Ufficio dei Fiumi e Fossi di Grosseto (Granducato di Toscana)

L’istituzione ha assunto nel corso del tempo le seguenti denominazioni:

Uffizio Patrio de’ fossi (1581-1767)

Ufficio dei fossi e coltivazioni di Grosseto (1767-1825)

Dopo l’annessione al Ducato di Toscana dello Stato senese, nel 1592 Ferdinando I «considerando quanto necessario sia provvedere al miglioramento dell’aere di Grosseto, di Castiglion della Pescaia, d’Istia, di Batignano, di Montepescali, di Giuncarico e di tutte le pianure e territori di detti luoghi», estende al territorio grossetano i provvedimenti e le normative vigenti per Pisa e il suo contado, emanati nel 1547 e resi operanti con la Provvisione, et ordini concernenti la jurisditione, et obligho delli Ufitiali de’ fiumi, et loro ministri del 1581. Crea a tal scopo l’Uffizio Patrio de’ fossi, dotato di proprie entrate e composto dai principali funzionari di governo di Grosseto: il Cancelliere, il Capo-Priore, il Capitano di Giustizia, il Governatore del presidio, il Provveditore della Fortezza, l’Operaio della Cattedrale a cui affianca un massaro (ASF, Finanze, 1013). Compito specifico del nuovo ufficio è quello di vigilare sulla situazione idrografica, sull’andamento dei lavori intrapresi per la sistemazione delle vie d’acqua e per l’incremento delle coltivazioni. Il magistrato ha potere di controllo sulle attività dei privati, come di tutti i soggetti pubblici operanti nelle zone di sua competenze, e deve accertare che non si occupino con coltivazioni i terreni limitrofi ai fossi e ai fiumi, chiaramente elencati nella legge istitutiva.
Riformato nel 1621 per sveltire le procedure burocratiche, l’Uffizio esegue una serie di importanti lavori di sistemazione del corso della Bruna (1622) e di regolamentazione del deflusso del lago di Castiglione (1629); nel 1637, contemporaneamente all’inizio dei lavori di arginatura del fiume Ombrone, segue gli studi per la bonifica del padule. Diminuita nel tempo la sua importanza, nel 1694, l’ufficio, sino a quel momento autonomo, è sottoposto per il periodo di tempo che precede le riforme leopoldine all’autorità dei Quattro Conservatori di Siena (ASF, Finanze, 1013), mentre nel 1716 vengono ribadite le provvisioni e ordini, risalenti al 1581.
La progressiva decadenza di questa magistratura prosegue per quasi tutta la prima metà del Settecento, di pari passo con il deterioramento delle opere di bonifica già effettuate e delle infrastrutture da poco realizzate, come il nuovo Canale navigante. Per mettere fine a questo stato di cose, il 26 ottobre 1741, la Reggenza del nuovo governo lorenese, rende un’altra volta autonomo l’ente, investendolo di più ampie incombenze e poteri decisionali, pur mantenendo la prerogativa di nominarne la dirigenza con cariche che affida ai maggiori proprietari maremmani, scelti per la conoscenza dei problemi del territorio; una soluzione questa che, a causa degli scontri di competenze con il Capitano di Giustizia di Grosseto, ne blocca il funzionamento sino a quando, nel 1748, il Magistrato dei fossi è reso completamente indipendente e la sua attività assicurata dall’aumento delle entrate provenienti dagli affitti delle bandite e dai proventi derivanti dalle produzioni dei pascoli (ASF, Finanze, 689).
L’istituzione della Provincia Inferiore di Grosseto, avvenuta nel 1766, nell’ambito delle grandi riforme avviate dal granduca Pietro Leopoldo, causa nuove trasformazioni all’interno dell’ufficio, che acquista prerogative politico-amministrative e giudiziarie; ciò avviene con l’emanazione del “Regolamento Generale” del 21 ottobre 1767, con cui si sopprime il cinquecentesco Uffizio Patrio e si istituisce il nuovo Ufficio dei fossi e coltivazioni di Grosseto, presieduto da un commissario, a cui spetta la nomina del personale dipendente, fra cui compaiono un ingegnere, uno stimatore e un caporale dei lavori. Da questo momento cambiano anche le sue funzioni, e l’Ufficio, oltre che incombenze di carattere tecnico, assume anche quelle di un organismo amministrativo, politico e giudiziario. La cattiva conduzione porta comunque nel 1778 ad un nuovo ridimensionamento di competenze, che si limitano ora alla sola gestione delle operazioni di alienazione e al livellazione dei beni comunicativi, situazione che viene sanata tre anni dopo con la nomina del matematico Pietro Ferroni alla direzione dei lavori di bonifica, quando l’ufficio viene reintegrato nella gestione del sistema idraulico maremmano. Soppresso nel 1808 dalla nuova amministrazione francese, le sue funzioni sono sostenute in genere dalla prefettura del Dipartimento d’Ombrone e, solo per affari marginali, dalla sottoprefettura di Grosseto.
Ricostituito nel 1814, l’Ufficio avvia una serie di lavori di restaurazione di strade e argini sino al 1825, quando l’istituzione del Corpo degli ingegneri di acque e strade e l’abolizione dell’Ufficio generale delle Comunità porta al passaggio delle sue prerogative e mansioni alla Camera di Soprintendenza Comunitativa (1825-1848) e all’Ingegnere ispettore di compartimento (1825-1874, al quale è demandato il compito di ispezione e di amministrazione dei corsi d’acque e strade e il cui fondo documentario, conservato nell’ASGr, è organizzato in due Serie: Ispezione di acque e strade (1825-1865) e Amministrazione dei corsi d’acqua (1834-1874).
La formazione nel 1828 della Commissione idraulica-economica per la fisica riduzione della Maremma, formata da un direttore, un ministro economico e da un architetto idraulico, porta l’anno successivo alla costituzione dell’Ufficio di bonificamento delle Maremme (1829-1871), che deve rispondere alle necessità relative ai diversi impegni dello stato nel portare a termine la bonifica e che è direttamente dipendente dal granduca (Bandi Toscani, XXXV, LXIV).
Successivamente all’Unità d’Italia, le prerogative e i compiti dell’Ufficio di bonificamento passano all’Ufficio del Genio Civile di Grosseto (1860-1890), il cui archivio conserva perizie di lavori, rapporti e progetti, piani di livellazione, terreni di colmate, rapporti di bonificazione, ecc.

Produzione cartografica

Andata distrutta la documentazione anteriore al 1765, probabilmente a causa della piena del fiume Ombrone del 1944, si conservano presso l’ASGr le carte relative ai due periodi 1764-1808 e 1814-1875; particolarmente interessanti risultano essere i documenti relativi ai Lavori stradali, idraulici, rurali ai fabbricati (1786-1793 e 1816-1825) e all’Alienazione dei Beni demaniali per vendite, livelli, concessioni alle comunità, ospedali e opere pie (1765-1808). Sono invece da rintracciare nel fondo del Dipartimento d’Ombrone le carte attinenti agli anni 1808-1814, da integrare con quelle giacenti negli ANP e, in particolare, nella Serie F, Administration Générale de la France: F2 Administration Départementale f. 864 (Ombrone 1793-1814), F13 Bâtiments Civils, ff. 1566,1636, F14 Travaux Publics, ff. 1911-1012.
La cartografia prodotta dall’Ufficio dei fossi e coltivazioni, conservata a Grosseto non è completa, dato che una parte può essere rintracciata presso gli archivi di Siena e di Firenze; d’altra parte la produzione geocartografica di questo ente è legata strettamente alla politica d’interventi sul territorio maremmano portata avanti dal governo lorenese fra la seconda metà del Settecento e i primi decenni dell’Ottocento. Risalgono infatti a questo periodo la maggior parte delle 307 carte manoscritte che compongono il fondo e che possono essere suddivise per grandi temi:
a) bonifiche e sistemazioni dei corsi d’acqua, fiumi e fossi;
b) acquedotti e fontane;
c) strade e ponti;
d) insediamenti abitati;
e) organizzazione agricola;
f) tenute, poderi, pascoli, boschi, bandite, dogane;
g) edifici agricoli, mulini, frantoi, fornaci, saline, cave, miniere, cimiteri, ecc.;
h) confinazioni.
La parte più significativa del materiale (104 carte) è relativa alla consistenza delle tenute, dei pascoli, delle bandite e delle dogane, ed è realizzato per documentare la consistenza dei singoli beni e i passaggi di proprietà, come nel caso della Pianta geometrica della Dogana di Gello di Giovanni Sebastiano Flosi del 1787, in cui è messa in evidenza l’orografia e la topografia della zona (ASGr, Ufficio dei fossi e coltivazioni di Grosseto, f. 587). Non meno significativa la cartografia inerente la sistemazione dei corsi d’acqua: molti documenti grafici riguardano interventi da effettuarsi nel letto dei fiumi, come nel caso del Progetto di prolungamento del dentello del Fiume Ombrone in località Steccaia, che comprende cinque disegni redatti da Pietro Ferroni nel 1787 (Id., f. 20). Grande attenzione è riservata ovviamente alle bonifiche, in particolare ai lavori idraulici che hanno interessato la zona del padule di Castiglione della Pescaia e il fiume Ombrone (55 carte): sono redatte fra il 1820 e il 1821 da Giacomo Passerini la Topografia del Padule di Castiglione, sue gronde e sbocco de rispettivi influenti, per illustrare il progetto di riduzione del padule stesso (Id., f. 552), e il Profilo di livellazione della soglia della Cateratta del Fiume Ombrone alla fine del suo Argine di S. Maria (Id., f. 555). Attenzione è posta anche nei riguardi delle controversie di confinazioni (35 carte), della gestione delle strade e dei ponti (37 carte) o delle caratteristiche ed organizzazione del paesaggio agrario (10 carte). Fra la documentazione cartografica relativa alla rete stradale, si possono rammentare la Pianta dimostrativa di alcuni andamenti che potrebbero tenersi in continovazione della nuova strada della Montagna di Santa Fiora di Giovanni Massaini del 1795 (Id., f. 31), la Pianta dimostrativa dell’andamento della nuova Strada dal Vado di Piantina nel Fiume Ombrone all’Osteria de’ Cannicci nella via Consolare Grosetana di Giovanni Massaini del 1806 (Id., f. 60), il progetto in sei tavole relativo alla realizzazione del Terzo tronco della Strada regia da Grosseto a Orbetello di Giovanni Passerini del 1819 (Id., f. 546), o ancora la Pianta della seconda porzione della strada nuova da Castel del Piano alla Fonte di Seggiano di Antonio Lapi del 1820 (Id., f.. 551).

Operatori

Oltre ai già ricordati Giovanni Sebastiano Flosi, Pietro Ferroni, Giacomo e Giovanni Passerini, Giovanni Massaini e Antonio Lapi, c’è da segnalare che – nella seconda parte del Settecento – alle dipendenze dell’ente lavorano, continuativamente, ma più spesso saltuariamente, per ragioni di salute legate alle difficili condizioni climatiche e sanitarie della zona, molti ingegneri; fra di essi il ben noto matematico Leonardo Ximenes, Giuseppe Montucci, senese, impiegato nel 1758 con l’ingegnere Giovanni Maria Veraci nella misurazione di profili dei canali, fossi e argini dell’area maremmana, Dionisio Mazzuoli, Giuseppe Tommi, Donato Maria Fini, impiegato quest’ultimo nell’Ufficio dal 1767 al 1768 e autore della Pianta dei Fossi Molla e Molletta (1769). Da segnalare inoltre l’attività del tenente Giambattista Boldrini, nel novembre 1768 nominato ingegnere della “Deputazione sopra gli scoli da farsi alle acque stagnanti in diversi luoghi della Provincia Inferiore”, che l’anno successivo chiede di poter far parte dell’Uffizio dei Fossi al posto del Fini, incarico a cui ritorna dal 1 settembre 1782, e di due aiuti che lo affiancano, Giambattista Giudici nel 1773 e Stefano Diletti nel 1786. Sono utilizzati anche tecnici appartenenti ad altre amministrazioni come Giovanni Grazzini e Filippo Grobert, stipendiati dallo Scrittoio delle Regie Fabbriche, Giuseppe Salvetti, ingegnere capo dell’Archivio delle decime, nel 1775 destinato a far parte di una Commissione incaricata di eseguire una visita idraulica della Maremma, Giovanni Spadini dello stesso ufficio, Giovanni Franceschi, che alterna i soggiorni in Maremma con i suoi impegni lavorativi per la Religione di S. Stefano in Valdichiana, Antonio Capretti, ingegnere delle Regie Possessioni, la cui attività è documentata dal 1779, che redige la Relazione e pianta dell’acquedotto di Pitigliano (1783), e Alessandro Nini, che svolge la sua attività di ingegnere a Siena. Fra gli autori delle carte vi sono anche gli agrimensori Lorenzo Razzi, Giovanni Bucci, Domenico Gualtieri, Girolamo Lorenzoni, Filippo Serafini e il perito Giuseppe Sozzoboni.
Nell’Ottocento, oltre al più conosciuto Alessandro Manetti, sono attivi nell’ambito della magistratura grossetana i già ricordati ingegneri Giovanni Massaini, Antonio Lapi, Giacomo Passerini, e finalmente Tommaso Pasquinelli: spesso affiancati da altri, che lavorano per conto dell’Ufficio come collaboratori esterni.

Riferimenti bibliografici e archivistici

Barsanti, 1992; Bueti, 1991; Guida generale degli Archivi di Stato Italiani, 1983, vol. II; Peroni, 1936; Petroni, 1967; Pierazzi, 1871; Prunai, 1951; ASGr, Rendite dell’Uffizio dei Fossi di Grosseto, 1865; ASF, Finanze; ASGr, Ufficio dei fossi e coltivazioni di Grosseto; ASGr, Dipartimento d’Ombrone; ANP, F, Administration Générale de la France: F2, Administration Départementale f. 864 (Ombrone 1793-1814), F13, Bâtiments Civils, ff. 1566,1636, F14, Travaux Publics, ff. 1911-1012.

Gabriella Orefice (Siena)


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /home/mhd-01/www.disci.eu/htdocs/wp-includes/functions.php on line 345

Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /home/mhd-01/www.disci.eu/htdocs/wp-includes/functions.php on line 345