Spannocchi, Tiburzio

Tiburzio Spannocchi
N. Siena 18 ottobre 1541
M. Madrid 4 febbraio 1606

Relazioni di parentela:

Ente/istituzione di appartenenza:
Qualifica:

Biografia:
Tiburzio Spannocchi nacque a Siena il 18 ottobre del 1541 da Bianca di Daddo Nicoluccio e da Luca, discendente da una nobile famiglia, il cui capostipite, Ambrogio di Ser Mino da Spannocchia, era vissuto a metà del Trecento. Morì a Madrid il 4 febbraio 1606

Produzione scientifica:
Al seguito di Marcantonio Colonna, Generale delle Armate Pontificie, si distinse nella lotta contro i Turchi, prendendo parte alla battaglia di Lepanto, che riaffermò il ruolo dominante della Spagna nel Mediterraneo palesando, al tempo stesso, la posizione strategica della Sicilia, “primo baluardo dell’Europa, frontiera di Africa, Asia, piazza d’armi delle forze marittime e cattoliche”, di fondamentale importanza anche per la sua produzione granaria che copriva gran parte del fabbisogno del Mediterraneo polarizzando nei suoi caricatori le flotte mercantili catalane, ragusee e nordiche.
Nel 1577 Tiburzio Spannocchi fu incaricato dallo stesso Colonna, divenuto intanto Vicerè di Sicilia, di compiere ricognizioni lungo le coste siciliane al fine di valutarne il sistema difensivo ed individuarne eventuali punti deboli per elaborare un piano organico di difesa dell’Isola. La sua “Descripcion de las Marinas de todo el Rejno de Sicilia” fu molto apprezzata dal sovrano spagnolo, tanto che nel 1580 fu inviato dal Vicerè in Spagna, dove fu esaminato dal Consigliere D.Francisco de Ibarra, che pur rilevandone la scarsa esperienza nei campi di battaglia, lo dichiarò “abilissimo artista, molto competente nell’arte fortificatoria e tale da offrire garanzie di fedeltà” offrendogli di entrare al servizio del Re.
In Spagna Tiburzio Spannocchi si occupò di ripristinare le fortificazioni di Fuerteventura, al confine tra Francia e Spagna. Attese poi alla ristrutturazione delle strutture difensive di Fuenterrabia. Nel 1581 elaborò i piani per la realizzazione dei forti sullo Stretto di Magellano con le istruzioni per edificarli . Intanto si profilava per la Spagna la conquista del Portogallo, il cui pretendente al trono si era rifugiato nelle isole Azorre, dove nel 1583 Spannocchi fu inviato al seguito del marchese di Santacroce, che lo aveva conosciuto a Lepanto. Nel 1584 elaborò un piano di fortificazione dell’isola Terceira, occupata durante la spedizione.
Tornato a Madrid fu incaricato, in quello stesso anno, di disegnare per la Corte le planimetrie di Aranjuez e dell’Escoril.
Il suo parere fu sentito anche in merito alle fortificazioni americane. Nel 1588 approvò il progetto elaborato da Antonelli per la fortificazione del Caribe ed elaborò piani per la fortezza del Morro a l’Avana e per il forte della Punta del Judìo a Cartagena del Indias. Fu poi inviato a Pamplona per la costruzione della cittadella, secondo il progetto elaborato precedentemente dal Fratin, presentando nel 1589 il resoconto del suo intervento; le sue lamentele per lo scarso apprezzamento del suo lavoro gli fruttarono un aumento dello stipendio e la nomina a “Gentiluomo di Casa Reale”.
Il suo prestigio intanto cresceva anche per la morte di altri ingegneri che avevano lavorato per la corona, come Antonelli e Palearo.
A seguito degli assalti della flotta inglese di Drake, fu incaricato di ispezionare Vigo e la Coruña. Nel 1590 fu chiamato a Lisbona dove compì dei sopraluoghi e realizzò i disegni per la creazione di un forte alla foce del Tago per fermare l’ingresso di nemici. Per Cadice, saccheggiata nel 1596 dagli Anglo-Olandesi, elaborò i progetti per nuove strutture difensive, affidandone l’esecuzione al Rojas. Lavorò anche alle opere di fortificazione in Aragona, specie a Saragozza e nelle valli dei Pirenei. Elaborò il progetto della cittadella di San Pedro in Jaca a schema pentagonale, comune nella seconda metà del 500 e perfezionò con due suoi allievi, Ambrogio Urbin e Girolamo de Soto, le difese della cittadella moresca di Aljaferia, usata come palazzo reale, che si voleva trasformare in sede del Tribunale della Inquisizione .
Tra il 1594-98 fu incaricato delle fortificazioni lungo il golfo di Biscaglia, che essendo assai articolato si prestava agli sbarchi nemici. Visitò Fuenterrabia e la Guipuzcoa, progettandone le difese ed affidandone l’esecuzione al de Soto.
Con il sostegno del duca di Lerma, per il quale aveva progettato una casa a Valladolid poi non realizzata, il 15 aprile del 1601 fu nominato “Ingeniero Major de los Reinos de España” acquisendo competenza su tutte le opere di fortificazione. In questa veste, alla vigilia dell’azione dell’Armada contro l’Inghilterra, pronunciò un discorso, il cui testo è conservato presso la Biblioteca Nazionale di Madrid, nel quale esaminava gli elementi favorevoli alla Spagna, ma anche le potenzialità nemiche, indicando i luoghi dei probabili attacchi. Fu poi inviato nella valle del Guadalquivir per progettare strutture atte ad arginare i frequenti disordini della popolazione di origine moresca; scrisse, inoltre, un trattato sulla difesa di Siviglia dalle inondazioni del Guadalquivir.
Nel 1602 andò alle Baleari per perfezionarne le difese e l’anno seguente, recatosi a Cadice per il rafforzamento della cinta muraria, costruì mulini azionati dalle onde per cui aveva avuto il “privilegio d’invenzione” .
Nel 1605, come si evince da una lettera di Filippo III al Governatore del Brasile Diego Botelho, fu incaricato di studiare le difese di Salvador e di Recife. La sua presenza era così importante che nello stesso anno gli fu negato il congedo di alcuni mesi per tornare in Italia a rendere omaggio al Papa Paolo V, suo parente.
Tra i suoi meriti ci fu quello di aver formato Cristobal de Tojas, Leonardo Turriano, Geronimo Soto ed altri, grazie al suo insegnamento presso l’Accademia di matematica, fondata da Filippo II.

Della sua produzione resta solo una piccola parte; la sua raccolta di piante e di progetti di fortificazioni, elaborata su incarico del sovrano per il “Deposito topografico dei piani delle fortezze”, andò probabilmente dispersa durante la guerra di Successione.
Al di là dei rilievi relativi al Castello di San Pedro in Jaca e della Alijaferia di Saragozza, la sua opera più significativa giunta a noi resta la “Descripción de las Marinas de todo el Reino de Sicilia”, un manoscritto conservato presso la Biblioteca Nazionale di Madrid con il numero 788. Si compone di 101 fogli di mm.345 x 240, tranne i ff.19-20 e 22, che misurano mm 605 x 470 e 345 x 285.
Si tratta di un’opera redatta in parte in lingua italiana e in parte in Spagnolo, avviata probabilmente sotto Filippo II, come suggerisce lo scudo colorato sul frontespizio, e completata intorno al 1596 sotto Filippo III, cui è dedicata. Sintetiche le pagine in lingua spagnola, contenenti la dedica ed una descrizione delle peculiarità della Sicilia e delle sue difese, compilate forse in un secondo momento, quando già lo Spannocchi si trovava in Spagna; analitica la parte in Italiano, che esamina capillarmente le peculiarità e i sistemi di controllo dei diversi territori costieri. Lo spazio litoraneo siciliano, descritto nelle sue peculiarità morfologiche e produttive, viene percepito dallo Spannocchi come una frontiera unica da tutelare con un organico sistema difensivo, articolato sulle strutture esistenti e su altre da creare ove necessario.
Il manoscritto, oltre alla dedica al sovrano, comprende quattro capitoli relativi alla descrizione della Sicilia e delle sue risorse economiche; alle cause che hanno motivato l’indagine e ai risultati raggiunti; ai sistemi di controllo in atto e a quelli progettati e, infine, al costo dei materiali, ai pesi, alle misure e alle monete in uso in Sicilia. Segue poi una tavola sinottica in lingua spagnola che offre, per le singole marine, indicazioni sul carico demografico, sui limiti territoriali, sulla consistenza delle strutture difensive esistenti e delle milizie pubbliche e private poste a loro tutela e, infine, sui siti ove erigere nuove torri con i relativi costi.
Imponente l’apparato iconografico, volto ad illustrare al sovrano lontano le peculiarità del territorio costiero dell’isola di Sicilia, che per la sua posizione, si rivelava strategica nella lotta contro gli assalti barbareschi e per le sue risorse economiche andava difesa ad ogni costo. La prima tavola acquerellata (605 mm x 470 mm) riproduce l’intera Isola; è costruita con il Nord in alto ed ha una scala di riduzione di 50 miglia. Presenta molti elementi riconducibili alla cartografia nautica, dalle rose dei venti ai rombi che da esse si diramano, dalla attenzione riservata alla delineazione delle peculiarità della cimosa costiera (porti, approdi, foci fluviali) alla modestia delle indicazioni relative all’entroterra, limitate ai fatti geografici più significativi, ed infine ai toponimi inseriti perpendicolarmente alla linea di riva, sì da consentire di leggere la carta ruotandola. Seguono 60 rilievi acquerellati di grande suggestione ed elaborati con tecnica iconografica differente: per i centri urbani più importanti planimetrie redatte su un piano perpendicolare all’osservatore; per il profilo costiero semplici rilievi con le peculiarità morfologiche e vedute a volo d’uccello dei centri abitati. Sui vivagni, inoltre, 79 piccoli schizzi riproducono la sagoma delle torri e dei castelli esistenti lungo i litorali. Un apparato iconografico composito, dunque, che può essere considerato il primo atlante manoscritto della Sicilia.

Produzione di cartografia manoscritta:

Produzione di cartografia a stampa:

Fonti d’archivio:

Bibliografia:
Biblioteca Nazionale di Madrid, Ms 788
Biblioteca Nazionale di Madrid, Ms 2355, f.67, Muerte del Principe Emanuel Filiberto de Sabota, Virrey de Sicilia y principe de la Mar. Relacion de su entierro y honras .1624
Biblioteca Nazionale di Madrid, Ms 979, Discorso al Re Catt. Per l’impressa d’Inghilterra. Del Cavalier fra Tiburio Spannocchi.
Archivio Generale di Simancas, M.P. y D. XXXVIII-92
Archivio Generale di Simancas, Guerra Antigua, l.171,f.147.
Archivio Generale di Simancas, M.P.y D.V-85
Archivio Generale di Simancas,Mar y Tierra, l.597, año 1602.
Biblioteca Centrale Militare di Madrid, Collección Aparici, t.I,III, V,VI,VII,IX.

MOSQUERA DE FIGUEROA C.,Commentario en breve compendio de disciplina militar, en que se scrive la jornada de las islas de los Açores. En Madrid, año 1596, f.70-71.
Parecer que dio el Comendador Tiburio Spanoqui Cavallero del Abito de San Juan, ingeniero mayor de su Magestad y Gentilhombre de su Casa. A la muy noble y muy leal Ciudad de Sevilla, sobre los Reparos que convienen para la inundación del Rio Guadalquivir. Impreso en Se villa en Casa de Francisco Pérez. Año de 1604.
DELLA VALLE G., Lettere Sanesi del padre maestro, vol.III. Roma,1786, pp.395-396)
MAGGIOROTTI L.A., L’opera del genio italiano all’estero. Gli architetti militari. Vol.III. Roma, Libreria dello Stato, 1939.
DEL ARCO A., La ciudadela de Jaca. “Archivio Español de Arte”, 1945, pp.277-29
GARCIA MERCADAL J., Viajes de extranjeros por Espana y Portugal, vol.I. Madrid, 1952,p.1469.
CERVERA VERA L., El consunto palacial de la Villa de Lerma. Valencia, 1969, p.60
FERNANDEZ CANO V., Las defensas de Cadiz en la Edad Moderna. Sevilla, 1973
LLAGUNO E., Noticias de los arquitectos y arquitectura de Espana.,1977, tomo III, p.85-266
POLTO C., La Sicilia di Tiburzio Spannocchi. Una cartografia per la conoscenza e il dominio del territorio. Firenze, I.G.M., 2001.

Rimandi ad altre schede:

Autore della scheda: Corradina Polto


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