello di San Casciano; buone, in generale, apparivano le condizioni del patrimonio edilizio. La coltivazione era promiscua con assoluta prevalenza del frumento; la fattoria possedeva un cospicuo corredo di animali grossi e minuti (Barsanti, Previti e Sbrilli, 1989, p. 23). Nella seconda metà del XVIII secolo, come dimostra il cabreo del 1775-77 redatto in funzione dell’alienazione, i poderi risultano accresciuti a 21. Fu alienata, assieme alle due fattorie del Pisano, nel 1775-77 (Luttazzi, 1978).
Le quattro storiche fattorie della Valdichiana (Bettolle, Foiano, Fonte a Ronco e Montecchio) furono cedute dai Medici all’Ordine più tardi, e precisamente tra il 1651 e il 1685.
Esse erano ritenute le migliori della vallata; dai circa 2500 ettari iniziali e dai più di 4000 ettari intorno alla metà del Settecento, la superficie destinata ad aumentare a ben 5373 nel 1808: un valore pari ad oltre la metà della superficie dell’area valliva. Di sicuro, nel XVIII secolo inoltrato, erano “ormai avviate ad una buona organizzazione agraria basata sull’impianto della mezzadria e sulla coltivazione delle terre ancora in fase di sistemazione poderale, o ‘a mano di fattoria’ o attraverso mezzaioli”, ai quali erano accollati molti interventi di miglioramento fondiario. Del resto, tali imprese erano pervenute all’Ordine allorché, in seno al governo granducale, si ritenne questo consistente patrimonio appartenuto alle Regie Possessioni già in condizione di essere valorizzato con il sistema mezzadrile (lo Scrittoio mantenne, invece, quelle di Frassineto, Acquaviva, Dolciano e Chianacce che, evidentemente, versavano in condizioni peggiori). A dimostrazione della fase espansiva attivata dai provvedimenti pietroleopoldini sta il fatto che, alla fine del Settecento, si aggiunsero altre 4 fattorie, due delle quali già godevano di una relativa autonomia come “tenute” (Tegoleto, acquistata nel 1793 dai Marzocchi, aggregata a Fonte a Ronco e separata nel 1808 con 6 poderi; Pozzo, antico acquisto dai Camaldolesi e amministrata da Fonte a Ronco fino al 1806, allorché, con i suoi 17 poderi, venne resa indipendente per l’eccessiva distanza dal tradizionale centro di fattoria). Invece, Creti fu realizzata nel 1787 con 19 poderi scorporati da Montecchio, mentre Abbadia o Badia di Montepulciano venne istituita nel 1806, con la divisione o il passaggio di 15 poderi di Bettolle (Biagianti, 1990, pp. 12-13 e 112; Barsanti, Previti e Sbrilli, a cura di, 1989, pp. 25-28; Orefice, 1982).
Le fattorie della valle, che avevano ormai accresciuto i poderi a ben 162 e la superficie a 5373 ettari, nel 1808-09 passarono al Demanio Toscano e la direzione fu affidata dal governo francese a Francesco Cambray Digny, nominato Commissario ispettore dei beni di Valdichiana nel 1814. Anche con la ricostituzione (su basi meramente formali) dell’Ordine, nel 1814, il restaurato Ferdinando III si guardò bene dal reintegrare l’Ordine nella proprietà dei beni espropriati; da allora e fino all’unità d’Italia, l’amministrazione delle fattorie fu infatti affidata allo Scrittoio delle RR. Possessioni.
I compiti di un ingegnere dell’Ordine erano molteplici. E’ uno di questi, Giovanni Maria Veraci, in un documento del 1776, ad elencarli: visitare i beni di Santo Stefano, programmare i lavori necessari sia di tipo idraulico che edilizio, accompagnare il visitatore nei sopralluoghi ai possedimenti (le visite avvenivano almeno una volta all’anno), controllare i lavori già eseguiti e quelli in corso d’opera e redigere relazioni dettagliate. “Durante il controllo dei lavori l’ingegnere aveva pieni poteri su fattori, operai e altri lavoranti; solo a lui spettava infatti decidere i metodi di esecuzione dei lavori, i materiali da impiegare, la loro lavorazione e soprattutto la loro qualità in relazione alle necessità” (Giglia, 1997, p. 91).
Tra le tante incombenze dell’ingegnere c’era ovviamente quella della cartografia; e non avendo un ufficio o altro luogo dove disegnare, molto spesso questi tecnici – che si muovevano continuamente da un luogo all’altro – si riservavano, nei possedimenti dove era possibile, dei locali dove realizzavano “sul posto” piante e prospetti, e dove conservavano, talvolta, anche del materiale (in alcune note di lavori fatti troviamo notizie di mobili costruiti dai lavoranti delle fattorie ad uso dei periti, come ad esempio, “un tavolo per l’ingegnere e un armadio per conservare piante e disegni”). In genere, i progetti architettonici erano composti dalle piante dei diversi piani dell’edificio, dalle sezioni e dal prospetto che, talvolta, poteva essere sostituito con il modellino in legno; è interessante notare che l’uso dei modelli è diffuso, tra i tecnici dell’Ordine, nella seconda metà del Settecento, anche per edifici “minori”, come le case contadine, aspetto questo “innovativo, sintomatico dell’importanza che si dava all’edilizia rurale” (Giglia, 1997, p. 92).
La redazione di cabrei e di singole piante che descrivono con minuzia e spesso eccezionale perizia grafica i beni fondiari ed edilizi delle fattorie dell’Ordine va dall’inizio del XVII all’inizio del XIX secolo (precisamente il 1808, quando si verificò la soppressione dell’Ordine con relativa espropriazione dei beni rimasti da parte del governo francese), e coinvolse numerosi autori: ora celebri ingegneri architetti cittadini, e ora oscuri o poco noti periti agrimensori di provincia.
La differenza qualitativa dei prodotti – con il diverso grado di chiarezza e completezza dei contenuti e non di rado di eleganza e raffinatezza del disegno – appare marcata, fra le due categorie professionali (quella ‘aulica’ di matrice urbana e, di regola, di formazione accademica, e quella ‘pratica’ di provenienza provinciale e di formazione empirica), non solo alle origini, vale a dire nei tempi rinascimentali, ma anche nel XVII e nella prima metà del secolo successivo e addirittura oltre.
E’ comunque certo che il divario si allarga a partire dalla metà del XVIII secolo, grazie all’opera di qualificazione professionale di tanti allievi ingegneri architetti svolta dagli scienziati territorialisti Tommaso Perelli, Leonardo Ximenes, Pietro Ferroni, Pio Fantoni e Vittorio Fossombroni che furono alla guida della politica del territorio dei granduchi lorenesi fino (è il caso degli ultimi tre) agli anni del Regno d’Etruria (1801) e dell’annessione della Toscana all’Impero Francese (1808).
Le cartografie delle fattorie stefaniane, che sono firmate o che è stato possibile attribuire, in gran parte sono opera degli ingegneri architetti granducali divenuti tecnici ufficiali dell’Ordine e che in tale veste produssero innumerevoli rappresentazioni grafiche e relazioni peritali.
Riportiamo l’elenco completo delle rappresentazioni suddivise per fattorie.
Relativamente alla figura di “Ingegnere dell’Ordine” di Santo Stefano, si sa che si susseguirono vari tecnici provenienti sempre dai ruoli degli ingegneri e architetti inquadrati negli uffici dell’amministrazione statale (sia in quelli centralizzati come lo Scrittoio delle Regie Possessioni e la Camera di Soprintendenza Comunitativa, sia nel decentrato Ufficio Fiumi e Fossi di Pisa), evidentemente perché le competenze loro richieste riguardavano prioritariamente i due settori basilari della politica idraulica e della politica agraria. L’ingegnere di Santo Stefano, nella pianura pisana e soprattutto nella Valdichiana, doveva necessariamente occuparsi sia degli interventi della bonifica e della sistemazione fluviale, sia di quelli relativi alla colonizzazione e all’appoderamento delle terre di vecchio e nuovo “acquisto”. In altri termini, l’ingegnere dell’Ordine doveva integrare le capacità professionali tradizionalmente proprie dei periti agrimensori con quelle degli “architetti” specializzati nella progettazione e negli interventi relativi all’edilizia e, ancora, con quelle degli “ingegneri” esperti nelle più generali problematiche della descrizione e pianificazione urbanistica e territoriale.
La certezza circa l’esistenza della figura di “Ingegnere dell’Ordine” si ha solamente dalla metà del Settecento, quando compare Luigi Orlandi.
In precedenza, evidentemente tecnici furono coinvolti occasionalmente dall’Ordine. Non è raro rinvenire tecnici preparati, in possesso di un adeguato bagaglio di conoscenze di ordine teorico nei campi agrimensorio e geometrico-matematico, che erano soliti operare con strumenti ottici di rilevamento e misurazione all’altezza dei tempi (prima le tavolette pretoriane e poi i teodoliti), svolgere capillari e approfondite indagini dirette in campagna e, non di rado, utilizzare accortamente la documentazione scritta e grafica conservata nei pubblici archivi.
In effetti, taluni di questi operatori lavorarono a tempo pieno o parziale sia per gli uffici centrali o periferici del Granducato (a partire dall’Ufficio dei Fiumi e Fossi di Pisa, dai Capitani di Parte Guelfa, dallo Scrittoio delle RR. Possessioni, dallo Scrittoio delle RR. Fabbriche), sia per le Comunità: è il caso, di Andrea Sandrini all’inizio del Seicento, di Giuliano Ciaccheri e Francesco Gaeta alla fine del Seicento (e forse pure di Michele Gori, la cui mano sembra riconoscibile nell’anonima figura della fattoria di Montecchio del 1680 circa), di Giovanni Franchi, di Filippo Santini, di Giovanni Domenico Rinaldi all’inizio del Settecento e oltre, e finalmente anche di Giovanni Caluri nel tardo Settecento e tra la fine di quel secolo e l’inizio dell’Ottocento.
Andrea Sandrini, operò tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento; a lui sono attribuite due piante dell’acquedotto Mediceo da Asciano a Pisa della fine del secolo XVI. Di sicuro è autore della carta della Tenuta e Feudo di Camporsevoli nel 1608 e del progetto di riduzione del torrente Alma a canale navigabile nel 1607 (Barsanti, 1984, carta 10 dell’Appendice fotografica; Barsanti, 1987, pp. 76-77; Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987, p. 335).
Giuliano Ciaccheri, nato a Firenze nel 1644, si formò alla scuola del matematico Vincenzo Viviani ed operò attivamente come ingegnere presso l’Ufficio dei Capitani di Parte Guelfa dal 1673 al 1705 (anno della sua morte); si occupò di problemi di architettura e, soprattutto, fu esperto di ingegneria idraulica, settore nel quale “è ricordato per numerosi lavori”; il Fossombroni, “nelle sue Memorie storico-idrauliche sulla Val di Chiana, lo menziona insieme con Pier Antonio Tosi e Giovanni Franchi per l’intensa attività nelle bonifiche di quel territorio”. L’Archivio di Stato di Firenze conserva parecchie decine di cartografie da lui realizzate (Barsanti, Previti e Sbrilli, 1989, p. 90; Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987, p. 326).
“Francesco Gaeta, pisano, fu ingegnere dell’Ufficio dei Fossi della sua città. Autore di numerosi pareri su questioni tecnico-idrauliche, operò dal 1660 fino ai primi anni del ‘700”. E’ autore della pianta della Commenda Mendes nel 1686 e della tenuta medicea di Pietracassia in Val di Cecina nel 1693; ha firmato, inoltre, alcune piante realizzate per dirimere controversie confinarie o di altra natura fra comunità e possessori privati, come ad esempio quella fra privati e le comunità di Campo, Mezzana e Culignola in territorio pisano nel 1701 o quella coinvolgente la comunità di Fauglia nel 1700 (Barsanti, Previti e Sbrilli, 1989, p. 57 e 73; Barsanti, 1987, pp. 117 e 130; Barsanti, a cura di, 1997, pp. 174-175; Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987, p. 338).
Giovanni Franchi, ingegnere granducale attivo nella prima metà del Settecento, ed autore di numerose piante relative alla Valdichiana (come ad esempio quella sullo Stato delle acque delle Chiane, eseguita, nel 1719, con Egidio Maria Bordoni e quella relativa al Canale Maestro della Chiana nel territorio di Brolio nel 1712), è ricordato dal Fossombroni, insieme a Giuliano Ciaccheri, “per il notevole apporto dato alla bonifica di tutta la Val di Chiana”. Operò anche presso l’Ufficio dei Fossi di Pisa per il quale progettò, nel 1716, insieme a Giuseppe Landini, “la costruzione del nuovo canale di Calambrone”; redasse pure la carta con la confinazione del Marchesato di Castelnuovo Val di Cecina nel 1736 (Barsanti, Previti e Sbrilli, 1989, pp. 96-97, 104 e 106; Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987, pp. 316-317 e 394).
Filippo Santini fu allievo e collaboratore di Guido Grandi e operò dal 1725, “prima come aiuto e poi come ingegnere effettivo”, presso l’Ufficio Fiumi e Fossi di Pisa, “cui a fine ‘600 era già appartenuto il padre cap. ing. Giuseppe”. Eseguì, insieme a Tommaso Perelli e Pompeo Neri, la celebre visita alla Pianura Pisana del 1740 commissionata dalla Reggenza Lorenese. Ha firmato, con Giovanni Domenico Rinaldi, le mappe del canale navigabile di Ripafratta nel 1727 e, sempre nella prima metà del secolo, una pianta relativa ai beni dell’Ordine nella campagna pisana (Barsanti, Previti e Sbrilli, 1989, pp. 53-54; Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987, p. 413).
Giovanni Domenico Rinaldi, pisano, “perito agrimensore, attivo nella prima metà del ‘700, fu collaboratore dell’Ufficio dei Fossi di Pisa”. Nel 1714 e nel 1725 è autore delle piante delle praterie delle Sedici e di vari appezzamenti a seminativo e prato di Nugola e Castell’Anselmo, posti nella fattoria della Badia San Savino; ha firmato anche, con Michele Pacini, la pianta della tenuta di Rete dei Ricciardi, nel 1723, con Filippo Santini, le mappe del canale navigabile di Ripafratta nel 1727-28, oltre a vari disegni di possessioni agricole (Barsanti, Previti e Sbrilli, 1989, pp. 57 e 59; Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987, pp. 278, 325, 413-415).
Come già enunciato, sembra che il primo incarico sia stato ricoperto dall’ingegnere granducale Luigi Orlandi almeno dal 1746; è certo, comunque, che il primo tecnico “stabile” fu un altro operatore statale molto noto, Giovanni Veraci, in carica dal 1755 (ASP, Ordine di Santo Stefano, f. B1222, c. 65v) fin verso il 1776, affiancato, almeno dal 1769, in qualità di “aiuto”, dal giovane Giovanni Franceschi che era, allora, tra gli allievi più promettenti del “matematico regio” Pietro Ferroni.
Giovanni Maria Veraci, ingegnere architetto delle Possessioni granducali, “attivo per circa un cinquantennio dal 1724 fino agli anni ’70 del Settecento”, coordinò il gruppo di tecnici che, a partire dal 1740, curò il rilevamento cartografico di tutte le fattorie lorenesi. E’ anche autore di varie altre figure relative alle confinazioni tra Granducato e Lucca nell’area del lago di Massaciuccoli nel 1724, tra l’exclave granducale di Fivizzano e il marchesato Malaspina di Fosdinovo nel 1727, tra Granducato e Genova nel territorio di Pontremoli in Lunigiana nel 1744; e relative pure al feudo Niccolini di Ponsacco e Camugliano nel 1773 e al feudo Ginori di Urbech nel 1776 (Barsanti, Previti e Sbrilli, 1989, p. 91; Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987, pp. 79, 96-98, 126,. 139 e 187).
Dal canto suo, il successore Giovanni Franceschi,”operò anche presso lo Scrittoio delle Possessioni” ed ebbe diversi incarichi, a partire dagli anni ’70 e per tutta la seconda metà del Settecento, come “visitatore” delle fattorie dell’Ordine in Valdichiana. E’ autore di numerose piante delle Commende stefaniane e di figure redatte anche per privati (Barsanti, Previti e Sbrilli, 1989, pp. 62-66; Barsanti, 1991, pp. 180-216; Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987, p. 400).
Il Franceschi, tecnico assai stimato, elogiato perfino dal granduca, rimase in carica molto a lungo, certamente fino ai primi dell’Ottocento, a sua volta affiancato, dalla fine del Settecento, dall’ingegnere pisano Giovanni Caluri che aveva fatto esperienza nell’Ufficio dei Fiumi e Fossi di Pisa.
Giovanni Caluri, ingegnere, fu impegnato come “aiuto” presso l’Ufficio dei Fossi di Pisa, per oltre un quarantennio fino al 1810 circa, “quando gli succedette in carica il figlio Giuseppe. Di lui si conserva una vasta produzione presso gli archivi di Stato di Pisa e Firenze, e in diversi archivi privati”. E’ autore, oltre che del cabreo della fattoria (allivellata) di Badia San Savino del 1791, di alcune mappe delle Commende stefaniane della fine del Settecento e di altre figure relative al fiume Magra e a possedimenti urbani e agricoli negli anni ’80 e ’90 di quello stesso secolo. Prestò attivamente la sua opera anche per le Reali Possessioni – il granduca Pietro Leopoldo, lo ritenne un funzionario “di sufficiente capacità, esatto e attento” – e, negli anni ’70 e ’80 del XVIII secolo, firmò ben 9 cabrei di fattorie e altri beni granducali (fra cui Collesalvetti, Vico Pisano, Montenero e Antignano, Bibbona e Cecina); fra il 1780 e il 1790, eseguì, con altri autori, diverse piante della Dogana di Livorno (Barsanti, Previti e Sbrilli, 1989, p. 67; Barsanti, a cura di, 1997, pp. 202-203 e 215; Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987, pp. 134, 143, 405 e 409; Ginori Lisci, 1978, pp. 138, 149, 264, 265, 267 e 313).
Il 14 novembre 1802, su ordine del sovrano, fu prescelto come aiuto un altro notissimo ingegnere granducale, Giuseppe Manetti, che rimarrà in carica probabilmente fino alla soppressione dell’Ordine (1808), con il compito di dirigere ed assistere i lavori della Valdichiana e, più in generale, del Pisano e del Fiorentino. Nel Ruolo dei Ministri e Impiegati dell’Insigne Ordine di S. Stefano in Pisa formato secondo lo stato del P.mo gennaio 1805, tra i dipendenti dell’Ordine, nella parte relativa alla “Ricetta di Firenze”, compare infatti Giuseppe Manetti assunto “con dispaccio di S. M. del 14 Novembre 1802”. Costui, nel 1805, percepisce una provvigione annua di 120 scudi (un compenso di per sé piuttosto basso se si pensa che il soprintendente dello Scrittoio ne guadagna 550, il copista del soprintendente 160, l’archivista della cancelleria 144, il sagrestano della chiesa conventuale 144, ma integrato sicuramente con compensi straordinari in base alle singole prestazioni); egli “ha l’obbligo d’assistere e dirigere tutti i lavori di fabbriche, scoli, fiumi ed altri simili ne’ diversi territori del Fiorentino e del Pisano, ove sarà per occorrere a seconda degl’ordini che gli saranno comunicati dal Sig. Soprintendente allo Scrittoio e Azienda dell’Insigne Ordine in Pisa”. Nel registro si precisa che, “oltre i descritti nel presente Ruolo vi sono gli amministratori subalterni che ritirano quella mercede che per i tempi gli viene accordata a seconda delle loro incombenze, a riserva degli amministratori di Livorno e di Siena ai quali è fissato dagl’ordini l’emolumento del 5% sulle riscossioni effettive” (ASF, Scrittoio delle Regie Possessioni, f. 4107, Visita e Revisione allo Scrittoio dell’Insigne Ordine di S. Stefano in Pisa eseguita l’anno 1805, ins. 4). In un registro delle entrate ed uscite per l’amministrazione della tenuta del Suese, si trova conferma del fatto che lo stipendio accordato al Manetti (Ivi, ins. 4) è integrato da altri pagamenti: infatti, nel 1802, risulta una spesa di scudi 557 per “stime e perizie e per l’onorario al Formichi e Manetti per la nuova stima di detta Tenuta, Operazioni diverse […], e stima dei 6 poderi” (Ivi, ins. 10).
Jacopo Gugliantini fu ingegnere dell’Ordine, subentrando al Franceschi a partire almeno dal 1783 fino al 1808, continuando poi la sua feconda attività al servizio degli uffici statali fino agli anni ’20.
Dell’ampia produzione del Gugliantini, spicca la raccolta generale del 1808 che è conservata, con rappresentazione delle sole fattorie chianine, al Castello del Calcione della famiglia Della Stufa e anche, con allargamento alle altre 4 fattorie chianine ex granducali (più a 7 fattorie pure statali ubicate in vari contesti toscani), nell’Archivio di Stato di Praga/SUAP, RAT, Ferdinand III, ms 11, “Memoria sopra le possessioni della Corona di Toscana compilata dall’attual Direttore di questa branca d’Amministrazione Antonio Brissoni lì 1 marzo 1814” (Rombai, 1997, p. 90); e – relativamente alle sole 12 fattorie chianine – pure in ASF, Scrittoio delle RR. Possessioni, f. 3874, cc. 180-197 e 398-432, figure firmate da Jacopo Gugliantini e datate 1814; e in Biblioteca Marucelliana di Firenze, Fondo De Cambray Digny, ms. 11, Rapporto sui beni dell’Ordine di S. Stefano in Val di Chiana del 1808.
La raccolta del Gugliantini contiene anche una Pianta del corso delle acque delle Chiane dall’Arno fino in Paglia e Tevere che utilizza la consueta base topografica che risale agli anni ‘30 del XVIII secolo e fu costruita, o almeno utilizzata, dallo scienziato scolopio Odoardo Corsini nella sua nota memoria a stampa sulla Valdichiana.
E’ da notare che il cabreo Lotteringhi Della Stufa è corredato di una memoria introduttiva, evidentemente scritta dall’ingegnere stesso, sulle vicende della Valdichiana in generale ed in particolare sulle otto fattorie, che vengono descritte dettagliatamente (storia, modalità di gestione, rendite, abitazioni, natura e utilizzo del suolo, allevamento, ecc.).
Gugliantini è pure autore delle piante della Commenda Teri nel 1807 e della Commenda Buratti nel 1808, oltre che di varie figure sempre relative ad aree chianine. Dal disegno raffinato ed elegante, tra gli anni ‘90 del Settecento e gli anni ’20 dell’Ottocento, ha firmato il maggior numero di prodotti per le residue fattorie dell’Ordine, quelle chianine; non disdegnando neppure di vendere a privati (come dimostra il caso del notissimo cabreo attualmente conservato nella raccolta Lotteringhi Della Stufa del Calcione) i suoi prodotti che accoppiano l’arte alla tecnica, del resto adeguandosi con ciò ad una prassi diffusa e consolidata presso i mal pagati operatori territoriali al servizio del granduca o degli enti (Rombai, 1997, p. 127; Barsanti, 1997, pp. 229-233; Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987, p. 332; Guarducci e Rombai, 1999; Guarducci, 2002).

Alla categoria dei pubblici periti locali ed agrimensori di campagna appartengono non pochi altri tecnici:
Giovan Battista Ruscelli e Niccolò Montomoli (per la Valdichiana), e Bartolomeo Bonistalli (per il Pisano) nel primo Settecento (Bonistalli è anche autore, nel 1733, del disegno di un edificio pisano di proprietà dell’ordine, allivellato a privati), Francesco Betti per Lavaiana/Vaiana nel 1774-76 (autore dei disegni finali del cabreo del 1772-73 che rappresenta le fattorie granducali di Vico Pisano, Cascine di Bientina e Pianore), Pier Francesco Paoli per la Badia San Savino (cabreo del 1743) e, per la stessa fattoria, il trio Ranieri Maria Dini, Francesco Antonio Giari e Giuseppe Gini, con altri (cabreo del 1774-76) (di Giuseppe Gini, si ricorda una pianta del 1786 relativa ad un appezzamento di terra lungo il fiume Era in territorio pisano, popolo di Montecchio), e finalmente, per Il Pino, il gruppo di pubblici agrimensori costituito da Pietro Lucii (che si definisce “Agrimensore con Diploma” di Vico d’Elsa), Valeriano Carniani, Gaetano Del Re, Giovan Battista Montelatici, Francesco Renzi e Luca Antonio Billi nel 1775-77.
Emblematico appare l’esempio del cabreo della Badia San Savino del 1774-76 redatto soprattutto dagli autori agrimensori locali Ranieri Maria Dini, Francesco Antonio Giari e Giuseppe Gini, ma con il contributo di ingegneri architetti noti come Giovan Domenico Riccetti e Giovanni Franceschi: non a caso, le mappe disegnate da questi ultimi due operatori eccellono rispetto ai prodotti degli altri autori.
Giovan Domenico Riccetti, “che figura qui come agrimensore, ma altre volte si sottoscrive come ingegnere”, operò come “aiuto” presso l’Ufficio dei Fossi di Pisa nella seconda metà del Settecento e agli inizi del secolo successivo, fino a quando venne sostituito dal figlio Francesco Riccetti ha firmato inoltre, con Giovanni Andreini, la pianta della Commenda Giuliani nel 1791 e, con Ranieri Sbrana, quella del Priorato di Montepulciano Tonini Del Furia nel 1795, oltre ad una carta con i confini del territorio di Fauglia e Nugola, disegnata nel 1798, per dirimere una annosa controversia esistente con i proprietari fondiari. Inoltre, è autore di alcune piante della fine del Settecento relative a terreni appresellati nelle comunità di Lari, Pontedera e Santa Luce (Barsanti, Previti e Sbrilli, 1989, pp. 62-66; Barsanti, 1987, pp. 105, 112 e 114; Barsanti, a cura di, 1997, pp. 199-209; Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987, p. 408).

Produzione cartografica

Fattorie della Valdichiana:
Abbozzi di piante e spaccati delle fabbriche nuove fatte nelle fattorie della Sacra Religione di S. Stefano in Val di Chiana nell’ultimo novennio d’affitto, 1782 (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 105/11);
Piante delle case al pulito [delle fattorie di Montecchio, Fonte a Ronco, Bettolle e Foiano], Stefano Diletti, Giovanni Franceschi e Domenico Puliti, 1779 (ASF, Scrittoio delle RR. Possessioni, f. 3874, cc. 1-178 e 324-397);
Disegni delle nuove Case e annessi dei Poderi delle Fattorie della Religione di Santo Stefano, 1793 (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 290);
Beni dell’Imperatore Napoleone I, già dell’Ordine di Santo Stefano in Val di Chiana [Cabreo Della Stufa], Iacopo Gugliantini, 1808

Mulino della Chiana o della Chiusa dei Monaci ed edifici cittadini:
Pianta delle fabbriche e annessi del Molino di Chiana appartenente all’Insigne Militar Ordine di S. Stefano Papa e Martire, Giovanni Franceschi, 1797 (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 106/1) e Jacopo Gugliantini, 1802-08 circa (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 106 e 106/2);
Mulino e terreni adiacenti alla Chiana dell’Ordine di S. Stefano, Jacopo Gugliantini, 1802 (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 107);
Pianta delle Fabbriche e dei terreni del Mulino di Chiana, Jacopo Gugliantini, 1809 (ASF, Scrittoio delle RR. Possessioni, f. 3874, c. 402);
Pianta del Palazzo in Montepulciano, secolo XVIII (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 234);
Pianta e facciata delle stalle e granai da fabbricarsi in Arezzo per la Religione di S. Stefano ordinata dal Nob. Sig. Amministr. Niccolò Gamurrini l’anno 1800, Jacopo Gugliantini e Angelo Lorenzo de’ Giudici, 1800 (ASF, Miscellanea di Piante, nn. 450-451);
Pianta e alzato della Casa posta in Arezzo appartenente alla Sacra Religione, Jacopo Gugliantini, 1804 (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 25);
Piante delle Case poste in Cortona e a Monte S. Savino dell’Insigne Militar Ordine di Santo Stefano, Jacopo Gugliantini, 1804 circa (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 289).

Fattoria di Bettolle:
Pianta della fattoria di Bettolle della sacra Religione di S. Stefano in Valle di Chiane, Giuliano Ciaccheri, 1684 (ASP, Santo Stefano, n. 2);
Carta delle colmate della Foenna nella Fattoria di Bettolle in Valdichiana, 1730-31 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 754);
Carta topografica della Fattoria di Bettolle in Valdichiana dell’Ordine di S. Stefano, seconda metà del sec. XVIII (ASF, Miscellanea di Piante, n. 421);
Pianta della colmata grande del fiume Foenna nella Fattoria di Bettolle, Giovanni Maria Veraci, 1770 (ASP, Santo Stefano, n. 26);
Pianta e veduta della Chiavica da farsi sotto il fiume Foenna nella Fattoria di Bettolle, sec. XVIII (ASP, Santo Stefano, n. 11);
[Colmate della Foenna nella Fattoria di Bettolle], sec. XVIII (ASP, Santo Stefano, nn. 20, 38c, 40a, 40b);
[Colmata presso la Via Larga nella Fattoria di Bettolle], Raffaello Titii agrimensore aretino, sec. XVIII (ASP, Santo Stefano, n. 76);
Pianta della Fattoria di Bettolle dell’Ordine di S. Stefano, Jacopo Gugliantini, 1805-08 (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 303);
Pianta della Fattoria di Bettolle, 1808 (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 37);
Pianta della Fattoria di Bettolle in Val di Chiana dell’Insigne Militare Ordine di S. Stefano, Jacopo Gugliantini, 1808, (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 39).

Fattoria di Foiano:
Pianta della Fattoria di Foiano di S.A.S., 1652 (ASF, Piante dello Scrittoio delle Regie Possessioni, n. 100);
Pianta della fattoria di Foiano della Sacra Religione…, inizio del sec. XVIII (ASP, Santo Stefano, n. 13);
Pianta della Colmata che fa la Sac.a Relig.e di Santo Stefano nella fattoria di Foiano, prima metà del sec. XVIII (ASP, Santo Stefano, n. 27);
Carta delle colmate dell’Esse nella Fattoria di Foiano, prima metà del sec. XVIII (ASF, Miscellanea di Piante, n. 755);
[Colmate nella fattoria di Foiano], sec. XVIII (ASP, Santo Stefano, n. 39);
[Colmate dell’Esse nella Fattoria di Foiano], sec. XVIII (ASP, Santo Stefano, nn. 38a, 38b, 39b, 40, 41a, 41b, 41c);
Piante delle Fabbriche della Fattoria di Foiano, Jacopo Gugliantini ingegnere, 1798 (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 324) (“copiato e ridotto”);
Pianta geometrica dell’attuale Colmata di Foiano, Jacopo Gugliantini, 1804 (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 170);
Pianta di una porzione di terreni attenente alla Tenuta di Foiano dell’Ordine di S. Stefano e Pianta della Fattoria di Foiano, Jacopo Gugliantini, 1805 (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 173);
Pianta della Fattoria di Foiano nella Val di Chiana appartenente all’Insigne e Militar Ordine di S. Stefano, Jacopo Gugliantini, 1807 (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 171);
Pianta della Fattoria di Foiano, Jacopo Gugliantini ingegnere, 1807 circa (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 172);

Fattoria di Fonte a Ronco:
Pianta della fattoria della Fonte All Roncho, Andrea Sandrini, 1608 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 113/a);
Divisioni e spartimentj delle praterie externe, lungo l’argine di riparo, della tenuta di Fonte al Ronco dalli Confini del Bastardo fino alla Contea di Cesa: con linea che divide li Prati della Sacra Religione dalli pascoli comuni, consegnati a misura à lavoratori di detta Tenuta, inclusovi anche gli Prati delli Sig. Bruschierj per l’intiera dimostrazione della presente operazione, Giovan Battista Ruscelli agrimensore, 1724 (ASP, Santo Stefano, n. 3);
Distribuzioni e spartimenti delle praterie esterne l’argine di riparo della Tenuta del Pozzo, di Fattoria di Fonte al Ronco consegnati a misura à lavoratori di detta Tenuta, e numerate le porzioni per gli poderi al presente esistenti, come ancora per gl’altri da comporsi necessariamente in detta Tenuta, Giovan Battista Ruscelli agrimensore, 1724 (ASP, Santo Stefano, n. 4);
Pianta delle Gronde della Fattoria di Fonte al Ronco da Porto di Detta Fattoria fino a Prati affittati a Francesco Bruschieri di Arezzo, sec. XVIII (ASP, Santo Stefano, n. 9);
[Terreni della Fattoria di Fonte al Ronco in Valdichiana], sec. XVIII (ASP, Santo Stefano, n. 22);
[Pianta e veduta del palazzo di Fonte a Ronco], sec. XVIII, (ASP, Santo Stefano, n. 36);
Pianta della Tenuta di Font’a Ronco della Fattoria di tal nome dell’Ordine Insigne di Santo Stefano, 1780 circa (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 180);
Piante delle Fabbriche della Fattoria di Fonte a Ronco, Jacopo Gugliantini ingegnere, 1798 (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 322) (“copiate e ridotte”);
[Palazzo di Fattoria di Font’a Ronco], sec. XVIII (ASP, Santo Stefano, n. 11);
Riduzione progettata per la Casa di Fattoria a Fonte a Ronco, fine del sec. XVIII (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 181 e 182);
Pianta del Podere del Fossaccio nel Popolo di Alberoro Comunità di Civitella, sec. XVIII (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 183);
Piante dei Poderi Pozzale e Poderina nei Popoli di San Bartolommeo a Badicorte Comunello di Marciano e di San Prospero a Montagnano Comunità di Marciano, fine del sec. XVIII – inizio del sec. XIX (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 184);
Pianta dei Poderi di Tegoleto, del Palazzo, Giardino e della Peluzza Popolo di Tegoleto Comunità di Civitella, addetti alla Fattoria di Font’ a Ronco in Val di Chiana, fine del sec. XVIII – inizio del sec. XIX (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 188);
Pianta del Podere alla Salciaia nel piano del Monte San Savino, fine del sec. XVIII – inizio del sec. XIX (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 185);
Pianta del Podere di Spoiano Popolo di Alberoro Comunità di Civitella, fine del sec. XVIII – inizio del sec. XIX (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 186);
Pianta del Podere di Via Larga posto nella Cura di San Marco di Alberoro nella Fattoria di Font’ a Ronco, 1800 (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 189);
Pianta della Colmata del Rio del Tegoleto nella Fattoria di Font’ a Ronco, 1801 (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 187);
Pianta geometrica della Colmata da farsi col Fiume Esse nella Tenuta del Pozzo della Fattoria di Font’a Ronco, 1802 (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 156);
Pianta della Tenuta addetta alla Fattoria di Font’a Ronco in Val di Chiana dell’Insigne Militare Ordine di Santo Stefano, Jacopo Gugliantini ingegnere, 1807 circa (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 179).

Fattoria di Montecchio:
L’altra parte della Fattoria di Montecchio che seguita in verso Valiano, Andrea Sandrini, 1608 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 113/b); Pianta dei Beni, e Chiana di Montecchio, del Ser. Prin.pe Card.le Gio. Carlo di Toscana, 1680 circa (ASF, Piante dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 198/III);
Pianta della Fattoria di Montecchio, Giovanni Franchi, 1710 (ASP, Santo Stefano, n. 1);
[Pianta della Fattoria di Montecchio della Religione fatta per la terminazione dell’Esse], sec. XVIII (ASP, Santo Stefano, n. 25);
[Colmata presso la Reglia di Bitorniolo nella Fattoria di Montecchio], sec. XVIII (ASP, Santo Stefano, n. 38 e 38e);
Pianta che mostra tutto il corso del Canal Maestro delle Chiane dal Callone di Valiano fino alla Pescaia dei Monaci d’Arezzo, il ramo di Montecchio e lo scolo del ramo di Montepulciano, Niccolò Montomoli, 1736 (copia del 1791) (Archivio storico di Foiano della Chiana, pezzo n. 875);
Pianta delle praterie di Brolio situate nella fattoria di Montecchio della Sacra Religione di Santo Stefano, Jacopo Gugliantini, 1783 (ASF, Scrittoio delle RR. Possessioni, f. 3874, c. 206);
Pianta delle Praterie di Brolio situate nella Fattoria di Montecchio, 1783-87 (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 52);
Piante delle Fabbriche della Fattoria di Montecchio, Jacopo Gugliantini ingegnere, 1798 (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 323) (“copiato e ridotto”);
Pianta della Fattoria di Montecchio nella Val di Chiana dell’Insigne Militare Ordine di Santo Stefano, Jacopo Gugliantini, 1806 (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 219/1-4i);
Pianta dei Poderi Terzo e Quarto di Brolio appartenenti alla Fattoria di Montecchio della Religione di S. Stefano, 1809 (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 51).
Fattoria di Creti:
Piante delle Fabbriche della nuova Fattoria di Creti, Jacopo Gugliantini, 1798 (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle Regie Possessioni, n. 325) (“copiato e ridotto”);
Pianta della nuova Fattoria di Creti della Religione di Santo Stefano, Jacopo Gugliantini, fine del sec. XVIII -inizio del sec. XIX (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 139);
Pianta della Fattoria di Creti, Jacopo Gugliantini, fine del sec. XVIII secolo – inizio del sec. XIX (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 141);
Fattoria di Creti, 1802 (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 140);
Pianta geometrica che dimostra l’attual colmata della Mucchia nella Fattoria di Creti, 1802 (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 237);
Pianta della Fattoria di Creti, Jacopo Gugliantini, 1808 (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 142);
Colmata della Mucchia nella Fattoria di Creti, Jacopo Gugliantini, 1802 (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 143).
Fattoria del Pozzo:
Disegno della Facciata per la nuova Fattoria della Tenuta del Pozzo dalla parte dello Stradone che porta al Canal Maestro, desunto dalla Pianta al medesimo respettiva, ove vi è notato ancora la misura delle altezze dei piani e lo delle finestre e porta d’ingresso, fine del sec. XVIII (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 267);
Pianta della Tenuta del Pozzo della Fattoria di Font’a Ronco dell’Ordine di S. Stefano, seconda metà del sec. XVIII (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 265);
Pianta dimostrativa della Tenuta del Pozzo in Val di Chiana, fine del sec. XVIII (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 268);
Disegno della Facciata per la nuova Fattoria della Tenuta del Pozzo dalla parte dello Stradone che porta al Canal Maestro, desunto dalla Pianta al medesimo respettiva, ove vi è notato ancora la misura delle altezze dei piani e lo delle finestre e porta d’ingresso, inizi del sec. XIX (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 267);
Pianta della Colmata da farsi col Fiume Esse nella Tenuta del Pozzo, 1802 (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 157);
Piante, prospetti e vedute della fabbrica della nuova Fattoria del Pozzo con riduzione ed ampliamento di edifici antichi ubicati nelle vie del Filo e degli Olmi, Jacopo Gugliantini, 1806 (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 158/1-6);
Pianta della Tenuta addetta alla nuova Fattoria del Pozzo in Val di Chiana, Jacopo Gugliantini ingegnere, 1807 (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 266/1-2).

Fattoria di Tegoleto:
Poderi di Dorna a Uliveto, Dorna Rotta, S. Caterina e Granaio nella Fattoria di Tegoleto in Val di Chiana, seconda metà del sec. XVIII (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 84/1-3)
Pianta geometrica della Fabbrica e annessi posta nel Comune di Tegoleto Comunità di Civitella, 1808 (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 292);
Pianta dei Poderi della Tenuta del Tegoleto nella Val di Chiana, Jacopo Gugliantini, 1808 circa (ASF, Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 293/1-2).

Fattorie del territorio pisano – Badia San Savino:
Pianta di tutti i beni dell’Ill.ma, e Sacra Relig.ne de Cav.ri di S. Stef.no posti nella Tenuta di Mortaiolo e Prato e Terra lavorativa che gode l’Ill.ma Relig.ne nella Tenuta di Mortaiolo, Francesco Gaeta agrimensore, 1696-97 (ASP, Santo Stefano, n. 10);
Pianta del podere della Venerosa nel pop. di S. Donato a Montione della Badia di S. Savino, 1700 (ASP, Santo Stefano, n. 16);
Pianta di tutte le Prata delle Sedici dell’Ill.ma Sacra Religione di Santo Stefano P. e M. (…), Giovanni Domenico Rinaldi, 1714 (ASP, Santo Stefano, n. 6);
Terre nel Comune di Mortaiolo Log: D.o nel Faldo, anzi Nugola e Terre Pratate in Com: di Castell’Anselmo, Giovanni Domenico Rinaldi, 1725 (ASP, Santo Stefano, n. 7);
Terreni e Casa nel Com. ne di S. Donato a Montione, Bartolomeo Bonistalli, 1730 (ASP, Santo Stefano, n. 15);
Cabreo dei poderi, Pier Francesco Paoli, 1743 (ASP, Santo Stefano, n. 46);
Pianta dei Beni componenti già la Fattoria della Badia San Savino dell’Ordine di Santo Stefano allivellati a Diversi, Ranieri M. Dini, Francesco Antonio Giari, Giuseppe Gini, Giovanni Franceschi (ingegnere dell’Ordine) e Giovanni Domenico Riccetti (dell’Ufficio dei Fiumi e Fossi di Pisa), 1774-76 (ASP, Santo Stefano, n. 53);
Pianta delle praterie del Faldo della Fattoria della Badia S. Savino dell’Insigne Ordine di S. Stefano, poste nel Comune di Mortajolo, Potesteria di Cascinai, Giovanni Franceschi ingegnere, 1775 (ASF, Piante dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 399);
Libro di Piante dei Beni componenti l’alienata Fattoria della Badia a San Savino (…), Giovanni Caluri, 1791 (ASP, Santo Stefano, n. 49). Fattoria di Lavaiana:
[Pianta della fattoria di Lavaiana], 1624 (ASP, Santo Stefano, n. 37b);
Mappa del podere di Rigone o Corbinello e della presa La Girotta, Filippo Santini, 1732 (ASP, Santo Stefano, n. 29);
Fattoria della Vaiana, Francesco Betti, 1774-76 (ASP, Santo Stefano, n. 48).
Fattorie della Val d’Elsa e Val di Pesa. l Pino:
Pianta di Beni della Fattoria del Pino, diversi autori, fra cui Pietro Lucij da Vico “Agrimensore con Diploma”, Valeriano Carniani, Gaetano Del Re, Giovan Battista Montelatici, Francesco Renzi, Luca Antonio Billi, 1775-77 (ASP, Santo Stefano, n. 50).

Operatori

Ingegneri statali: Andrea Sandrini (fine XVI-inizio XVII secolo); Giuliano Ciaccheri (fine XVII secolo); Francesco Gaeta (1660-inizi XVIII secolo); Michele Gori? (1680 ca.); Giovanni Franchi (inizio XVIII secolo); Filippo Santini (inizio XVIII secolo); Giovanni Domenico Rinaldi (inizio XVIII secolo); Giovanni Caluri (fine XVIII-inizio XIX secolo); Luigi Orlandi (ingegnere, dal 1746); Giovanni Maria Veraci (ingegnere, in carica dal 1755 e fino al 1776 ca.); Giovanni Franceschi (aiuto ingegnere dal 1769); Jacopo Gugliantini (ingegnere, 1783-1808); Giuseppe Manetti (aiuto ingegnere dal 1802).
Agrimensori e periti locali: Giovan Battista Ruscelli, Niccolò Montomoli e Bartolomeo Bonistalli (tutti nel primo Settecento); Francesco Betti (1774-76); Pier Francesco Paoli (1743); Ranieri Maria Dini, Francesco Antonio Giari e Giuseppe Gini (tutti nel 1774-76); Pietro Lucii, Valeriano Carniani, Gaetano Del Re, Giovan Battista Montelatici, Francesco Renzi e Luca Antonio Billi (tutti nel 1775-77); Giovan Domenico Riccetti (seconda metà XVIII-inizi XIX secolo); Francesco Riccetti (inizi XIX secolo).

Rferimenti bibliografici e archivistici

Barsanti, 1984; Barsanti, 1987; Barsanti, a cura di, 1991; Barsanti, a cura di, 1997; Barsanti, Previti e Sbrilli, a cura di, 1989; Biagianti, 1990; Breschi et al., 1981; Pietro Leopoldo d’Asburgo Lorena, 1969, I; Giglia, 1997; Ginori Lisci, 1978; Ginori Lisci, 1985; Guarducci, 2002; Guarducci e Rombai, 1999; Orefice, 1982; Rombai, 1997a; Rombai, 1997b; Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987. La documentazione utilizzata è conservata nei ricchissimi fondi dell’ASF (Scrittoio delle RR. Possessioni e Piante topografiche dello Scrittoio delle RR. Possessioni) e dell’ASP (Ordine di Santo Stefano).

Anna Guarducci (Siena)


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